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Geoff Westley, musicista da sempre: pianista, compositore, arrangiatore si racconta per noi…
La sua vita, le sue passioni… innanzi tutto la sua Musica.

Geoff, una domanda semplice ma alla quale solo tu puoi rispondere in modo esaustivo:

Chi è Geoff Westley?

Beh, partire è semplice….

Innanzitutto sono un musicista soprattutto classico, vengo dal mondo classico, pianista da piccolino-piccolino. Ho studiato al Royal College of Music di Londra. Sono entrato quando avevo 12 anni. Questo mi ha cambiato la vita completamente perchè, anche se, quando andavo ancora a scuola, frequentavo solo il sabato, lì ho incontrato nuovi amici. Con loro ho potuto condividere la stessa passione e, anche adesso, dopo 50 anni, siamo ancora amici. Un altro motivo è stato anche che, grazie a questo, ho abbandonato delle compagnie che avrebbero potuto portarmi su una cattiva strada. Andare al conservatorio mi ha proprio “girato la testa” ed è stato molto importante perché la mia vita ha davvero cambiato il suo corso.

Hai cominciato a frequentare quindi da bambino e, in questo, sei stato indirizzato o comunque invogliato da qualcuno in famiglia? So che tua madre suonava…. 

Devo dire che mia madre ha lasciato che io trovassi la mia strada da solo, non mi ha mai fatto pressioni anche perché io, quando tornavo da scuola, l’unica cosa che volevo fare era suonare il pianoforte per tre ore almeno! Quindi, semmai, lei aveva il problema opposto di dovermi spingere a fare i compiti di scuola visto che quelli non mi interessavano tanto. L’unica cosa che lei ha fatto in questa direzione è stata quella di trovare il gancio per inscrivermi al conservatorio in quanto il Royal College of Music dava delle possibilità proprio ai giovani…d’altronde io avevo solo 12 anni e non avrei potuto fare tutto da solo.

Quindi eri uno studente, un allievo appassionato…

Si! Molto!

A parte la musica che è stata ciò che ti ha assorbito maggiormente, hai avuto tempo e voglia di dedicarti ad altre passioni?

Ma si! A quasi 30 anni, ho sviluppato una passione per la mongolfiera coltivata per 10/15 anni, ne ho acquistate due; sono stato parte della squadra britannica in gare internazionali (europee e mondiali). Questa è stata una bella avventura! Ogni anno, per 12 anni, sono andato a gennaio sulle alpi per sorvolarle insieme ad altri appassionati come me. E’ stata un’esperienza splendida: respirare ossigeno a 6000 metri di altezza! Ho avuto anche la passione per la barca a vela e ne ho acquistata una e ho navigato  tra vari porti del mediterraneo…Italia, Grecia , Spagna…

Ho fatto altre cose, sì… però c’è sempre stata la musica!

Hai avuto una formazione essenzialmente classica, ma poi hai spaziato anche nel pop, nel rock, collaborando con artisti come i BEE GEES (da giovanissimo), PETER GABRIEL, PHIL COLLINS… In Italia con BATTISTI, BAGLIONI, RENATO ZERO, COCCIANTE, MARIELLA NAVA, LAURA PAUSINI.

Tra tutti quanti, italiani e stranieri, con chi ti sei sentito di più a tuo agio, “a casa”?

BATTISTI! Senza dubbio, in assoluto! C’è una cosa strana però…

Visto che ho fatto, in questi ultimi due anni, alcune ripubblicazioni di dischi, anche in vinile, di BATTISTI, ogni tanto, ci sono state delle serate nelle quali mi hanno invitato insieme ad altri musicisti che hanno lavorato con lui, per raccontare qualche aneddoto in merito. Beh, dal confronto con loro, sono venuto a conoscenza del fatto che BATTISTI, sul lavoro, controllava costantemente i musicisti, gli stava addosso; aveva un’idea fissa, sua, che voleva venisse fuori. Devo dire che con me è stato l’opposto! Non mi ha mai proposto una frase da suonare con uno strumento in particolare, come fanno tutti. Con questo non voglio dire che mi abbia permesso di fare tutto! Lui, però, parlava solo in termini emozionali! Per lui era importante l’emozione che trasmette la musica. Io, da lui e da Giulio (Mogol), ho imparato questa bellissima lezione perchè, venendo da un mondo, a Londra, dove avevo fatto il turnista, ero abituato al fatto che i musicisti, vengono impressionati da chi, tra di loro, ha una tecnica strepitosa, chi riesce a suonare mille note al minuto…. 

(scuote la testa N.d.A.)…

Ho imparato da Lucio e Giulio che quella non era musica, ma ginnastica! Impressionante, ma ginnastica! Meglio avere tre note perfette suonate nel modo perfetto perché, se non arriva al cuore una “botta”, la musica non vale niente!

Questa lezione, una volta appresa da loro, ho cercato di inserirla in tutto quello che faccio.

Se potessi tornare indietro, c’è qualche lavoro che hai accettato e che non rifaresti?

MMMMm….. ( sorride.. ride di gusto N.d.A)

Non posso dirti quale però….

Allora svelaci almeno il perché….

Mi è successo qualche volta di aver accettato alcune situazioni in cui oggi non tornerei perché non ho potuto fare il mio lavoro per come avrei voluto, “fatto bene”. Ingaggi fatti perché erano piaciuti miei lavori precedenti, ma durante i quali poi, mi veniva suggerito “come” produrre il disco, come arrangiare, con quali musicisti, in quale studio. Non mi hanno lasciato fare… nonostante mi pagassero per questo.

Succede! Ed è per questo che Lucio BATTISTI resta per me l’esperienza più positiva. Lui mi ha lasciato lo spazio per esprimermi. Io vengo da un mondo che parte da diverso tempo fa, da  “prima” …

Il  mio talento è quello di collaborare con musicisti veri e ottenere da loro un risultato bello e che funzioni! Io ho sempre lavorato con le sezioni ritmiche. Musicisti che suonino a tempo! Ci sono tanti che non capiscono come si possa suonare a tempo senza avere il click. Per esempio, tutto l’album, “UNA GIORNATA UGGIOSA” (L. Battisti), che è un disco rock, non ha click. Anche a Londra abbiamo sempre suonato così.

Ci sono bellissimi dischi di STEVIE WONDER, in cui lui stesso suona la batteria (e tanto altro) e che sono tecnicamente pieni di errori, però danno una botta emozionale incredibile! La trasmissione di queste emozioni col click,  col computer non si può ottenere!

Un’altra cosa importante è il groove di una ritmica!

Ottimo esempio, per me, è la base di “CON IL NASTRO ROSA” (L. Battisti). Ci abbiamo lavorato a mezzanotte, per due ore, solo quello , semplice-semplice… Finchè sentivo che eravamo arrivati al punto “caldo” in cui si poteva registrare. Groove spettacolare, ma… senza click!

Io, in generale, ma parliamo nello specifico anche di  “CON IL NASTRO ROSA”, “UNA DONNA PER AMICO” (L. Battisti) “STRADA FACENDO” ( C.Baglioni) lavoravo sempre su una base ritmica che suonava con basso, batteria e pianoforte. Poi mi mettevo coi musicisti sistemati in circolo, in modo da guardarsi l’un l’altro  e davo loro i fogli con su scritto non l’arrangiamento ( perché non avevo fatto un arrangiamento), ma semplicemente la stesura: le sigle dove c’era strofa-ritornello-ecc. 

Senza dire tanto, dicevo “Va bene, iniziamo a suonare”. Volevo sentire cosa mi “offrivano” loro e infatti questi arrangiamenti sono stati creati insieme, in comune, in collaborazione.

Per esempio in “PRENDILA COSI’”, che è stato il primo brano che ho fatto con Lucio Battisti,  l’andamento della batteria è stato inventato da Gerry Conway, il batterista! Perfetto! Su altre cose ho detto di no! Comunque ho lavorato su quello che mi hanno offerto. C’è una parte di basso, in quel brano, che è un’invenzione del bassista Dave Olney e che io ho messo nel brano , ma suonato da me sul synt perché per me funzionava di più come tipo di suono. Ho introdotto il basso vero allo special.

Vedi, oggi si lavora a casa, da soli, davanti al computer. C’è solo un cervello che crea.

Anche se dopo arriva un chitarrista a suonare non può collaborare veramente perchè è tutto già troppo condizionato da ciò che già esiste sulle tracce del computer e quindi non c’è contemporaneità nel creare e stimolo reciproco.

Quindi parliamo di una collaborazione/stimolo…

Siiiii…. Perché ogni musicista influenza l’altro con ciò che fa e il tutto influisce sull’arrangiamento. Solo lavorando così si trova la ricchezza della vera collaborazione di tre o quattro cervelli invece che uno.

C’è stato un momento della tua carriera in cui hai temuto di non poter continuare questo lavoro?

Si… più di 20 anni fa. Ho fatto, uno dopo l’altro, due o tre progetti che non mi hanno soddisfatto o perché l’artista era debole o il budget troppo piccolo o perché non mi hanno fatto lavorare come volevo…

In quel periodo ho perso l’entusiasmo! Questo ha coinciso col momento in cui vendetti la mia casa a Londra perché volevo trasferirmi in campagna. Invece di comprare la casa in campagna andai in fitto in un posto bellissimo dentro un parco enorme con alberi secolari. Utilizzai la somma ricavata dalla vendita per acquistare un intero palazzo a Londra, su 5 piani. Lo ristrutturai completamente, curando i lavori personalmente, con grande impegno, per un anno e mezzo.

Con la vendita di quegli immobili, una volta ristrutturati, ricavai un sacco di soldi e, mentre stavo pensando ad un nuovo progetto sempre in quella direzione, accadde qualcosa che non avevo previsto.

In quel momento mi chiamò per lavorare con lei, LAURA PAUSINI.

Mi dissero: “Laura Pausini vuole Geoff Westley e la London Symphony Orchestra per il suo nuovo disco”. Quindi andai a Milano per incontrarla e dissi a me stesso: “No, non devo rinunciare! Questo sono io”.

Lavorai con soddisfazione, ben pagato e libero… con  lo spazio per fare le cose come volevo io.

Mi ero preso più di un anno sabbatico,  ma, una volta “tornato”, mi sentivo ricaricato e “rinfrescato”.

Quindi ancora ti diverti a fare musica?

Si, ma adesso progetti grandi come per esempio la Sony che ti chiama per fare un disco importante e ben pagato, quasi non esiste più per nessuno!

Io adesso non voglio più lavorare sei mesi per “gonfiare” la carriera di qualcuno per cui altri prendono i meriti.

Adesso, col progetto pianistico e altre cose orchestrali, voglio lavorare sulla musica MIA finalmente!

Tu sei stato Direttore Musicale a Sanremo per due anni con Baglioni…

Cosa ti è rimasto di questa esperienza e cosa ne pensi della musica italiana oggi?

Prima vorrei ringraziare Claudio Baglioni per la fiducia che ha dimostrato in me e per la bellissima esperienza di due anni in quel ruolo che mi ha regalato la possibilità di arrangiare e dirigere per artisti grandissimi come James Taylor, Sting, Laura Pausini e  tanti altri! Inoltre ho avuto la possibilità di presentare la MIA sigla suonata da quella meravigliosa orchestra.

Il lavoro è duro, soprattutto negli ultime settimane di prove, molto intenso …. anche per l’orchestra che, in quel periodo, lavora dalle 10.00 del mattino fino alle 01:00 di notte e  sempre con grande energia ed entusiasmo. Ma, alla fine, l’esperienza porta una grande soddisfazione e sono molto orgoglioso di averlo fatto.

Per me, Claudio ha fatto un ottimo lavoro! Ha introdotto una serie di cambiamenti molto positivi. Ha posto molta attenzione ai dettagli, come fa su tutto il suo lavoro. Questo lo so bene dalla mia esperienza con lui nell’album “Strada Facendo”. So  quanto può essere pignolo! Inoltre ha voluto togliere l’invito obbligatorio a qualche artista internazionale per far emergere il nostro festival. In questo sono stato d’accordissimo con lui (ed in tutto ciò io mi considero pure io Italiano) …..

Perché bisogna considerare necessaria avere la presenza di un artista famoso americano o comunque straniero  per esaltare la qualità del nostro festival? Sembrerebbe di ammettere che gli artisti italiani non siano culturalmente e musiclmente forti ed invece lo sono eccome!

Ma per tornare quasi 30 anni indietro, a un’altra epoca. Mi ricordo bene il mio primo festival nel ’92, quando andammo con RENATO ZERO e il brano “SPALLE AL MURO”, scritto da Mariella Nava la quale fu presente, anche lei, con un altro disco che avevo appena prodotto io. Mi ricordo che fu un Sanremo classico e bellissimo! Tra i BIG c’erano un sacco di artisti, ognuno meritava di vincere! Canzoni bellissime, artisti BIG che meritavano l’etichetta “BIG”! Oggi, tra i BIG (lo so che non abito più in Italia), confesso che ho riconosciuto pochi! Ma nel ’92 c’erano Renato, Cocciante, Masini (che ha avuto un grande impatto anche se era molto giovane), Tozzi, Paolo Vallesi, Mia Martini, Mietta, Minghi, Jannacci … Una serie di progetti bellissimi scelti dal grande PIPPO BAUDO che, secondo me, ha gestito bene il festival per tanti anni… Sono un suo grande fan! Oggi sono contentissimo di vedere che è tornato anche Marco Masini, un vero grande artista.

Il RAP di oggi non incontra molto il mio gusto salvo un paio di eccezioni: Mirko e il Cane nel 2018, per esempio, mi è piaciuto un sacco e ho molto apprezzato Mahmood come vincitore dello scorso anno. Esistono nel settore degli artisti che fanno un lavoro molto interessante e creativo, ma della maggior parte non ne sono un grande fan, forse sono troppo vecchio! Per me la forza del Festival di Sanremo è sempre stata nel fatto che è una celebrazione delle meraviglie, della bellezza e della creatività della canzone Italiana.

Oggi l’ambiente è molto cambiato.

Negli anni 70-80 c’era una situazione diversa. Io parlo spesso della bellissima situazione alla RCA, sulla tiburtina a Roma, quando c’era la fabbrica, gli studi di registrazione e tutto il resto… e un artista emergente all’epoca aveva altre possibilità.

Quando parlo di artisti emergenti di allora parlo di BATTISTI, BAGLIONI, DALLA, ZERO… Questi erano artisti giovani, tutti con una voce particolare e, una volta dentro la casa discografica, gli veniva lasciato uno studio e dei musicisti e gli si diceva “Fai un album!” e, una volta finito “Fai un altro album!”.

In uno spazio di un anno o due, avevano la libertà di trovarsi artisticamente.

Oggi, ad un artista emergente è permesso di registrare solo un singolo e, se questo singolo non va bene, la carriera è finita! E’ impossibile per i giovani.

Io ho trovato una connessione per questo scopo: il giornalista Michele Neri, collegato alla rivista VINILE. Lui sceglie artisti emergenti molto bravi, di quelli che, per intenderci, non passeranno mai su Radio Italia. Lavorano nelle loro possibilità, producono canzoni particolari, musica intelligente. Ce n’è una valanga di artisti così, ma non so come farli emergere…

Adesso ti stai dedicando, dopo 50 anni di carriera, alle tue cose. Lo scorso anno hai realizzato un’opera personale, di solo piano: “DOES WHAT IT SAYS ON THE TIN”.

I tuoi sogni/progetti cosa prevedono per il futuro?

Continuerò il progetto pianistico. Appena una settimana fa ho pubblicato un nuovo video su fb e sto per farne altri tra poco perché voglio promuoverli. Sto iniziando anche collaborazioni con altri musicisti. Una con un sassofonista napoletano che entro un paio di settimane cercherò di finire in quel di Roma. Sono più o meno improvvisazioni libere in studio. Non sappiamo dove andremo a finire però suoniamo e ci seguiamo l’un l’altro. … vediamo cosa esce fuori!

Inoltre, sto per scrivere un progetto che ho concepito con PEPPE SERVILLO con cui ho già fatto delle cose. Abbiamo deciso di creare un concerto musicale/teatrale basato sul libro di Gianni Rodari: “FAVOLE AL TELEFONO”. Il libro tratta di un uomo, un rappresentate di commercio, che va in giro per lavoro e promette alla sua bambina di chiamarla ogni sera e di raccontarle una favola: Il tutto avviene in un’epoca in cui, per telefonare, bisognava parlare da una cabina telefonica e per il tempo concesso da un gettone. La favola durava pochissimo, giusto il tempo concesso, alle volte anche meno, e conteneva sempre un messaggio morale alla fine.

La musica e il racconto, sono alternate nell’essere protagonisti. A volte le ritroviamo insieme laddove la musica si abbassa e fa da sottofondo.

C’è un agente che se ne sta occupando e dovremmo debuttare a  Milano ad ottobre!

Ecco! Questo è un progetto che mi eccita molto! La musica sarà la mia!

Per altro spero di continuare anche coi miei concerti di pianoforte in estate.

Quindi, questa scelta, adesso,  ci fa capire che sei di più a tuo agio nell’ambito classico?

Si, più in questo che nel pop di oggi.

Va detto però, che io sono un grandissimo fan dei cantautori italiani di cui abbiamo parlato. Io sono arrivato in Italia musicalmente per caso. Non sono io ad aver scelto l’Italia, ma è L’Italia che ha scelto me.

Io lavoravo a Londra come turnista anche in studio e, nel fare questo lavoro, ho fatto amicizia con il direttore artistico della RCA a Londra al quale dissi che avrei voluto fare, se ce ne fosse stata l’occasione, il produttore musicale e non solo il turnista. Dopo un mese lui mi chiese se volevo fare una produzione con un artista italiano. Io accettai perché avevo voglia di iniziare come produttore. Dopo qualche giorno mi ritrovai con lui in un ristorante molto elegante, a Chelsea,  con Michele Mondella della RCA e Lucio Battisti seduto di fronte a me. Alla fine della cena, mi chiesero in quale studio volessi lavorare e quando volessi iniziare… senza parlare neanche di budget e di nulla d’altro.  Noi così partimmo!

( Sorride! N.d.A.) Oggi non sarebbe mai possibile! Non si lavora in questa maniera.

Io, tra l’altro,  non avevo nessuna idea di chi fosse Lucio! Neanche dopo un paio di mesi… finchè non arrivò un corista, mio amico, inglese che mi rivelò chi fosse artisticamente e quanto fosse importante. La cosa che colpisce è che Lucio stesso, per tutto quel tempo, non avesse sentito il bisogno di farsi realmente conoscere.

Allora, mi stai dicendo che, se il pop fosse quello buono tu potresti anche preferirlo alla musica classica?

Si, questo mondo dei cantautori in Italia, è una cosa che fate voi meglio di tutti secondo me: c’è grande melodia, grande poesia nel testo e una voce che sa cantare. Si potrebbe dire di Lucio che non sapeva cantare, ma era un interprete bravissimo anche se non aveva la vocalità di Baglioni o Renato Zero, ma come cantante aveva il suo stile. Ho sentito Giulio (Mogol) dirgli “ Non spingere! Fai uscire la voce e basta! Se la gente vuole ascoltare arriverà comunque lei da te. Non devi urlare”.

Era quello il suo modo di cantare.

Ecco io sono un grande fan dei cantautori italiani.

Mi deludono i ragazzi, i giovani che cercano di somigliare a cantanti inglesi.

-Ragazzi, rendetevi conto della grande cultura che avete! Abbracciate quella!”

Grazie per questi consigli ai giovani! Sicuramente ne hanno bisogno!

…e grazie per averci reso partecipi della tua vita artistica e personale!

Ci hai fatto un grande dono!

E’ stato un piacere!

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