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Il termine psicosomatico, identifica un elemento di congiunzione fra la propria attività mentale (quindi, quello che pensiamo) e il nostro corpo.

Non c’è organo o apparato che non risponda alle sollecitazioni del sistema nervoso e, quest’ultimo (come ampiamente dimostrato), “azionato” dalla mente (che è il suo software) dialoga col resto dell’organismo e gli “dice” cosa fare.

In più, c’è una situazione particolare che riguarda la nostra pelle: quest’ultima, durante il periodo embrionario (nei primi tre mesi di vita intrauterina) nasce da una struttura che si chiama “ectoderma”, da cui vien fuori anche il sistema nervoso.

In pratica, questi due, sono assimilabili ai gemelli siamesi: è naturale, quindi, che quando il cervello ha qualcosa da dire “utilizzi” la pelle, per parlare. Nel bene e nel male..

In pratica, alla nascita non ci è stato spiegato ma,ciascuno di noi, è costretto al rispetto di norme e regolamenti deviando dai quali, i nostri “anfratti” più intimi, cominciano a ribellarsi. Se il nostro cammino esistenziale, in qualche modo compensa le “deroghe” o si riallinea a quanto “Madre Natura” pretende, allora procederemo senza troppi scossoni. In caso contrario, la mente utilizzerà gli sbalzi d’umore, i disagi psicologici che conosciamo bene… oppure, il suo braccio armato: il corpo. Attraverso il “ponte” psicosomatico.

In conclusione

Si resta sempre più convinti del fatto che sarebbe opportuno agire seguendo una sorta di percorso di autoCounseling: in pratica, non considerarsi dei malati (neanche potenziali) ma, piuttosto, persone che “debbono” imparare ad ottimizzare quello di cui dispongono.

Il passato, coi suoi rimpianti, prende sempre più spazio… e la vita sparisce, man mano sotto i tuoi piedi; ti rendi conto che non stai andando da nessuna parte?” (cit.)

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