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” Il rimpianto è il vano pascolo d’uno spirito disoccupato. Bisogna sopra tutto evitarlo, occupando sempre lo spirito con nuove sensazioni e con nuove immaginazioni” (Gabriele D’Annunzio).

Mio padre mi ha sempre detto che, tendenzialmente, io amo complicarmi la vita. In fondo è vero. Ma non mi pento. Amare equivale a provare un trasporto difficilmente reprimibile per qualcosa o qualcuno, dopo che, però, hai ottenuto la necessaria accettazione di te stesso. Non puoi cercare nell’altro, infatti, surrogati e rigurgiti compensatori.

Il termine complicare identifica quell’operazione che rende intricata una cosa di per sé, tutto sommato, semplice. Ebbene, io sono alla costante ricerca di impegnare la mia mente nella ricerca di risposte a domande apparentemente lineari, scandagliando i remoti settori di quell’inconsapevole che, proprio come un bambino capriccioso, spesso si diverte a giocare a nascondino.

Attimi. Non ho nostalgia del passato ma, spesso, resto affascinato dal mistero dei colori sbiaditi di quelle foto depositate nei cassetti profondi di una scrivania chiamata memoria che, al pari di un bel mobile di antiquariato, ti fa amare ciò che è stato e ti fa capire che hai vissuto “davvero”.

Il piacere è sempre o passato o futuro e non è mai presente” (Giacomo Leopardi).

E se provassimo a fermare quegli attimi che consentono di riprendere fiato? Momenti che ci ricordano che qualcosa è accaduto nello scacchiere della memoria… Attimo, spazio di tempo brevissimo in cui il cervello, comunque, elabora enormi quantità di informazioni, in grado di segnare e far sognare.

“A volte non basta una vita per scordare un attimo” (Jim Morrison).


Saetta McQueen, un’auto da corsa alle prime armi portata al successo, scopre che la vita è un percorso e non la linea del traguardo, nel momento in cui, inaspettatamente, si ritrova in una silenziosa cittadina della Route 66 di nome Radiator Springs. Attraversando il paese per giungere in California e partecipare alla Piston Cup, McQueen incontra e impara ad apprezzare gli insoliti personaggi di questa cittadina.

Tra questi c’è Sally (bellissima Porche del 2002)

il Dottor Hudson (una Hudson Hornet del 1951 dal misterioso passato)


Guido e Luigi (una simpatica coppia di svitati gommisti)

e Carl Attrezzi (un amichevole ma arrugginito carro attrezzi).

Queste automobili antropomorfizzate (giganteschi occhi sul parabrezza, radiatori come baffi, paraurti come mento e perfetta armonia tra tipo di vettura e carattere del personaggio), dai valori semplici ma radicati, lo aiuteranno a rendersi conto che nella vita ci sono cose più importanti dei trofei, della fama e delle sponsorizzazioni.

La U.S. Route 66 o Route 66 è una highway statunitense, una delle prime, a dire il vero. La US 66 fu aperta l’11 novembre del 1926 anche se fino all’anno seguente non vennero installati tutti i cartelli indicatori. Originariamente collegava Chicago alla spiaggia di Santa Monica attraverso gli Stati Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e California. La distanza complessiva era di 3.755 km (2.347 miglia). La Route 66 fu una strada usata per la migrazione verso Ovest e supportò l’economia delle comunità attraverso le quali passava. Le popolazioni prosperarono per la crescente popolarità della strada, ed alcune di queste combatterono per tenere in vita la strada dopo la nascita del nuovo sistema viario. La US 66 fu ufficialmente rimossa dal sistema delle highway nel 1985 quando, assieme alle altre, fu rimpiazzata dall’Interstate Highway System. La strada esiste attualmente con il nome di “Historic Route 66“. È così tornata sulle mappe in questa veste.

Raro esempio di utilizzo “emozionale” della computer graphic, la Disney ha creato con “Cars – Motori ruggenti”, nel 2006, un vero e proprio “monumento” alla rimembranza. Il ricordo del tempo che fu come archivio vivente in grado di ricordarci nel nome di chi e di che cosa continuare a “spenderci”. Senza questo nesso di continuità le varie generazioni dei tanti che si affannano, andrebbero intese solo come avvicendamenti senza un fine preciso.

Non ricordo di aver avuto molte cose care e, altrettanto esigue, sono le persone cui mi sono legato veramente. Parimenti, conosco abbastanza bene il sapore di quel senso del dolore che accompagna inesorabilmente l’allegria di un uomo che ama e che proietta se stesso negli occhi di chi ha avuto di fronte. Sinceramente.

14 aprile 2007. La lancetta del turbo oscilla in maniera anomala. Tanto basta per capire che qualcosa non va nel cuore sportivo di quella compagna di avventure che ho avuto accanto negli ultimi sette anni di vita. Procedo in conflitto. Un senso di malinconia giunge dalle “regioni meridionali”, quelle più vicine ai sentimentalismi, ricche di orgoglio e dignità. Tempo. Successione irreversibile degli istanti compresi tra l’inizio e la fine di un processo. Frazione indeterminata (ma non infinita) di sequenze di vita.

Piccoli, significativi, “spostamenti” dell’animo, in cerca della breve gioia di un istante da portare con sé. Per sempre. Come elementi senza ieri e senza domani ma con la sensazione di un presente che sfugge tra le mani. Attimi in cui cercare, nella stanza dei fatti miei, ritagli fondamentali a tenere unito quel collage che ti evita la perdita della rotta. Questo è ciò che penso debba essere la vita. Almeno, è così che la porto in giro. Con me.

.Perché tutto debba finire, ha una risposta scritta all’interno di ciò che i saggi chiamano Leggi di Natura. A questo sono preparato. Un po’ meno sono disposto a rinunciare a lottare per evitare che si determini troppo in fretta, senza poter dire:“Ne è valsa la pena”.


14 aprile 2000. La porta di cristallo ha i battenti serigrafati. Due simboli di Milano in evidenza: il serpente della famiglia Visconti su campo blu chiaro, e la croce rossa su campo bianco. Finalmente corono il sogno di siglare un contratto che mi lega ad un simbolo: l’operosità del genio italiano e il senso di appartenenza a quella razza in estinzione che non chiude gli occhi quando soffia il vento del pericolo ma continua a cercare una soluzione.

Chi mi accoglie ignora che, dietro una modulistica prestampata, in realtà, si cela un’opportunità: quella di toccare con mano quell’avvenimento storico trasfigurato e arricchito di particolari inventati dalla fantasia popolare che si chiama leggenda.

Grigio artic. In realtà un bel verde chiaro metallizzato, che fa venire in mente la libertà. Quella che respiri quando osservi i prati irlandesi di cui gli interni sportivi, di alcantara traforata, richiamano i ciuffi d’erba ribelli. Ecco, è così che mi piace portarmi in giro. Con discrezione. Elegante quel tanto che basta e, comunque, pronto a reagire di fronte all’imprevisto con un’accelerazione decisa ma non ostentata. Anche se capace di togliere il fiato.

Vista dai giovani, la vita è un avvenire infinitamente lungo. Vista dai vecchi, un passato molto breve. (Arthur Schopenhauer)

E poi…. e poi, cadere giù e non arrivare mai, in un vuoto che abbandona. È un po’ come “bruciare” in quell’inferno che imprigiona e che io chiamo interesse profondo, passione. Una notte che non passa. Ma non è questo il problema.

14 aprile 2007. “Come saprei , capire l’uomo che sei …Come saprei, scoprire poi le fantasie che vuoi. Io ci arriverei nel profondo dentro te, nei silenzi tuoi. Emozionando sempre più. Come saprei stupire l’uomo che sei quando stai lì e non sai che voli prendere. Come saprei richiamare gli occhi tuoi, incollarli ai miei… emozionando sempre più. Come saprei amarti io, nessuno saprebbe mai. Come saprei riuscirci io, ancora non lo sai. Io ci metterò… tutta l’anima che ho…” (Giorgia).

Una poesia in musica che tutti vorremmo ascoltare dalla nostra amata. È una questione di accettazione più che un segno del destino. È la prima che ascolto in questo salotto ovattato firmato Alfa Romeo, in Dolby Surround, col contachilometri che segna 000001 e il profumo di nuovo che aleggia e pervade. Dopo duemilacinquecentoquarantanove giorni che hanno modificato in maniera sostanziale il mio procedere controvento, sono ancora a bordo. Il contachilometri dichiara 239425. Ai “piedi” 4 nuove Dunlop Sport 9000 che non vogliono arrendersi.

Proprio come me.

Se accarezzi quel potenziometro elettronico che, volgarmente, chiamano acceleratore, un ringhio ti convince del fatto che, fintanto che batte, il cuore sportivo non cede le armi. La signora con la falce provi pure a reclamare il suo trofeo! Radio Italia solo musica italiana, mi regala le stesse note di allora. Qualche capello grigio, delle rughe d’espressione, molti più neuroni in attività. Qualche secondo per ricordare il flusso interminabile di eventi che avvolgono lo spazio temporale da allora. Dal nuovo al vecchio.

“Ciò che rende triste la vecchiaia, non è che cessano le nostre gioie, ma le nostre speranze” (Jean Paul Richter)

Una domanda. Chi stabilisce quando qualcuno ( o qualcosa ) è da buttar via? Chi si assume la responsabilità di staccare la spina, prima che l’elettroencefalogramma diventi piatto… irrimediabilmente?

La strada mi mostra un duplice filare e io procedo col rispetto che si “deve” a chi ha “servito” con onore ed ora mostra i segni dei cimenti col proprio andare claudicante. Una richiesta improvvisa al suo cuore generoso, determinerebbe il termine immediato del suo assemblaggio coordinato. Il piede esita… Meglio “finire” ricordando i tempi migliori, o trascinarsi stancamente? Lo stesso interrogativo che mi sono posto nel momento in cui le indicazioni cliniche propendevano affinché io tirassi i remi in barca.

Le chiome rigogliose mi ricordano l’incedere della bella stagione. L’inizio di una nuova vita, di un ciclo che, comunque, avrà una parabola discendente. Il tachimetro mi chiede di “affondare” il piede… ma perché non è pensabile poter vivere in assenza di conflitti dolorosi? Se ci riferiamo al subire moralmente o spiritualmente qualcosa di triste, spiacevole o negativo, da cui derivano patimenti o afflizioni, la risposta è volta a conclusioni negative.

Però la vita non è sofferenza “sic et simpliciter”.

È, semmai, un’alternanza che ti aiuta a crescere, perché il disagio porta a cercare la soluzione al problema che ha generato il fastidio, da cui poi si produce l’insopportabilità che ti spinge ad agire. La persona matura cerca la soluzione, l’immaturo si ribella e basta.

“Qual è l’età dell’animo umano? Come esso, ha la virtù del camaleonte di mutar colore a ogni nuovo incontro, d’esser gaio con chi è allegro e triste con chi è depresso, così anche la sua età è mutevole come il suo umore” (James Joyce).

Amore che non vola più… che ti sfiora il viso e ti abbandona. Amore che ti cerca, ti fa respirare e poi ti uccide. Due righi su un foglio stropicciato. Nei giardini di un hospice per pazienti terminali. Almeno una volta al mese io ripasso da lì. Mi aiuta a ricordare che esiste un ordine di priorità. Se sono ancora in grado di pensare, non lo debbo al fatto di aver appeso le aspirazioni su un albero della cuccagna virtuale quanto, piuttosto, all’aver capito che è possibile ottenere “pianificando” al meglio, nell’ottica del: “ne vale davvero la pena?”

Dottore, riuscirò a guarire? Quante volte al giorno ascolto la richiesta di chi non sta più bene all’interno di mura instabili! In realtà, la risposta debbo darla anzitutto a me stesso. Una questione di coerenza e credibilità. Nel momento in cui ti trovi di fronte ad un ostacolo, c’è sempre la possibilità di una soluzione anche se, in quel momento, non sembra a portata di mano. Puoi imparare l’arte della pazienza costruttiva. Cioè, mentre porti avanti le incombenze, rifletti su come trovare una via d’uscita e migliorare, quindi, il rapporto con tutto ciò che hai intorno.

4 luglio 2007. Il panorama è di quelli che tolgono il fiato. Se volto le spalle al sole, il Dio della montagna mi aiuta a capire il significato del termine maestoso. Dietro di me, mare a perdita d’occhio… la libertà di andare. Bisogna solo riuscire a sostenerne lo sguardo.

Al riparo dall’assurdo dei vuoti affanni quotidiani, oggi voglio stare in mia compagnia. Mi viene da pensare che tutti noi siamo immersi in un sistema tale, per cui è difficile far collimare la logica tutela di sé con le richieste provenienti dal “correre” sociale. Accovacciato su una sabbia fine, tanto densa da sembrare cipria… fra le dita lascio scorrere granelli di tempo.

Rifletto sul fatto che tutti vorrebbero avere una vita tranquilla, non tanto nel senso del dolce far nulla, quanto nel riuscire a disciplinare gli impegni, gli appuntamenti, così da godersi il famoso principio secondo cui “avendo lavorato quanto basta, siamo in grado di godercene i risultati”. Però, poi, succede che, appena hai il necessario per vivere, cerchi di accumulare qualcosa perché vuoi garantirti il futuro. Questo la logica che regola l’andamento dell’Universo non lo prevede, perché segue il comandamento del just and time. Non le interessa essere previdente o solidaristica: non ha nulla da proteggere, costruisce ciò che serve, al momento opportuno.

Il fruscio di un sei cilindri in linea mi distoglie dall’assenza. L’elegante livrea di un’auto tedesca mi ricorda che la perfezione può essere cercata. In fondo, la risposta non è così difficile: la Natura opera una selezione della specie. Il secondo principio della termodinamica ha introdotto il postulato entropico, in base al quale, nel tempo, ogni cosa aumenta il grado di confusione e si deteriora.

Cosa gliene importa se i meno capaci soccombono?

Un certo signore di nome Adolf Hitler ha tentato di imporre un’idea simile nella forma ma catastrofica nella sostanza e nei risultati. Noi cosiddetti umani “esageriamo” sempre!

“La tragedia della vita è che diventiamo vecchi troppo presto e saggi troppo tardi” (Benjamin Franklin).

Si, però c’è una via d’uscita. Migliorarsi per continuare ad essere utili al sistema. Quest’ultimo ti “ringrazia” consentendoti di restare integrato il più a lungo e nel miglior modo possibile. In sostanza, diventi sempre più valido, in grado di eternarti, nel ricordo degli altri.

“Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato” (Edgar Allan Poe)

Descrivere i viaggi compiuti con la mia automobile  (che, per me, non è soltanto una macchina), non è facile. Ripercorrere questi quasi dieci anni di vita significativi e importanti, che hanno traghettato la mia ingenua considerazione del “tutto è possibile” verso la consapevolizzazione che “tutto ha un costo da sopportare” e che bisogna valutarne l’effettiva sostenibilità, è difficile ma stimolante. In giro ad ogni ora del giorno e della notte, per non venir meno agli impegni presi e ad onorare la mia credibilità.

Corso, successione irreversibile di istanti. Numero determinato di frazioni comprese tra l’inizio e la fine di un processo, un’azione, un fenomeno. Ciascuna delle parti in cui si divide un film, una rappresentazione. Tempo.

La vita, è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il tempo. Il nostro tempo. Noi cresciamo e maturiamo collezionando queste esperienze. Sono queste, che poi vanno a definirci. Alcune sono più importanti di altre perché formano il nostro carattere, ci insegnano la differenza fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, la differenza fra il bene e il male, cosa essere e cosa non essere. Ci insegnano chi vogliamo diventare. In tutto questo, alcune persone e alcune cose si legano a noi in modo spontaneo e inestricabile; ci sostengono nell’esprimerci e nel realizzarci; ci legittimano nell’essere autentici e veri. E se significano veramente qualcosa, ispirano il modo in cui il mondo cambia e si evolve. E allora, appartengono a tutti noi. E a nessuno”.

Il televisore di bordo era acceso. Strano. È il nuovo spot della Fiat. Novanta secondi che “raccontano” gli eventi degli ultimi cinquant’anni. Esattamente a cinquant’anni dalla nascita di un altro mito: la prima Cinquecento. Nessuna visione edulcorata. Solo l’intenzione di raccontare la storia per ciò che è stata, nel bene e nel male, attraverso lo sguardo di un bambino. Il testo coinvolge e crea attenzione grazie al calore emotivo di un fenomenale Ricky Tognazzi e ad una melodia (il pianoforte di Giovanni Allevi) da brivido. E’ una scelta molto forte, importante e carica di valori simbolici. Con questo “film”, infatti, Fiat si propone il passaggio a una nuova fase, confidando idealmente sui suoi collaboratori, di ieri, di oggi e di domani, per rivolgersi a tutti gli italiani, rendendoli coprotagonisti di una storia straordinaria, fatta di gioie e di dolori, vittorie e sconfitte, che lascia presagire una nuova stagione di cambiamento e di evoluzione. Di crescita comune.

“La parola comunica il pensiero, il tono le emozioni”( Ezra Pound)

La mia fantasia preferisce credere che sia un messaggio onirico che la mia amica abbia voluto inviarmi. Un ultimo “regalo”? Ma si, forse è per questo che non ci lasceremo mai.

“Il sole, con tutti i pianeti che gli girano attorno e che dipendono da lui, ha sempre il tempo di far maturare un grappolo d’uva come se non avesse altro da fare nell’universo…” (Galileo Galilei)

12 giugno 2015

Papy, ti dispiace molto l’aver dato via la tua vecchia Alfa Romeo, quella cui eri tanto affezionato?”

No”

Hai sempre dichiarato il tuo attaccamento verso ciò che rappresentava una specie di diario esistenziale… lo hai anche scritto più volte, nei tuoi articoli… come si fa a cambiare idea in maniera così radicale? Non si corre il rischio, in questo modo, di diventare freddi sul piano emotivo? Tu ci hai spiegato l’importanza del credere in un valore… la pensi diversamente anche su questo? con Mariarita ci siamo domandate se per caso, a dispetto dei tuoi buoni propositi adolescenziali, alla tua mezza età ( e avendo deciso di utilizzare una di quelle perfette auto tedesche che tu ritenevi fredde e impersonali), non fossi diventato un Borghese?”

Care figlie, a distanza di 15 anni da quello “storico” (per me) momento in cui ho posseduto per la prima volta una Alfa Romeo, non ho dimenticato che, la credibilità in se stessi si costruisce, prevalentemente, attraverso la verifica delle qualità e dei valori che siamo in grado di generare e trasmettere. Ciò che continuo a vedere e ad ascoltare, proveniente da un Mondo che fatico a riconoscere, mi ha fatto capire che, per evitare il freddo interiore, un po’ tutti, non si possa fare a meno di parametrarsi, magari inconsapevolmente, col proprio mondo bambino e con tutti i riferimenti che, in quel caleidoscopio emotivo, finiscono col farti credere vero, anche quello che, vero, non è.

Sono d’accordo sul fatto che noi non siamo solo quello che mangiamo o l’aria che respiriamo ma molto di più: i panorami che abbiamo introiettato, le carezze che ci hanno donato, le favole con cui ci hanno addormentato da bambini, i libri che abbiamo letto, la musica che abbiamo ascoltato e le aspirazioni che ritenevamo adeguate al nostro considerarci invincibili

Quella vettura ha rappresentato la possibilità di andare oltre le regole come quando, per esempio, nel cuore della notte elaboravo modifiche da apportare nella meccanica e nell’estetica) e le comunicavo, via mail ali amici di Santa Maria Capua Vetere (terra di gare al limite della legalità…) affichè le realizzassero anche sembrava, a volte, di andare oltre quello che la Fisica consente.

Non mi pento di aver trasformato, in una sorta di oggetto transizionale quel vettore nel quale sono “entrato” a 36 anni e dal qual sono uscito a più di “50”. Anni di crescita e trasformazione che mi hanno lasciato enormi esperienze emotive, che non rinnego e che vivono, indelebilmente, in me.

Accetto l’ideo di aver trasdotto nell’oggetto, una sorta di “ideale dell’io” in cui essere un po’ mio nonno il meccanico e un po’ mio zio l’intellettuale (relativamente) snob. Fino a diventare un po’ più me stesso, alla ricerca di essere sempre più autentico.

Ancora oggi sogno (non di rado) di  avere ancora quell’auto e, ne sono convinto, sia un richiamo alla gioventù che alberga nel cuore di ognuno e che, riposando nella mente, chiosa un po’ della sua arroganza.

E Comunque, chi ha disegnato la mia Audi progettando anche la sua strutturazione globale, si Chiamava Walter ’de Silva e, un po’ di tempo fa, ispirava le ALFA ROMEO (proprio quando acquistammo la NOSTRA). Siamo rimasti in famiglia, insomma.

30 marzo 2020. Questa sera, terzo mese dell’Era Coronavirus, tornando casa dal luogo in cui trascorro la maggior parte del mio tempo (Neverland Group) e ascoltando una intervista in cui si auspicava una rapida ripresa del Campionato di Calcio, mi sono sorpreso a umanizzare la mia auto dicendole: “Mia cara, non avremo imparato alcuna lezione dalla Storia, fintanto che non saranno chiari i nostri reali bisogni!”

Dopo qualche minuto, ho notato un cambio di data nel quadro degli strumenti di bordo… Evidentemente colpita dalla mia affermazione, mi aveva proiettato in avanti di 80 anni esatti. Le ho chiesto di riportarmi nel tempo che mi appartiene e, vedendola sparire nel Futuro, ci siamo salutati con affetto.Spero di reincontrarla, domattina. Avrà molto da raccontarmi.

In questo momento sono le 2.26 del 31 marzo 2020 e accingendomi a terminare quato articolo iniziato l’undici luglio 2007 mi accorgo, una volta di più, che il Tempo passa veloce e che, ciò che conta di più, sono i momenti che ti hanno tolto (possibilimente in maniera piacevole) il respiro.

Attimi significativi.

G. M.

P.S. Un ringraziamento ad Amedeo Occhiuto per la realizzazione della particolare foto

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