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Che cos’è un dolore? Una spina che ti offende nel profondo, dove a nessuno è consentito arrivare se non con il pensiero. Ancor di più con la capacità di capire, di comprendere quello che si prova quando ci si immerge dentro l’altro e lì, senza fare alcun rumore, si può anche sentire il dispiacere.

Passo gran parte del mio tempo consentito ad osservare più che ascoltare: il volto della gente, le espressioni che mutano al variare delle condizioni che circondano, il voler nascondere le occhiate, quelle che vanno anche da se. E questo in ogni caso! Sia quando è il disappunto che si vuol comunicare, o quando è il piacere che sorride e fugge via. E allora io mi chiedo: ma da dove? Beh, forse dal controllo, che, ancora non ho ben capito, è bene si abbia senza limitare, oppure ignorare e liberarsi avendo cura però, a non voler farsi male.

Può capitare di guardarsi dall’esterno e magari ciò che appare non ci garba. Sono quei momenti della vita in cui in poco accordo ti ritrovi con te stessa e pur essendo costretta ogni mattino a sollevarti attivando ogni funzione, che dal respiro più semplice ti conduce alla riflessione più intensa, la fatica che si prova è immensa e doppia.

Mi soffermo un istante a pensare al respiro più profondo. Prende vita da una sensazione che sfiora di sfuggita e lascia un segno, si estende, ti dà una mano se stai percorrendo una strada scoscesa e con troppi impedimenti e ti ritrovi a perdere, correndo con affanno. Ritrovare l’equilibrio costa troppo in termini di dialogo col tuo specchio. Ciò non vuol dire doversi scansare e sommessamente accettare come fosse una sconfitta, è solo un modo nuovo di intendere i progetti, abbracciandoli in un’altra dimensione e col solito entusiasmo.

Poso lo sguardo. Con tenerezza ritrovo le mani di chi ha trasmesso in me il desiderio della conoscenza.

Un pensiero dopo l’altro. Costruisco dalle fantasie e vedo concretizzati i miei sogni in un futuro non troppo lontano.

Sorrido con dolcezza. Ho deciso di inseguire il mio sentire, è lì la giusta via, senza tentennamenti né pentimenti.

L’essere umano spesso è portato inconsapevolmente a volersi fare del male.

Comincia una lotta dentro me: voglio sapere e nello stesso momento so bene che quella spina si farà sentire. La prima reazione è la voglia di fare, di più; prendo quindi dal bagaglio delle cose che appartengono e a me più care la sete di sapere e, trovando fra le pagine le scintille giuste e vive, parte un fuoco che si espande riscaldando, dipingendo, con i colori più accesi ma delicati, le pagine alle quali sono più legata. Una parola tira l’altra, un concetto, un’idea che prende piede e si concretizza preparando il preludio a questo inverno, che rimane la stagione dove sento esprimerò la parte più intensa e vitale di me stessa.

Porto avanti tutto ciò che gratifica e mi piace, tutto insieme senza alcuna preferenza. Spesso corro il rischio di inceppare, ma non conosco altro modo. Ho bisogno di soddisfare nello stesso istante e con uguale intensità quanto leggo, studio, imparo. E, alla fine, faccio mio.

Sono stanca. Mi guardo intorno e vedo niente.

Aspetto e con una punta di amarezza ripropongo il mio progetto. È sempre così difficile staccarsi dalle cose, perseguo senza insistere, ho bisogno di proteggermi. Questa sera mi rispetto, lascio entrare un po’ di tranquillità, cercherò di addormentarmi inseguendo i miei sogni di bambina. Facendo posto nell’archivio della memoria provo a risentire una mano grande e fredda, accarezza il viso e promette storie vere, quelle che ti lasciano cavalcare in una nuova dimensione fatta di libri da divorare e di scoperte da svelare.

Traccio una linea con la punta di una matita a congiungere due punti sistemati ai bordi di una vita troppo intensa. La conoscenza si sposa col piacere di arricchire, incontra nel percorso i propri desideri e prende il volo.

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