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Prendo il cuore fra le mani, metto da parte le paure, mi sforzo di superare gli ostacoli che impediscono di osare.

Voglio parlarti con l’anima, cercando di non pensare, lasciandomi trasportare e disegnando qualcosa che possa dar vita ai miei sogni. Mi abbandono, guardo al di là dei tuoi occhi, trovo uno spiraglio di luce che aprendo una breccia mi consenta di entrare e godere del profumo che avvolge il tuo sentimento. Cercherò di capire da dove vieni, quali sono i movimenti che hanno guidato le tue emozioni, cosa ti ha reso diverso ai miei occhi.

È una notte stellata, di stagione da gustare ed incominciare senza aver alcuna voglia di tornare, in giro per le strade in compagnia di me stessa e cercando me stessa, trovando la quiete e assaporando l’estate.

Un prato sospeso sul mare, illuminato dal chiarore delle luci sfuocate. Immagino un silenzio che dall’alto discende ricoprendo i rumori, rimane in lontananza soltanto il dolce suono delle onde che vuole arrivare.

Riesco a non portare fuori il senso che avvilisce e sfinisce. Senza reprimere, al contrario maturando la comprensione, guardando finalmente attraverso le cose, senza paure.

Oggi in me cresce l’ansia, il desiderio più profondo. Ma questa volta non accompagnato dalla smania, dalla fretta di provare. Quasi come un senso di pace all’interno, visibile anche ai tratti del viso, distesi e rasserenati.

Non voglio aver paura, non voglio preparare, costruire un pensiero.

Voglio che sia dolce e naturale come lo scorrere lento dell’acqua ai margini di un fiume. Voglio che sia come la sensazione di benessere che può darti la visione di un paesaggio incantato, la luce di un tramonto che filtra attraverso i rami degli alberi in un bosco che ritorna ad essere verde, dopo i giorni di gelo.

Il gelo. Paralizzante come le parole che non trovano una via d’uscita, che rimangono imprigionate, legate alle lacrime mute nella parte più nascosta dell’anima. Pungente come il silenzio che nasce dall’imbarazzo.

Dovrà essere come la voglia che naturalmente vive quando sei aperto alla vita, anzi quando senti che la vita scoppia dentro, orgogliosa di inondare e nello stesso tempo smaniosa di concedere.

Dovrà essere come quando senti di avere afferrato al volo la nota giusta che mancava all’armonia di quella musica che accompagna i giorni della tua vita.

Vorrei sedere accanto a te, raccontare senza dover formulare le parole. Fare in modo che vengano fuori così, senza riflettere, senza inventare, senza alcun timore, come quando escono dalla penna e accarezzano i fogli delle mie giornate.

Accarezzerò le tue mani, toccherò il tuo viso, ogni tratto, le guance, la bocca. Non ti chiederò di raccontare, voglio che naturalmente tu venga verso di me. Senza condizionamenti, solo con la voglia e la magia che accompagna le notti di tenerezze.

Sarà intenso come lo sguardo che penetra, emozionante come la dolcezza del sentire.

Stasera vorrei poter dare forma alle parole, incontrare i tuoi occhi e sentirmi finalmente libera.

Fernanda (7 giugno 2009)

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