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Al centro del Mondo” – sostengono gli abitanti di Rialto – “gehe semo noialtri: i venessiani de Venessia. Al di là del ponte della Libertà, che porta alla terraferma, ghe xè i campagnoli (che dise de esser venessiani ma i xè campagnoli!). al di là dei campagnoli ghe xè i foresti (comaschi, bergamaschi, canadesi, parigini, inglesi, polacchi, etc.). al de là dell’Adriatico, ghe xè i sciavi (gli Slavi) e i xingani (gli zingari). Sotto el Po, ghe xè i napo’etani. Più sotto ancora, ghe xè i mori. E poi, in ultimo, ghe xè i sfoghi, le sogliole (gli orientali, con la faccia schiacciata)”. 

L’idea di esser “il” centro del Mondo, appartiene ad ogni singolo componente della razza umana, fin dalla più tenera età. Probabilmente è legato al possedere, fin nel più piccolo atomo, la costituente dell’intero Universo: cioè, quelle stesse particelle elementari (elettroni, quark, neutrini, etc.) che, variamente ricombinate, sviluppano tanta di quella forza da poter dare vita a tutto.

Stelle e Pianeti compresi.

Sul piano puramente potenziale, in buona sostanza, sentiamo di essere onnipotenti. Il buon Dio (o chi per lui) però, ha inserito un “limitatore di danno” sotto forma di entropia. 

“Ma cos’è l’entropia? Essenzialmente, una disgrazia dalla quale non possiamo sottrarci. Adamo ed Eva, furono scacciati dal Paradiso Terrestre con la condanna di dover lavorare con sudore e partorire con dolore. Quello che non udirono però, è che sarebbero stati perseguitati, per sempre, dall’entropia” (Luciano de Crescenzo – Ordine & Disordine – Mondadori Ed.).

Caro Lettore, probabilmente vi sembrerà strano l’aver riportato questo terzo anatema di cui, pare, non ci sia traccia in alcun testo sacro. Per capirne il significato più intrinseco, ci si deve rifare agli studi di uno scienziato di nome Carnot che, nel 1824, intuì una agghiacciante verità: una quota della tanta energia che ci necessita per vivere, inevitabilmente alimenta il disordine molecolare di quel sistema che fa funzionare noi (il nostro organismo) e quello che ci circonda (l’intero Universo).

Per tentare di dare una “raddrizzata” (una sorta di riordino), necessitiamo dell’impiego di altra energia che, comunque, come effetto collaterale, contribuisce a generare nuovo disturbo che metteremo a posto impiegando altri ingenti risorse, con successivi, ulteriori, problemi.

Questo non è altro che il “Secondo principio della Termodinamica”, che la Fisica ci fa studiare dalle scuole secondarie di secondo grado (Licei, etc.) e che ci complica la vita non poco.

infatti, al di là di ogni altra considerazione, ogni volta che, ad esempio, “accendiamo” il sistema nervoso per risolvere un problema, consumiamo energia e produciamo tossine (le quali, per essere smaltite, richiedono l’impiego di esigenti e “costosi” sistemi antiossidanti).

Ma non finisce qui.

Anche quando ci sembra di star bene e, quindi, in equilibrio psicofisico (perché non avvertiamo disagio fisico o disturbo psicologico), nel nostro organismo si stanno creando le condizioni di un nuovo disequilibrio che ci porterà, almeno sul piano etico e morale, ad avvertire una sorta di assuefazione che condurrà alla inevitabile noia.

In pratica, qualsiasi azione del genere umano, porta ad usura dell’animo e del corpo.

Nessuno però, può consentirsi l’immobilismo perché, comunque, siccome l’interiorità continuerebbe ad agire, il disordine prodotto, determinerebbe stati di insopportabile confusione.

Ed ecco la grande dannazione dell’essere umano…

Sostanzialmente, come sosteneva il mio mentore Giovanni Russo (psicoterapeuta e medico ricercatore), siamo dei condannati alla vita spinti ad agire senza una guida (e, a volte, senza un chiaro motivo) ma con l’indispensabilità di evitare l’inattività prolungata.

“Bisogna avere dentro di sé il caos, per partorire una stella che danzi!” (Nietzsche)

Fin da piccolissimi, cerchiamo di esplorare il mondo, innanzitutto, con la bocca. Questa attitudine, se ci pensiamo bene, ci caratterizza per il resto della vita. Solo che, man mano che procediamo anagraficamente, aumentiamo pregiudizi, diffidenza e sospettosità e, prioritariamente, anziché “assaggiare” i fatti della vita, finisce che li mordiamo: sia per difenderci che per aggredire.

Sarà forse per questo che, chi più chi meno, un po’ tutti facciamo i conti con i problemi dell’articolazione temporo – mandibolare (bruxismo e compagnia bella).

Però, dal momento che, come sosteneva il buon Frederick Nietzsche, “L’essere umano, è una corda tesa sull’abisso, fra la bestia e il superUomo”, la via d’uscita, può venire soltanto dall’utilizzo delle migliori qualità mentali.

Se provassimo a domandarci quando si è sentito il bisogno di argomentare in termini filosofici, saremmo costretti ad addivenire ad una conclusione scontata: forse quando, il primo essere vivente, finito di mangiare, si è chiesto… “E ora, che faccio?”

Sul piano “tecnico”, probabilmente, (gli esperti del settore perdonino la mia presunzione!) una vera dissertazione legata al piacere della conoscenza (la Filosofia, appunto) la ritroviamo nel momento in cui, Parmenide, rispondendo ad una sollecitazione di Socrate ha dato il via ad una lunga serie di speculazioni scientifiche che contrappongono l’essere e l’apparire, col suo: “L’essere è, il non essere non è!”

Da sette anni (è il suo compleanno proprio oggi) è entrata a far parte della mia famiglia, Sally, un barboncino nano color Bianco/albicocca. Ogni tanto, quando la stanchezza di fine giornata non è troppa, provo a “conversare” con lei (quando riesce a “sganciarsi” dai suoi cuccioloni Jacke e Teo), cercando di capire quanta soddisfazione abbia ricavato dalla sua (ancor giovane) esistenza e in che modo si protegga dai derivati nevrotici degli umani. Ciò che mi stupisce è che mi risponda leccando e mordicchiando le dita delle mie mani.

Però, con garbo.

Evidentemente tenta di inviarmi dei messaggi che io, limitato nelle percezioni sensoriali (rispetto alle raffinatezze di un cane), non riusco a cogliere. Osservando e riflettendo a lungo (ripreso dagli abbai di rimprovero, data la mia lenta capacità deduttiva) mi sono reso conto di trovarmi al cospetto di una seguace manichea!

Più di mille e settecento anni fa, un nobile Persiano di nome Mani, elaborò una teoria che divideva il Mondo in due parti nemiche fra loro: il Bene e il Male. Da lui, nacque la corrente di Pensiero definita “Manicheismo” che, per riuscire ad individuare la retta via, nascosta fra le curve dell’errore, applicava dei semplici princìpi utilizzando l’Intelligenza, il Pensiero, l’Intenzione, la Riflessione, il Ragionamento.

Ecco, cosa mi ha insegnato Sally (che nemmeno il dualismo pulsionale di Freud né, tanto meno, l’inconscio collettivo di Jung mi hanno reso così chiaro), coi suoi occhi vispi, la sua vitalità e la capacità di dialogare attraverso i sensi “immediati” (come, ad esempio, l’olfatto, il tatto, la vista e l’udito): “Attiva la tua attenzione, osserva i particolari, crea una motivazione ad agire, rifletti con cura… e, quello che hai capito, prova a spiegarlo a chi ti circonda!”

Caro lettore, la vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità in mezzo a tantissimi intervalli. La maggior parte delle volte, non intuendo la strada dei fattori “magici”, finiamo col vivere solo gli “intervalli”.

Il mio augurio (con questo editoriale la cui stesura originaria è iniziata nel lontano agosto 2013) è che impariamo ad utilizzare i criteri logici più opportuni di cui siamo dotati. Solo in questo modo, daremo valore all’affermazione di Nietzsche che, più o meno, risuona così: “O risplendente sole, cosa mai saresti, tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere?”

Ad ogni buon conto, se aveste bisogno di Sally, contattatela pure. Esiste il suo profilo Facebook

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”

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