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Ti devono la vita e una scatola di fiammiferi e vogliono pagarti una scatola di fiammiferi, perchè non vogliono doverti una scatola di fiammiferi” (Cit.).

Cari Lettori, riprendendo una riflessione del giornalista Romano Battaglia, trascorriamo il tempo a nostra disposizione sperando in un domani diverso che, di fatto, non verrà mai. Cerchiamo di accaparrarci denaro e beni materiali con l’effimera convinzione che, un giorno, tutte queste “ricchezze” serviranno per dare un senso alle nostre fatiche. Ecco, in questo modo lasciamo passare i giorni con la speranza che, tutto ciò, diventi verità. Ma la verità è nel nostro presente e noi non ci accorgiamo di tutti quegli attimi che, da soli,  valgono un’intera esistenza, per tutto quello che rappresentano e costituiscono.

La probabile verità è che, l’essere umano, non riesce a stare solo con sé stesso.

Ha timore di guardare dentro di sé e preferisce ignorarsi. Per questo va in giro, sempre proteso all’esterno per non affrontare seriamente i problemi.

Questo “viaggio” è collegato con la sua stessa struttura che, alle estremità, non ha radici ma “piedi”.

E i piedi servono per camminare, “andare”.

Il viaggio è importante se si parte con tutto sé stesso e portandosi, dentro, i valori che si sono ereditati, al fine di capirli, conquistarli e, infine, possederli.

E allora, cari Lettori, ma cos’è che fa crescere, veramente, l’Economia di una Nazione e il Valore di un Popolo? Come mai la ripresa congiunturale, auspicata e vaticinata, si poggia su basi così instabili e, lo spettro della recessione permanente, è sempre un passo avanti ai nostri sogni, alle nostre aspirazioni e alle nostre speranze?

Si impone un “sorridente equilibrio” dell’Animo.

A ben guardare siamo in un mondo globale nel quale, però, per vivere non dobbiamo affidarci al caos dell’indistinto ma alla riscoperta dei valori fondanti della nostra civiltà, che serviranno come bussola orientativa

Il Filosofo Giovanni Reale, qualche anno fa, ha intitolato un suo libro di saggi, “Valori dimenticati dell’Occidente”.

Valori dimenticati, non perduti, perché i valori sono eterni e non fuggono, non si perdono.

Valori essenziali nella Società umana, dall’amore all’esistenza dell’anima, al sacro alla verità al senso dell’eterno.

Alcuni esperti sostengono che l’attuale tendenza depressiva non si inverte per tanti motivi, il primo dei quali dettato dall’ingordigia di chi siede al gotha del malaffare personale e intersoggettivo e vuole aumentare il dislivello e la sperequazione sociale senza (scioccamente) rendersi conto dell’inutilità del creare un’isola di ricchezza circondata da un oceano di povertà.

Lo psichiatra, psicoanalista tedesco Otto Kernberg diagnostica la gravità di un disturbo mentale analizzando (relativamente alla “salute” dell’Io) la capacità di un corretto esame di realtà.

Il modello applicato dal capitalismo contemporaneo, si muove in ambiti piuttosto “bizzarri”: si aumenta la capacità fittizia di spesa (inducendo a creare debito), per appiattire su un’unica linea quello che, una volta, era lo spartiacque fra classe medio borghese e proletariato.

Due elementi sociali che, ad un’analisi Freudiana, sarebbero sembrati come i due elementi contrapposti del “dualismo pulsionale” che, di fatto (con i suoi indici conflittuali di attrazione e repulsione) realizzano quell’insieme di entropia ed entalpia chiamata “VITA”.

Secondo questa direttiva macroeconomica, gli indici di ripresa (che rappresentano il cosiddetto PIL), sono basati non già sulla capacità di presentare prodotti e servizi sociali utili al miglioramento della qualità della vita ma, semmai, sui consumi di un popolo che, “a mente spenta” (o, meglio, spinta dai meccanismi di difesa di identificazione proiettiva, negazione, scissione, annullamento retroattivo, idealizzazione, formazione reattiva e, chi più ne ha, più ne metta…) viene indotto a comprare effimero e superfluo, anche quando la congiuntura dovrebbe spingere ad una più oculata gestione delle proprie risorse

Un qualunque scienziato incline a studiare i fenomeni della Natura, potrebbe spiegarci che, i sistemi privi di soluzione ai problemi, tendono all’estinzione.

Ci deve essere un motivo quindi, se, ancora oggi, per il genere umano si mantengono in piedi modelli che impediscono il determinarsi di un vero cambiamento. Di pensiero e di azione.

Intanto, da una parte, gli Amministratori Delegati (che ora si chiamano “CEO”) delle Multinazionali sono condizionati da politiche meramente (e infantilmente) speculative, da un’altra parte non c’è una figura rappresentativa in grado di “guidare” verso soluzioni costruttive.

Esistono, è vero, diversi designati allo studio di soluzioni per le crisi ma, purtroppo, costoro, non intendono procedere verso un Mondo nuovo perché “comandati” al disbrigo di pratiche che mantengano lo status quo, impoverendo quanto basta per togliere velleità di sviluppo ma non al punto da elidere qualsiasi capacità di spesa (basta dare un’occhiata alla tremenda e ingiustificata speculazione che riguarda le materie prime necessarie alla produzione di energia)…

…mortificando la condotta del cosiddetto “buon padre di famiglia”.

Urge riprendere in mano il timone della nave della civiltà, evitandone il naufragio.

Come abbiamo potuto osservare nel precedente editoriale, spesso nei miti  il tema portante del racconto è legato allo sforzo della Ricerca. Tutte le tradizioni fanno allusione ad un Valore “smarrito”.

Odisseo cerca il ritorno ad Itaca. Eracle affronta le 12 prove per ritrovare la purezza perduta. I cavalieri della Tavola Rotonda sono alla ricerca del Graal.

Ma il “viaggio” più famoso e intrigante sembrerebbe essere quello degli “Argonauti”, condotti da Giasone, a bordo di “Argo”, alla conquista del Vello d’oro, che non è solo una pelle d’ariete dorato ma, si dice, abbia il potere di curare ogni ferita.

Argo, significa “vaso bianco, splendente”. Quindi essendo, il bianco, simbolo di purezza, dovrebbero essere condotti verso la purificazione.

Lo scopo simbolico dell’impresa sarebbe, dunque, la ricerca della forza dello spirito e della purezza.

Il vello d’oro è sospeso ad un albero, simbolo di vita, e conservato da un drago, simbolo di forze telluriche

A ben guardare, la ricerca degli Argonauti è anche la nostra, con tutti i suoi risvolti “perversi”.

Per Giasone la conquista del vello d’oro è davvero qualcosa di spiritualmente o soltanto una condizione da soddisfare per poter accedere al trono?

“La notte non è mai così nera come prima dell’alba ma, poi, il sorgere del sole cancella le tenebre. Sappiamo che c’è la luce perché c’è il buio, che c’è la gioia perché c’è il dolore; che c’è la pace perché c’è la guerra e dobbiamo sapere che, la vita, vive di questi contrasti.” (Romano Battaglia)

L’obiettivo dell’Essere Umano, precario nel labirinto della vita, è tutto sommato, quello della ricerca della immortalità, anche se sa che non sarà possibile.

Tuttavia, non rinuncia a questo sogno ossessivo: di conseguenza ciascuno di noi farebbe meglio a utilizzare l’occasione di vivere che ci è stata concessa per scoprire i misteri, insiti in noi, che ci consentono una civile e proficua convivenza come cura della fragilità della esistenza e per, in tale orizzonte, individuare un senso di fratellanza e amore.

Renzo Piano, uno degli architetti più grandi del nostro tempo, ha detto che per l’architettura “la nuova frontiera sono gli ospedali. Siamo di fronte ad una svolta, bisogna saper cogliere lo spirito dei tempi”.

Egli parte dalla Grecia per costruire spazi dove restituire una dimensione umana alla cura. Dalla Grecia perché in questa nazione risiedono le radici della democrazia. Si è intuito, afferma Renzo Piano, “che bisognava rimettere al centro della cura l’umanità. Negli ultimi settant’anni gli ospedali hanno perso il contatto con le persone, sono diventati fredde macchine per guarire, anche quando sono centri di eccellenza”.

Man mano che scopriamo il recinto della nostra Libertà, spesso quello che facciamo è subire o, nella migliore delle ipotesi, reagire. Reagiamo a quello che ci capita, che leggiamo, che vediamo alla TV, a quello che ci viene detto. Però, restando condizionati da modelli culturali e sociali prestabiliti, finiamo per reagire in maniera stereotipata.

Aggiungendo lo stress e il tedio del quotidiano, non abbiamo il tempo di fare altro.

C’è, all’apparenza, una strada già tracciata e procediamo per quella. Senza rifletterci troppo.

E allora, forse, questa è la Verità…

Siamo una generazione di passaggio, a cui è stata tolta la possibilità di “sentire” fra le mani, le redini della propria vita: non possiamo più considerarci novelli cowboy, in un immaginario West da conquistare…

Sostanzialmente, possiamo ipotizzarci in una sorta di epoca di mezzo, dopo coloro che hanno “sognato” possibili realtà e quelli che potranno godersi i panorami vagheggiati dagli antenati.

Siamo, in sostanza, all’interno dei dedali che ci porteranno verso il trionfo dell’uscita. Però, non riuscendo a vedere orizzonti (perchè immersi nel labirinto), siamo in grado di procedere senza spegnerci nel mentre, solo a condizione di riconoscerci un valore simile a quello delle scale mobili, senza le quali non si passa dal sottoscala all’attico con vista panoramica.

Bisognerebbe, quindi, “colorarsi” il tempo da vivere, con attenzione, ogni momento. Ci si dovrebbe, ad esempio, esercitare ad agire per nuove prospettive, più che a reagire in maniera poco produttiva.

Ad esempio, un ostacolo si frappone fra noi e il nostro obiettivo?

Meglio individuare un correttivo alla strategia che imprecare e affannarsi sempre sulle stesse modalità operative! Bisogna, allora, avere il coraggio di cambiare modo di pensare e di agire e, nel contempo, restare “sulle barricate” solo per il tempo necessario a dare un contributo significativo. E poi, scendere, per lasciare il posto ad altri, più freschi e motivati.

E se non ci fossero luci che si spengono, le luci che si accendono, non illuminerebbero” (Cit.).

La vita, in fondo, ci costringe a muoverci su un fronte globale, senza radicamenti (perché tutto cambia, in continuazione) e senza oasi protette. È vero, alcuni si arroccano in rigide corporazioni (che sono diverse dalle lobby, le quali rappresentano gruppi di pressione che servono a generare un utile speculativo) che costituiscono la base per la stagnazione in cui tutto si muove (e, apparentemente, cambia) per restare sempre uguale…

Però alla fine, la Natura ci insegna che un fiume, qualunque ostacolo incontri, trova sempre la strada per andare ad abbracciare colui che è, al tempo stesso, Madre e Padre: il Mare.

“Il bambino è come un biliardo. Quest’ultimo è fatto perchè una biglia ne colpisca un’altra che, a sua volta, rimbalza e finisce sui birilli  o in buca. Il biliardo non le permette altro perchè è come se avesse, dentro (senza accorgersene), tutte le variazioni, le combinazioni, le angolazioni le traiettorie teoriche possibili. Il biliardo è nato perchè niente di incalcolabile gli rotolasse sopra. Quindi, è come se, dentro di sé, contenesse una rete di migliaia e migliaia di fili che corrispondono a tutte le traiettorie possibili sul tappeto verde. Il bambino alla stregua del biliardo, è come se avesse, dentro, dalla nascita, la consapevolezza che qualcosa determina qualcos’altro. il bambino è predisposto a sapere chi fa cosa. Non siamo noi a dovergli insegnare la logica. Lui ha ben chiaro il meccanismo. Noi al massimo, glielo riempiamo di termini, di parole” (Attribuito a Nam Chomsky, considerato il padre della linguistica moderna, professore  emerito  al Massechussets Institute of tehnology)

NOTTURNO…

Cari Lettori, il brano che vi suggeriamo di ascoltare (e, magari) di utilizzare come sottofondo per rileggere con calma, questo editoriale è del compositore italiano Gianluca Sibaldi e si intitola “Notturno”: si rifà alla suggestiva immagine di copertina e, col suo “crescendo”, ci accompagna verso una nuova alba..

Buon viaggio!

Enzo Ferraro – già Dirigente Scolastico, Letterato, Umanista, Politologo

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”

Un ringraziamento affettuoso ad Amedeo Occhiuto, per avere suggerito molti degli interessanti aforismi inseriti nell’articolo.

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