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Quarantena e sto:sembra di sentire una espressione tipica di un gioco, il “Sette e mezzo”, che per tradizione si pratica nel periodo delle vacanze natalizie e che potrebbe essere metaforica per descrivere la situazione attuale. Ormai siamo a casa da tanti giorni e non perché siamo in vacanza, ma perché costretti da un’emergenza, che a volte sembra surreale. Quando nel succitato gioco, dopo aver espresso la cifra da giocare, si dice: “…e sto”, si intende che si è appagati dal punteggio, indicato nelle carte che si possiedono tra le mani, grazie al quale si può competere con gli altri giocatori rivali, ma conosciuti e di cui spesso anche il gioco è prevedibile.  

In questo attuale e triste panorama, purtroppo, le cose non stanno proprio così: ci ritroviamo quotidianamente, e non per nostra scelta, a restare in casa e a combattere contro un rivale, sconosciuto e invisibile e, in quanto tale, dalle mosse imprevedibili. Un microrganismo che sta bleffando, prendendosi gioco di noi e mettendo a rischio tante vite umane, in tutto il mondo. Ma non solo…ha costretto tutti a dover gestire una diversa quotidianità, familiare e lavorativa; anche i rapporti interpersonali sono stati messi a dura prova.

Nel contesto scolastico è avvenuta una vera e propria rivoluzione, in quanto è stato necessario ricorrere ad una metodologia d’insegnamento/apprendimento alternativa: la didattica a distanza.

Secondo quanto previsto dal Dpcm dell’8 marzo 2020, i dirigenti scolastici “attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza”. Il Decreto puntualizza che è necessario prestare particolare attenzione alle “specifiche esigenze degli studenti con disabilità”.

Quando si parla di disabilità è implicito pensare ad un disagio.  Ciò fa riflettere molto sulla condizione emotiva dei ragazzi e sulle eventuali difficoltà che potrebbero da essa scaturire.

A tal proposito, in ordine al Counseling scolastico e in collaborazione con il dott. Giorgio Marchese (esperto anche di dinamiche relazionali), con l’associazione  NEVERLANDSCARL (di cui, lo stesso, è presidente) è stato spontaneo chiedersi se e in che termini questa strategia potesse, in qualche modo, turbare la serenità di “tutti” gli alunni, a volte già altamente compromessa dalle dinamiche della loro crescita e dai relativi cambiamenti, tipici della fase adolescenziale.

Proprio questo interrogativo ha sortito l’interesse di valutare questo dato, attraverso un’inchiesta, somministrando un questionario ai nostri alunni adolescenti. Sì è deciso, pertanto, di procedere, scegliendo un campione di ragazzi frequentanti le prime classi dell’Istituto d’istruzione superiore “Lucrezia della Valle”, di Cosenza, nel quale mi pregio di insegnare. Il tutto con la approvazione del Dirigente scolastico, dott.ssa Loredana Giannicola, a cui siamo molto grati, che non perde mai occasione per dimostrare di essere una persona molto sensibile e attenta alle problematiche degli alunni. La finalità del questionario è stata quella di sondare come i ragazzi stanno vivendo l’esperienza della quarantena e della conseguente didattica a distanza.

Dall’analisi è emerso che tanti avevano già sentito parlare di quarantena, pur non avendo mai minimamente pensato di viverla. Alcuni sono impauriti, altri hanno dichiarato di aver dedicato piacevolmente parte del loro tempo agli hobbies, un’altissima percentuale ha potuto constatare un miglioramento del dialogo in famiglia. Un dato di rilevante importanza è che molti di loro hanno imparato ad ascoltarsi; ciò denota una grande capacità di dar voce all’intelligenza emotiva, che, come sostiene lo psicologo statunitense Daniel Golemann, è la capacità, insita in ognuno di noi, di poter migliorare il rapporto con se stessi, con gli altri e con tutto ciò che viviamo ogni giorno. Allora potrebbe sorprendere un dato del sondaggio, secondo il quale, durante la quarantena, moltissimi si sentono annoiati; ma questo, piuttosto, non può e non deve passare inosservato, poiché restituisce un grande riconoscimento al ruolo della scuola, in quanto da esso traspare una sorta di nostalgia nei confronti di una quotidianità trascorsa nelle aule scolastiche.  Ciò conferma che la scuola è e resterà sempre una grande opportunità per i ragazzi, un luogo accogliente, dove il calore umano e la professionalità degli educatori sono punti di forza che rendono possibile una cultura dell’inclusione.

Accade anche, però, che “nella vita ci sono cose che ti cerchi e altre che ti vengono a cercare. Non le hai scelte e nemmeno le vorresti, ma arrivano e dopo non sei più uguale. A quel punto le soluzioni sono due: o scappi, cercando di lasciartele alle spalle, o ti fermi e le affronti…!”  (Giorgio Faletti)

In questo attuale contesto di emergenza sociale, è stato necessario scegliere la seconda opzione; ancora una volta attivare l’intelligenza emotiva, grazie alla quale riusciamo ad adattarci a situazioni nuove e impreviste, in cui anche le strategie metodologiche devono cambiare. Che ben venga, allora, la didattica a distanza, definita dagli stessi ragazzi come un’opportunità, che rende lo studio più flessibile e stimolante, al punto che vorrebbero utilizzarla anche in un futuro, si spera imminente, quando tutto questo incubo resterà soltanto un lontano ricordo. Tale strategia ha anche l’obiettivo di supportare le famiglie, garantendo loro una presenza, costante e operativa, sebbene virtuale, utile alla gestione di una diversa quotidianità.

Certamente l’esperienza della quarantena cambierà la vita di ognuno di noi, come hanno, a ben ragione, affermato anche i nostri alunni destinatari del sondaggio, ma certamente, appellandoci ad una funzionale resilienza, sapremo cavarcela, diventando persone migliori.

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