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Ho la fortuna di lavorare in un posto un po’ fuori dalla città, facilmente raggiungibile e completamente immerso nel verde, anche se sembra spuntare come un fantasma nel bel mezzo della strada più veloce. Molto spesso mi addentro nelle stradine che lo costeggiano e lo accolgono, mi gusto il paesaggio e mi fermo a chiacchierare con la gente del luogo.

Mi piace stabilire contatti con le persone meno probabili, entrare nella loro quotidianità e respirare l’intensità della semplicità che le contraddistingue.

Una pausa…

Uno dei miei più grandi desideri è quello, un giorno, di mollare tutto e ritirarmi senza alcun richiamo tecnologico, non dico a vivere la terra, ma quantomeno a nutrirmi di natura senza alcuna contaminazione.

Forse è per questo che spesso mi inerpico nelle strade di campagna con la mia più fedele compagna di vita che, chiassosa delle note che preferisco, mi porta in giro senza pretese e senza creare alcun problema di genere umano.

Ho uno strano rapporto con gli animali. Sono attratta da alcuni di loro, li osservo nei comportamenti e mi intenerisco quando sono cuccioli, ma nel momento in cui spontaneamente la mia mano si allunga per sfiorarli e provare il piacere della vitalità di una carezza, mi ritraggo quasi come se avessi paura.

Adesso mi fermo a ricucire quanto ho scritto.

Qualche giorno fa, in uno di quei momenti in cui senti l’impellente necessità di purificare l’animo, le mie mani alla guida del volante mi hanno trascinata in un posto senza suoni, riempito della sola aria pura sovrastata da un cielo terso nelle nuvole, con l’azzurro più nitido che quasi stimola e sollecita la parte più tenera della mia persona. Qualche lacrima è scesa lentamente, liberando quel senso di oppressione che talvolta costringe in gola il respiro più bello.

Fra una curva ed un’altra, fermo lì sul bordo della strada, a scodinzolare con tutta l’energia concentrata nella coda, un cagnolino nero, visibilmente provato dai morsi della fame e pronto con tutto se stesso ad attirare la mia attenzione. Scendo dalla macchina, ma non ho il tempo di avvicinarmi perché è già lì nelle mie gambe a trasferirmi il suo affetto col calore. Sono piena di propositi ma è in questo momento che viene fuori una parte che proprio non riesco a tollerare. Vorrei e non vorrei, mi piacerebbe accoglierlo e contemporaneamente mi sento persa.

Sono passati due giorni e il mio senso di colpa aumenta a dismisura. Ho provato nella mia vita, purtroppo varie volte, il senso dell’abbandono. Ancora oggi quando i miei conflitti fanno da barriera al crescere dei più bei rapporti con le persone, scatta la difesa, cerco di recuperare quando sento che sto per perdere, vorrei lasciarmi trascinare ma, alzando le braccia a proteggermi, finisco per comportarmi senza alcuna dignità verso la mia persona. È solo per paura, l’abbandono.

Mi si riempiono gli occhi di lacrime se ripenso a ciò che non sono stata in grado di fare, l’ho lasciato lì quando poco sarebbe bastato per ridargli una possibilità.

Come forse ho già avuto modo di raccontare, sono cresciuta in mezzo ai fiori e piante, in quanto mia madre possedeva questa passione. Mi piaceva tantissimo osservarla quando riversava il suo amore, il tempo che dedicava alla cura, foglia per foglia, il vaso sempre pulito, l’acqua piovana per renderle un po’ selvagge e la sistemazione nel posto più soleggiato per l’intensità di luce. Sono quasi sicura che parlasse loro, magari quando si trovava a casa sola perché noi tutti fuori. Naturalmente, oggi, quando mi trovo in mezzo al verde in me scattano tutti i più bei sentimenti, annuso il più bel profumo del passato e mi commuovo addolcendo ogni parte. Purtroppo non ho ereditato questo dono, ma qualcosa lo tengo per me a ricordarmi quanto è stato e anche a tirarmi su nei momenti più bui, quando si ha bisogno solo di una persona… Mi piace fantasticare sulle cose che vedo, dedicandogli dei significati particolari. E così, una piantina variopinta di colori mutabili in funzione della luce diventa Fernanda, che a fatica cerca di sorreggersi senza aiuto. Ma alle sue spalle, vive un cespuglio della stessa natura, più grande e forte, sistemato in silenzio ad osservare. È da quando vi ho aperto la porta che lo stelo esile si sforza di nutrirsi e andare avanti.

Il ricatto.

Questo è un pensiero complicato, difficile da districare senza urtare… che non so se riuscirò a comunicare. Potrei iniziare dicendo che in certi momenti della vita non sempre si può scegliere, sei costretto ad accettare, parte un compromesso e non hai nemmeno il tempo per pensare. Prendi consapevolezza che forse sei molto fuori di casa e quel senso di familiarità che aveva un po’ sciolto il nodo potrebbe sgretolarsi, ricordandoti che alla fine è sempre su te stessa che devi poter contare.

Quando affermo e combatto ogni spiegazione o suggerimento alla traduzione dei segnali emotivi può anche solo essere un motivo semplice e terreno. Vorrei potermi non sentire troppo sola, senza complicazioni nei legami degli affetti e in libertà, accompagnata sempre e soprattutto dal rispetto verso gli altri. Ma le modalità di interazione sono difficili e non vanno trascurate in nessuna maniera, devo sempre ricordare a me stessa che qualunque sia la natura dei rapporti nulla si deve mai dare per scontato. Anche quando ti senti in diritto di…perché stai lavorando sulla tua persona.

Faccio fatica a tenere separate le cose, mi si uniscono dentro e fanno confusione e così mentre delineo un progetto di ricerca improvvisamente mi ritrovo a pensare ad un lato di me stessa che dovrebbe ammorbidirsi, magari senza chiamare in causa una sinapsi o, ancor più all’interno, un tratto di genetica che potrebbe e dovrebbe interagire.

Forse ho acquistato qualcosa in più, ma ho perso un po’ della mia spontaneità. Come sempre è il giusto equilibrio la chiave del benessere e, anche se contrasta molto col mio modo di essere, non posso che rassegnarmi al suo raggiungimento.

Oggi mi sento un po’ di meno…, un po’ di meno di Fernanda, qualche vertigine che parte senza chiedere, un po’ di tristezza per avermi salutato, consapevolizzato che si vive in mezzo agli altri e vuoi o non vuoi un po’ ti devi adattare.

Il ricatto, ci tengo a precisare, non si riferisce ad una via sbarrata che si è frapposta fra me e il mio obiettivo a meno che…, quanto ad una opportunità che si è posta, forse un po’ duramente e che non trovava in alcun modo la via per entrare. Ad essere sincera la sensazione non è delle migliori, ma in pentola ci sono tutti gli ingredienti: i sentimenti buoni col trasporto senza limiti, la voglia di fare a migliorare, anche la capacità di comprendere facendo un po’ a pugni con se stessi. Insomma, io non mi tiro indietro mai fin da quando ero piccola. In fondo le persone migliori sono quelle che fra tanti massi trasportano i più grossi, lasciando scegliere sempre prima gli altri e speranzosi nella correttezza di chi li circonda…

25 luglio 2008

Fernanda

IL GIORNO DI DOLORE CHE UNO HA(Luciano Ligabue)Quando tutte le parole
sai che non ti servon più
quando rubi_il tuo coraggio
per non startene laggiù
quando tiri in mezzo Dio,
o_il destino_o chissachè
che nessuno te lo spiega
perchè sia successo_a te
quando tira_un pò di vento
che ci si rialza un pò
che la vita_è_un
pò più forte
del tuo dirle “grazie no”
quando sembra tutto fermo,
la tua ruota girerà 
sopra_il giorno di
dolore che uno ha
Tu ru ru
Tu ru ru
Quando_indietro
non si torna,
quando l’hai capito che
che la vita non è
giusta come la vorresti te
quando farsi una ragione
vorrà dire vivere
te l’han detto tutti quanti
che per loro_è facile
quando batte_un pò di sole
dove ci contavi_un pò
e la vita_e’un pò più forte
del tuo dirle”ancora no”
quando la ferita brucia
la tua pelle si farà 
sopra_il giorno
di dolore che uno ha
Tu ru ru
Tu ru ru
Quando_il cuore senza_un
pezzo il suo ritmo prenderà 
quando l’aria che fa_il
giro_i tuoi polmoni beccherà 
quando questa
merda_intorno
sempre merda resterà 
riconoscerai l’odore
perchè questa_è la realtà 
quando la tua sveglia
suona_e tu ti
chiederai che or’è
che la vita_è sempre
forte molto più che facile
quando sposti_appena_il
piede il tuo tempo
crescerà 
sopra_il giorno
di dolore che uno ha
Tu ru ru
Tu ru ru
 

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