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L’acqua è il costituente fondamentale di tutti gli organismi viventi. Si può ben dire quindi che l’acqua è vita. Infatti, tutto il nostro metabolismo procede per e con sostanze disciolte nell’acqua e non è un caso che nel corpo prosciugato della persona anziana esso proceda con maggiori difficoltà rispetto al corpo elastico e ricco di acqua del bambino: l’acqua costituisce quasi l’80% del peso corporeo nel neonato, e circa il 60% nell’adulto. Se è vero che nel corpo del bambino vi è più acqua che in quello dell’adulto, questo non lo protegge dalle perdite improvvise nel!a prima età della vita, perché allora ha un ricambio dell’acqua cinque volte più rapido di quello dell’adulto ed una riserva di acqua immediatamente utilizzabile proporzionalmente più scarsa. Un bambino di pochi mesi di età con un peso corporeo di 7 kg richiede un litro di acqua al giorno, mentre un’adulto di 70 kg (cioè con un peso corporeo 10 volte maggiore) può stare bene con 2 litri al giorno. Il bambino quindi ha bisogno di un rifornimento tanto più continuo e abbondante di acqua, quanto più è piccolo.

Ecco perché quando un bambino piccolo ha una malattia che comporta perdite di liquidi, quali vomito o diarrea, corre pericolo di vita se non viene subito rifornito di acqua, come si fa attraverso le vene, con le fleboclisi.

La saggezza popolare aveva già intuito questo stato di dipendenza del bambino quando affermava che i bambini sono come i fiori: possono appassire rapidamente ed altrettanto rapidamente riprendersi. Infatti il fiore avvizzisce subito con la siccità ma basta innaffiarlo per vederlo di nuovo ergersi come prima, con tutti i suoi colori ed il suo vigore.

BERE REGOLARMENTE

ll bambino deve bere quindi regolarmente ogni volta che ha sete e deve bere di più nei periodi caldi e negli ambienti riscaldati – si pensi all’estate ma anche alla scuola – e quando fa sport. E quando ha sete deve bere acqua e non latte o bevande dolci o succhi di questo o quel frutto. Il latte, infatti, è un alimento ricco e quasi completo; ma esso serve per mangiare, non per togliere la sete, anche se il bambino lo cerca volentieri per la sua freschezza di frigo, per il suo sapore, per il suo colore, per i ricordi che in lui suscita. Le bevande dolci sono gradevoli ma sono una sorgente di calorie per cui, mentre dissetano, fanno inutilmente ingrassare il bambino, con tutti i problemi che questo crea, soprattutto nell’adolescenza. Quanto ai succhi di frutta, hanno in più lo svantaggio di diseducare il bambino a masticare, come avrebbe fatto mangiando il frutto come tale, con le sue fibre e tutte le altre sostanze che non sono meno preziose delle vitamine.

La paura che il bambino ingrassi se beve troppa acqua è irragionevole. Il grasso è povero di acqua. La riprova ? Un corpo asciutto è più ricco di acqua di un corpo obeso. Ecco perché il contenuto di acqua corporea comincia a cambiare nei due sessi verso i 18 anni. A questa età il corpo della bambina, oramai fisicamente donna, arrotondato da quell’accumulo di grasso che il maschio, più muscoloso, non ha, si impoverisce di acqua. Essa infatti scende a circa il 50% del peso corporeo contro circa il 60% del maschio. Altrettanto irragionevole è la preoccupazione che il bambino beva troppo: l’acqua eventualmente bevuta in eccesso sarebbe da lui rapidamente eliminata con le urine.

L’ACQUA BEVANDA IDEALE

Che l’acqua resti poi la bevanda ideale per il bambino è rafforzato dal fatto che è praticamente insapore e questo ha due vantaggi: di impedire che venga bevuta per golosità, e di non alterare il sapore dei cibi.

Questo non vale certo ormai per l’acqua più o meno disinfettata dei nostri rubinetti, tanto vero che gran parte della gente – e direi la quasi totalità dei bambini – non beve altro che acque “minerali”. Pur avendo un prezzo superiore a quella del rubinetto, esse, gassate o non gassate che siano, hanno indubbiamente molti vantaggi fra cui la composizione costante e garantita, che deriva dalla loro origine geologica protetta e l’attento e frequente controllo (per motivi commerciali e sanitari) che rendono remota la possibilità di inquinamento da germi o da sostanze dannose per l’organismo.

La composizione costante e garantita, prescritta dalla legge nonché certificata nell’etichetta, è particolarmente interessante; queste acque, infatti, contengono disciolte inoltre sostanze minerali, alcune delle quali sono utilissime per l’organismo e le contengono in quantità diverse a seconda del tipo di acqua e della sorgente di provenienza. ;

La legge chiama oligominerali o leggermente mineralizzate le acque che contengono meno di 500 mg. per litro di sali minerali e ricche di sali minerali quelle il cui contenuto supera 1.500 mg. per litro. Non è prevista una denominazione ufficiale per le acque il cui tenore di sali è compreso tra 500 mg. e 1.500 mg. per litro ma esse vengono chiamate comunemente “mediominerali”.

IL FABBISOGNO DI MINERALI

I dati riportati in etichetta ed in particolare la composizione minerale dell’acqua hanno una notevole importanza pratica. Per esempio, nel caso che si voglia depurare l’organismo da un eccesso di sostanze accumulate è necessario urinare molto e quindi sono indicate le acque diuretiche. Analogamente, nel caso di una carenza di certi minerali si potrà scegliere, per l’uso quotidiano, un’acqua che ne contenga in abbondanza. Particolarmente frequente è la carenza di calcio nel bambino e soprattutto nell’adolescente: esso, nella fase di massima crescita dello scheletro deve accumulare ogni giorno fino a 300 mg di calcio nonché compensare le normali fuoriuscite quotidiane del minerale; il “fabbisogno” sale così a 1200/1500 mg al giorno, superando quello dell’adulto.

È frequente poi, come risulta da numerose indagini sulle abitudini alimentari, riscontrare una carenza di magnesio nei bambini e nei ragazzi. Parlando di acqua si pensi anche al fluoro che essa contiene, la cui importanza per una sana dentizione è ben nota.

In fondo, bere acqua minerale può fornire al bambino i minerali che gli mancano senza ricorrere in modo eccessivo a cibi che, sì, li contengano ma insieme a tanti altri elementi superflui o ingrassanti.

Prof. Giorgio Giovannelli, Direttore dell’Istituto Policattedra di Pediatria – Università di Parma – 2002

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