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Sulla riva accarezzata dalla spuma spiccano, senza pretendere, pietre bianche. Sistemate casualmente fra i sassi più scuri, a rompere la monotonia dei colori senza tono ed entrare in sintonia con la luna.

La luna. Piena del suo bianco proietta il suo sguardo su un trancio di mare, che partendo da un angolo di cui non si intravede bene l’origine si spande sull’acqua. Coglie nel suo percorso gli abitanti più fedeli, i pescatori e le loro case, i gabbiani argentati sugli scogli. Gli amanti della spiaggia.

Qualsiasi cosa illuminata dal potere della luna assorbe un profumo che legherai al momento. Lo fisserai nel cassetto delle cose che commuovono e lo ricorderai per tutta la vita.

Il gusto nelle cose nasce spesso dalla capacità di realizzarle con un po’ di difficoltà. È come percorrere una strada in discesa e senza ostacoli. Se il percorso è prevedibile diventa noioso, è molto meglio raggiungere il traguardo attraverso una traiettoria curvilinea e a colpi di scena. Non è importante arrivare prima, ma con un bel bagaglio di avventure, che messe insieme fanno una vita vissuta.

Non riesco a non pensare alla luce bianca che illuminando l’aria rende argentate le forme, quelle inanimate che appartengono comunque alla natura, le avvolge di un pulviscolo speciale e le fa sembrare fatate.

Il piacere della sabbia fresca fra le dita, il sapore della salsedine sulla pelle, lo scenario costellato di mille puntini che brillano. Mi ritrovo a pensare a quante volte nella vita si è vissuto questo istante. Tante, ogni volta diverso il senso a seconda delle tappe delle età, ma uguale il brivido che sale quando il potere della luna estende i confini all’infinito. Lo sguardo può allungarsi senza mai incontrare la fine, la parola può riposare non ha alcun significato.

Non c’è dubbio, c’è molta più anima nell’esternazione che lega il pensiero alla mano direttamente senza interposizione alcuna. Le lettere respirano di vita, assumono forme irregolari a seconda dell’intensità dell’emozione provata. Sembrano quasi esseri umani, di quelli che si lasciano andare però e non cercano a tutti i costi la perfezione della parola.

Meglio soffrire che non capire! È un qualcosa che ha a che fare con la delicatezza dell’animo, con la capacità di comprendere senza urtare.

L’amarezza accompagna queste torride giornate, piene quasi a voler fare un dispetto, fruttuose di novità e scoperte. Ma nello stesso tempo dense di promesse mancate.

Vorrei saper ben guardare all’interno e capire, anche se tanti sono i pensieri profondi, forse da farti perdere il significato. Un po’ di più, basterebbe solo saper donare un po’ di più.

Nell’atmosfera silenziosa del cuore della notte in lontananza si vedono le luci della festa, gli schiamazzi arrivano di ritorno come una eco, ma nell’intorno predominano i rumori dell’oscurità dell’estate. Diventa quasi un obbligo divertirsi, un divieto assoluto la tristezza. Ma un po’ di nostalgia non si può frenare, libera il senso di oppressione che giace nella gola e dà una mano al pianto.

Socchiudo gli occhi per un istante e con la memoria ritorno ad annusare le strade dei bambini, roventi nelle estati da inventare, riempite di mille giochi e cento fantasie, in tanti e tutti stretti su un gradino, all’ombra dei racconti e delle storie da raccontare. Qualcuno fra di noi, forse il più spiritoso, azzarda una battuta, la prima barzelletta, la risata è travolgente, contagiosa uno dopo l’altro, anche il più piccolo che poco ha compreso…

Alzo lo sguardo. Lei è sempre lì, appesa al centro della notte, piena quasi a scoppiare di storie incantate e profumi di calde stagioni, di favole colorate e avventure sconfinate. Inizia un dialogo impercettibile all’udito, fatto di onde di tranquillità accompagnate dal piacere di comunicare, di aprirsi ed offrire un po’ di se stessi, magari la parte più bella, quella che conserviamo e preserviamo. Quella che non è per tutti…

Fernanda (1 ottobre 2012)

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