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Ci sono accadimenti che per l’abitudine a non farci i conti passano inosservati, ci sono assenze così drammatiche che neppure riusciamo a comprendere fino in fondo il dolore che arrecano. Ci sono morti ammazzati di cui non ricordiamo più neppure il nome.

Sono donne innocenti prese alle spalle, afferrate a tradimento, colpite da parte a parte, senza un accenno di compassione, di umanità. Donne e mamme, ognuna umiliata, sopraffatta, sottomessa, dapprima castrata senza tanto andare per il sottile, a seguire terminata.

Donne senza un fiore tra le dita, una carezza di intesa, un bacio di intima complicità, donne dal rispetto strappato, calpestato. Donne innocenti il più delle volte deprivate di ogni giustizia.

Anche oggi, un’altra donna allo sbaraglio, strappata alla vita, trafitta e abbandonata, senza alcuna pietà. Rincorsa, spintonata, uccisa. Giornali, televisioni, social, a parlare di questo e di quello, a fare del furfante spesso un eroe, oppure a creare il caso, a fare del colpevole un mezzo innocente, peggio, dell’innocente un mezzo colpevole.

Parole scardinate di ogni contenuto, significato, valore, parole a valanga, per rendere meno palese la gravità dei comportamenti, degli atteggiamenti, della libertà intesa malamente, più importante per me, che per te, al punto da toglierti la vita, accadimento di per se gravissimo e imperdonabile, ma in aggiunta c’è pure l’aggravante di non poco conto del pensare di essere nel giusto nel farlo, nel giusto a rapinarti la vita.

Ogni volta che una donna cade, che urla senza essere aiutata, che rimane a terra con gli occhi sbarrati dal terrore, ogni volta che una donna non c’è più per mano del solito “possessore di cose di turno”, ognuno di noi, diventa spettatore, ascoltatore, persona non informata dei fatti, un cittadino che non sapeva o magari non voleva proprio sapere, ben piantato con tutti e due i piedi sull’adagio mai superato: fatti gli affari  tuoi e campi cent’anni.

Certamente non siamo tutti indifferenti, recalcitranti a intervenire, a mettersi a mezzo di fronte a una ingiustizia grande come una casa, ma questa moria colpevole di donne innocenti fatte a pezzi dalla ferocia del possesso e dal delirio di potenza di chi si sente proprietario della vita altrui,  a questo punto abbisogna di interventi legislativi, urgenti, non più rinviabili, c’è necessità di rendere la tutela alla vita della donna un segno tangibile e non solamente una riga sgangherata a delimitare l’imposizione a non avvicinarsi.

Una dopo l’altra tra agguati e inganni fatali le donne vengono abbattute, cancellate, c’è somiglianza con il corpo a corpo  con la mafia, il terrorismo, la politica corrotta, la corruzione, c’è identico il frastuono di colpi, ma non la stessa intensità della lotta, come a voler significare che forse non c’è più speranza per queste donne di tutti i giorni a lutto,  senza lode né medaglie scintillanti, nell’attesa della prossima sventurata, nella postura scomposta causata del giuda di turno che racconterà una verità disconnessa dall’altra, da quella che è per davvero causa di tante dipartite sconosciute.

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