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Nei giorni a venire riproverò a guardare lontano. Allungherò lo sguardo fino a che non inciampi, incrocerò l’orizzonte, guarderò oltre.

Adoro entrare negli ambienti che sanno di profumo di semplice. Odori di Natura, di fiori di primavera, di estate imminente. Mi ritrovo con le mani impegnate, ma a volerle liberare, per poter toccare ancora una volta, ancora di più.

Esco, senza pensare a quello che mi aspetta. E senza accorgermene mi trovo in riva al mare, brillante a tal punto da sembrare innaturale. Mi addormento di un sonno leggero e, al risveglio, mi chiedo da dove nascono i sogni. Un desiderio irrealizzato, inconsapevolmente vissuto durante la notte.

Provo a dare voce ad uno stato d’animo altalenante, fra quello che addolcisce la mia anima e ciò che la indurisce in questo momento, che mi rende incredula, a portarmi con i piedi per terra ad assorbire la realtà del momento. Che forse non ho mai voluto vedere. Resto attonita di fronte all’arroganza del potere assoluto. Non mi arrenderò ad un sistema che non mi appartiene.

Riuscirò mai ad operare una conversione di energia? Ma poi, in fondo, perché? Solo per evitare di soffrire indirettamente per qualcosa? Non so, temo che la reazione alla fine si trasformi in una costrizione, quando, a voler controllare alcune cose, si finisce per creare un blocco, che in qualche modo dovrà pur sfociare.

Mi guardo bene dentro e dall’esterno e con un grande gesto di affetto nei miei confronti, decido che forse è meglio allontanarsi per un po’, restare in altro posto a riprendersi.

La verità sta nel mezzo?

Beh, dipende da dove ci si sistema ad osservare, quanti sono i punti di vista, da dove si vuole partire e dove si vuole arrivare.

Mi annoia ormai qualsiasi momento scontato, mi scontro con l’indisponibilità a dover subire per solo colmare un buco.

Avverto il freddo nelle mani e d’istinto le ritraggo. È tardi ormai. Una tempesta di stelle lascia il posto al rosso di un’aurora che preannuncia un giorno nuovo. Diverso, completamente diverso.

Mi piacerebbe che chi più mi vuole bene si accorga della necessità che il mio “discreto” modo di essere impone al mio viso il bisogno di ridipingere la sua espressione a non lasciare intravedere. E quando non riesco a “sentire” ne soffro tantissimo.

Sto chiedendo forse troppo? O solo un po’ di più?

Osservo la delicatezza che si mette nei gesti e nelle parole, l’accortezza nel cercare di non ferire e i tentativi di superare se stessi nelle proprie difficoltà.

Un momento di grande smarrimento.

La poesia dei sentimenti veste di magia qualunque cosa. È come dire che guardare con gli occhi dell’anima arricchisce di delicatezza ogni angolo di mondo. E così mi immergo lentamente nella gelida freschezza di una giornata fuori dagli schemi e dalle regole. Assaporo la leggerezza, che lascia scivolare senza penetrare, respiro il profumo, puro da qualsiasi contaminazione. Mi diverto a ricordare il naturale piacere del disordine quando tutto ciò che appare in superficie si increspa leggermente.

Con un po’ di delusione lascio che le parole mi investano, senza darmi alcuna possibilità di esprimere quello che ho dentro. Che peccato! Avrei voluto urlare tutto il dolore che mi riempie. Con discrezione come sempre e usando tutta l’accortezza che mi appartiene, a non fare del male, solo ad essere partecipe.

Rifletto a lungo su un’immagine virtuale, un messaggio inviato chissà da dove e in quale momento. La percezione, ancora una volta, è una dolce trasmissione di energia che nulla ha a che vedere con l’emozione soffocata.

Fernanda – 11 Giugno 2011

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