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Come riusciamo a mantenere la calma nei momenti in cui siamo oppressi da fattori sociali?

A cosa si riferisce, in particolare?

Per esempio, a tutto ciò che produce stress.

Lo stress è la risposta che noi produciamo alla necessità di adeguarsi ai fattori esterni: dovere quotidianamente percorrere lunghe distanze per recarsi al posto di lavoro; essere messi “in mobilità” aziendale, o in cassa integrazione, giusto per citare argomenti di scottante attualità, sono alcuni dei fattori sociali che producono stress. Allora, come fare per adattarsi? Imparando a realizzare una valutazione corretta di ciò che si dispone, per riuscire a far fronte alle nuove esigenze, magari costruendo, anche, nuove opportunità.

Se perdiamo il lavoro, quale deve essere la reazione più corretta?

È indispensabile riuscire ad operare valutazioni razionali oggettive. Per noi essere umani del ventunesimo secolo, un avvenimento del genere può essere drammatico, ma solo perché siamo abituati ad avere un flusso economico che ci consente di mantenere un elevato standard ma che ci comporta un impressionante fabbisogno; se ci rifacciamo alla vita in Italia agli anni ’40, allora potremmo concludere che, con quelle esigenze, con pochissimo capitale in banca, noi potremmo tirare avanti per molto tempo, fino a quando non riusciremmo a costruirci un altro lavoro: questo è il risultato di valutazioni corrette. In Russia mi risulta che molta gente guadagni poco più di 50 Euro al mese: una persona, in Italia, con 50 Euro al mese, non è escluso che si suiciderebbe! Di fronte a situazioni del genere bisogna organizzarsi per costruire un altro lavoro e se non sappiamo fare nulla o quasi nulla, diviene indispensabile imparare a fare qualcosa, sulla base delle richieste di mercato… e in questo modo si risolve!

Nel momento di troppo stress come riusciamo ad equilibrarci tra la vita lavorativa e la vita affettiva? Dobbiamo privilegiare sempre una delle due cose?

Fra le due, c’è una terza da privilegiare: la nostra vita! In quel momento possiamo prendere in considerazione l’idea di “fermare tutto”, per salvaguardare la nostra sopravvivenza, poi valutiamo come gestire al meglio il rapporto con il lavoro, il rapporto con gli affetti e il rapporto con il tempo libero.

È vero che impegnandoci negli hobby, sprechiamo delle energie utili?

L’hobby rappresenta un’occupazione gratificante del proprio tempo libero che non comporti, in genere, ritorno economico. Premesso ciò, risalta con evidenza che, chi pratica un hobby con metodicità e frequenza abituale, non deve ricevere molte gratificazioni mediante la propria attività lavorativa. Di conseguenza un hobby, molte volte rappresenta un’utile valvola di sfogo delle tensioni ed un’opportunità per sentirsi utili e validi.

Quando non svolgiamo nessuna attività lavorativa, sprechiamo energia passivamente o ci ricarichiamo?

Dipende dal contesto. Se scegliamo, strategicamente, di trascorrere del tempo lontani da un’attività lavorativa per riposarci da tensioni accumulate, la pausa sarà certamente utile. Al contrario, se il “fermo” è conseguente ad una inattivazione sistematica, produrremo ciò che tecnicamente viene definito ipostress (stress al di sotto di un livello soglia sostenibile). Questo porterà al tedio ed ai suoi “derivati”.Può accadere che una persona passiva, non si annoi?

È difficile che si determini una situazione del genere. Solo a condizione che la persona svolga una vita vegetativa da “reclusa”, si può osservare una simile anomalia, del tutto fuori dal comune, comunque!

G. M. – Medico Psicoterapeuta (9 Maggio 2009)

Si ringrazia Giuseppe Dattis per la formulazione delle domande, la trascrizione dell’intervista e la stesura del dattiloscritto.

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