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Fra le onde dell’amore perduto.
 Pensieri degli anni difficili Immagino l’interiorità di ogni essere umano organizzata a compartimenti, anzi a cassetti. Oggi, in questo sabato, ultimo di una delle tante settimane faticose della vita, sento come un richiamo, la necessità di condividere senza dover interagire, la voglia di lasciar fluire le parole ignorandone il suono. E così mi sposto. Là dove sento il sapore dell’aria fresca, dove le voci e il silenzio avvolti dal profumo diventano un tutt’uno, dove fra gli sprazzi di cielo spiccano le luci indifferenti a tutto questo. La fluidità della comunicazione. L’intesa, anche solo ad un rapido sguardo, al primo mattino nonostante la confusione della notte, che sfuma i confini fra la realtà e i suoi sogni. Le parole che provano ad uscire non sempre trovano la giusta collocazione e spesso finiscono per accumularsi rinforzandosi, creando quasi una barriera alla giusta comprensione. Ma… inebriata dai colori del contorno, affascinata dalle possibilità, incantata dalle note di una meravigliosa Canzone dell’amore perduto (Fabrizio De Andrè), mi perdo nella strada insieme alle mie solite mille domande. Da cosa nasce l’incomprensione? Forse dalla mancanza di conoscenza, dalla fretta di arrivare senza volersi troppo sforzare, dall’innocente desiderio di avere tutto subito. Se non ci si ferma a considerare, a smontare, analizzare per cercare di capire si corre il rischio di impantanarsi: anche quello che mai immaginavamo potesse dare aria al nostro respiro, viene fuori così , crudo, nella sua durezza di comportamento tipico dell’essere umano. Di essere umano che ha deciso in quel momento di voler dare la parte peggiore. La parte peggiore… Una folata di vento, torno in me come avessi visto, all’improvviso, un frammento di futuro dalla finestra del passato e provo la paura. Mi avvio correndo a braccia aperte nel freddo penetrante del tardo mattino. Già sfibrata e stanca, quella solita attività basale intensa succhia energia al corretto processamento del pensiero e viene fuori la parte peggiore.Tirata da tutte le parti , mi ritrovo di fronte i miei limiti, investita dal vortice del mio egocentrismo che mi lascia vedere solo il mio punto di vista.Una spina di tristezza.Guardo spaventata nell’archivio delle cose non dette e penso alla cura. Alla cura da dedicare ai rapporti fra le persone, che si tratti di amore o amicizia o di qualsiasi altro sentimento che lega. Le cose non dette si accumulano innalzando i muri, definendo i confini, creando un po’ di freddo… Mi ritrovo nuovamente fra le note dell’amore perduto. La salita rallenta il mio percorso, cado e sempre con più difficoltà mi rialzo, ma… sempre in piedi. Con un po’ di meno o con qualcosa in più? Una giornata alternata fra momenti di luminosità a grigiore. La stanchezza mi trascina abbattendo, ma la potenza della sete mi sostiene costringendomi a soddisfarla, sempre più. Ci sarà un tempo per riposare.
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