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Per non perdersi nell’assurdo!


A spasso, verso un futuro migliore.

Sta per concludersi un altro anno della mia giovane esistenza e avverto, dal sottoscala della mia memoria, affiorare tante idee che lei mi ha inviato per insegnarmi come si può cambiare, pur restando, intrinsecamente, fedeli a se stessi. “Non sprecare i momenti della tua vita” è un messaggio che spesso mi ripeto da sola, però ho difficoltà a tradurlo nella realtà. Cosa vuol dire, in pratica?

Convenzionalmente, il tempo viene definito come “La dimensione all’interno della quale viene concepito e ricordato il trascorrere delle cose e degli eventi”. Questo si ricollega al concetto di tempo fisico (lo “scorrere” degli eventi) ed a quello di tempo psichico (come viene percepito lo scorrere degli eventi): in pratica, il tempo può assumere una durata soggettiva, in relazione al proprio umore del momento e al meccanismo della “sensibilità” percettiva.

Con il termine vita connotiamo tutto quello che ci riguarda (vicende, esperienze e vicissitudini) dal momento del concepimento a quando, come comunemente si dice, “traslochiamo da questa valle di lacrime”. Il tempo rappresenta l’unità di misura che ci consente di scandire e misurare i vari momenti della nostra esistenza. Sui dizionari della lingua italiana, infatti, la vita viene definita, come lo spazio di tempo, compreso fra la nascita e la morte.

Alla luce di ciò, quello di non sprecare i propri momenti, diventa un invito ad utilizzare correttamente il tempo a sua disposizione, senza devolverlo per cause dalle quali non trarrà profitto di alcun genere.

E qui ho qualche conflitto. Infatti io credo, da avvocato, che sia corretto il dover accettare tutte le opportunità lavorative che mi si presentano compresi ad esempio, incarichi da persone che non hanno disponibilità economiche…

Scusi, ma se una persona non la paga, che opportunità è?

È vero, però, se io inizio un’azione per una persona che molto probabilmente ha ragione, c’è la speranza che poi paghi il soccombente.

A parte il fatto che, come disse Francesco Bacone, “La speranza è una buona prima colazione, ma è una pessima cena”… per intanto lei deve sviluppare una grande mole di lavoro gratuito. E per quanto tempo?

Il tempo di durata di un giudizio, che è variabile.

E se poi, durante l’interminabile periodo che può durare un procedimento legale, il suo cliente cambia idea e non vuole più andare avanti… Lei che fa?

Avrò perso tempo e soldi.

E quindi?

Allora, necessariamente, dovrò farmi pagare la consulenza, a prescindere. Oppure scegliere in base ad altri parametri come, ad esempio, la possibilità di acquisire (attraverso un’azione legale) esperienza e competenza che mi rendono un professionista migliore.

Ovviamente, porsi un interrogativo come il suo, ha senso se si ha poco tempo libero a disposizione. È chiaro che, se una persona è disoccupata ed ha molti spazi da riempire e molta parte della giornata la passerà a bighellonare o a sentirsi inutile e precaria. Quindi, un individuo normale, sano ed equilibrato, in questa Società, non dovrebbe avere molto tempo a disposizione, in base al famoso principio dei gettoni di libertà di cui parlava Luciano de Crescenzo in un suo libro, per cui ogni giorno abbiamo in dotazione 24 gettoni di libertà (uno per ogni ora della giornata) da spendere nel lavoro, nelle relazioni sociali e nel riposo: a quel punto, ne restano a disposizione solo pochissimi per il proprio tempo libero; di conseguenza, bisogna decidere se vogliamo reinvestire il patrimonio residuo per produrre qualcosa di utile ai fini dell’esperienza (e restare “a secco”), oppure riservarcene qualcuno rinunciando a qualcosa. È una serie di riflessioni da fare in funzione degli obiettivi, in funzione delle necessità, in funzione della maturità, in funzione dei pochi gettoni di libertà che ci restano, dal momento che, la maggior parte di noi, vende il proprio tempo (attraverso il lavoro) in cambio di soldi.

Ma non si rischia, in alcuni periodi di vita, come il mio attuale, di rimanere quasi senza gettoni di libertà, per l’impegno notevole da profondere nella costruzione di un nuovo e redditizio sistema lavorativo?

Ho avuto modo, lungamente, di discutere di tali tematiche nella ricca sezione dei dialoghi “sulla saggezza del vivere”

In verità, ci siamo allontanati molto da un modello esistenziale corretto a cui tendere che ci porterebbe, ad esempio, ad immaginare (e realizzare) un lavoro per trascorrere la nostra vita in maniera “nobile” e costruttiva e non sentirsi costretti ad ingannare il tempo per evitare di contare quanto ci separa dalla morte

Cosa accade, invece?

Che si vive in una dimensione paranoica perché, da una parte, la prospettiva di un lavoro si allontana sempre di più mentre, nel contempo, (anziché notare individui alla ricerca di una strategia atta a risolvere le contingenze, in maniera programmatica e organizzata) osserviamo che, quasi tutti, in un modo o nell’altro, riusciamo a stressarci, ingarbugliandoci all’interno di mille rivoli da cui non si riesce ad emergere.

Sostanzialmente, se ci fermiamo un attimo a riflettere, noi cittadini siamo asserviti ad un sistema che ci condiziona in maniera da uniformarci nei comportamenti, rendendoci simili ad un gregge di pecore: sistematicamente passerà qualcuno a tosarci (ad esempio, attraverso l’obbligo di imposte rese necessarie da malversazioni di ogni genere) senza alcun rispetto della Natura Umana, che porta a cercare il “senso” e la libertà, in ogni nostra azione.

Se, come spesso accade, non riesco a trovare il tempo e il modo di apprezzare quello straordinario processo che regola il funzionamento della Natura (un’alba, un tramonto, un ruscello che scorre, un fiore che sboccia, un figlio che cresce, etc.), certamente, starò andando in una direzione insensata. Infatti, qualunque nostra decisione (che si tradurrà o meno, in un comportamento), viene presa alla ricerca di un piacere mentale: o per creare “meraviglie”, o per acquietare un conflitto.

Il sole, con tutti i pianeti che gli girano attorno e che dipendono da lui, ha sempre il tempo di far maturare un grappolo d’uva come se non avesse altro da fare nell’universo…” (Galileo Galilei)

Allora, agire per produrre a forza (perchè costretti, magari) ci allontana di parecchio, dal piacere di stare lì, in quel momento, a quelle condizioni. E quindi?


Si può operare per raggiungere un punto di equilibrio fra “il senso delle cose che facciamo” e “il sopportare tante cose che dobbiamo fare”. Forse, mai come in questo momento storico, siamo chiamati (nostro malgrado) a far fronte alla causa comune di uno Stato sciupone, un po’ come durante la seconda guerra mondiale, quando si era “invitati” a donare l’oro alla Patria!

Renderci conto di una simile realtà, ci crea una situazione di frustrazione ma ci fa ridurre la presenza dell’egocentrismo perchè dobbiamo accettare l’idea di essere solo elementi di un sistema. Potremo continuare a sentirci importanti, sul piano personale, come individuo al centro delle proprie attenzioni ma ridurremo questa presunzione di importanza, scendendo in un ambito collettivo.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare il concetto dello sviluppo sostenibile che consente di conquistare e stabilizzare, senza precarietà. In questo modo si avranno delle buone fondamenta che eviteranno “crolli” di fronte ai eventi della crisi.

Il problema di tutto, al momento, è dato dal fatto che lei resta senza gettoni da spendere, per un impiego incongruo. Purtroppo non ha ancora acquisito una mentalità da libero professionista (ma questo è frequente in ci comincia ad entrare nei circuiti lavorativi) per cui, molto spesso, accetta incarichi senza preoccuparsi di chiedere un compenso, come poteva accadere quando svolgeva il tirocinio presso qualche suo collega anziano: ora, però, i tempi sono cambiati ed è normale ricevere un compenso per il tempo che impiega nella soluzione dei problemi.

Come posso migliorare, allora?

Posso dirle che la programmazione di un lavoro, va fatta a tavolino:

  • Valutando gli obiettivi e costruendo la strategia più idonea, in base alle competenze ed alla motivazione;
  • Individuando la strategia di penetrazione nel mercato in cui si è deciso di operare;
  • Operando una verifica preventiva, per ridurre il margine di rischio.

Interessantissimo!

Mi sono limitato a riportarle qualcosa di quello che ho pubblicato nell’articolo Come si industrializza un’idea

Dovrò leggerlo in maniera approfondita.

Comunque, dalle sue spiegazioni, ho capito che, per usare bene il proprio tempo bisogna impiegarlo per appagare i bisogni ed esigenze “reali e concrete”. Magari cominciando da quelli indispensabili, poi quelli che ci fanno capire la differenza fra vivere e sopravvivere e, quindi, tutto quello che altro possiamo…

Ho già pubblicato in un articolo dedicato a “i Bisogni degli esseri umani”, ed è quello che serve per la risposta che cerca. Ad ogni buon conto, per non farla rimanere a bocca asciutta, posso fornirle una spiegazione schematizzata.

Dunque, come già sa, quello che ci garantisce la sopravvivenza, in senso lato, rientra fra i bisogni necessari indispensabili (ad esempio, tutto ciò che ruota intorno alla protezione dal freddo, al cibo, all’assunzione di un corretto apporto idrico, alla possibilità di soggiornare in un luogo riparato, all’attivazione della propria mente, etc.); tutto ciò che consente di raggiungere quelle gratificazioni realizzanti in grado di dare un senso concreto alla propria esistenza (autostima, autoaffermazione, integrazione sociale nel rispetto della tutela della propria identità, appagamento sessuale all’interno di un valido rapporto d’amore, programmazione ed autorganizzazione, riservatezza, garbo e cortesia, etc.) rientra nei bisogni necessari allo sviluppo di un’identità corretta e matura: una sorta di standard “ISO” tipo quello che garantisce, in ambito europeo, la certificazione di alta qualità; quanto funge da rodaggio, per consentire di scoprire i limiti dell’egocentrismo a favore di un corretto rapporto di “scambio solidale”, viene definito periodo delle fasi transitorie e dovrebbe essere superato entro i primi 20 anni di vita (identificazione, studio solo per obbligo sociale, competizione con gli altri ed ambizione scorretta, sesso senza amore, gregarietà, autoritarismo, ricerca di protezione e sicurezza in funzione di altri, autostima in funzione del giudizio altrui, etc.). In aggiunta a questi, esistono anche, gli elementi che ci consentono di integrarci socialmente, soprattutto per ciò che concerne un lavoro ed una buona qualità della vita in termini di “reale” comodità), rientrando nelle necessità del tempo storico: ad esempio, l’automobile, il computer, l’erogazione dell’energia elettrica, i mezzi di comunicazione di massa (TV, Radio, Editoria, Internet). In ultimo, abbiamo i desideri, che riguardano tutto ciò che, per lo più, esprime compensazioni, conformismi ed altri elementi da fasi transitorie (in cui si trovano esseri umani non “propriamente maturi”). Compensazioni perchè attraverso il possesso di questi oggetti, ci si distrae un po’ dalle frustrazioni (senza risolverle). Conformismi perché la Società impone di adeguarsi a certi canoni che possono non migliorare la standard esistenziale ma, anzi, tendono a peggiorarla perché costringono a dover lavorare di più per poter acquisire beni materiali. Elementi da fasi transitorie perché, attraverso il possesso di oggetti disparati e l’eventuale ostentazione, ci si sente più sicuri.

Ho un po’ di confusione, posso farle alcune domande?

Certo, come sempre!

Ma è proprio necessario spendere del tempo per riuscire a raggiungere gli standard di queste “fasi transitorie”?

Quella di cui parla, è una condizione in cui ci troviamo tutti perché, fino a quando non sviluppiamo la capacità di valutare in maniera critica ed autonoma, quello che cade sotto la nostra osservazione e rappresenta il bagaglio di informazioni su cui fondare il nostro sapere e, quindi, la nostra personalità, imitiamo il comportamento ed il modo di essere di chi ci sta intorno, in generale e di chi eleggiamo a persona di riferimento, in particolare. Infatti, quello che la gente, in genere, appaga, dopo i bisogni indispensabili, sono i desideri, perché dopo che si è riusciti a sbarcare il lunario, i soldi che avanzano si utilizzano per comprare beni superflui, non è che si pensa a fare esperienze che torneranno utili a migliorare la sicurezza e l’autonomia interiore.

Però, tra i bisogni primari, c’è, per esempio, l’autoaffermazione, per cui non si lavora solo per guadagnare, ma anche per autoaffermarsi ed autostimarsi.

Nella Società attuale non è frequente trovare persone che lavorano per autoaffermarsi ed autostimarsi. In genere non si sceglie il lavoro, è il lavoro che sceglie te… quando c’è. Chi è disponibile ad imparare quello che serve per costruirsi un lavoro su misura e di buona qualità, appartiene ad una fetta che si trova ad un livello maturativo molto superiore alla media.

Quindi, la maggior parte delle persone, appagati i bisogni indispensabili, appaga desideri?

Gliel’ho appena spiegato! Le fasi transitorie non si appagano, al massimo ne sei vittima. Come fai a ricercare con interesse una cosa che ti limita fortemente? Semmai, bisogna darsi da fare per venirne fuori!

Io pensavo che il passaggio attraverso le fasi transitorie fosse obbligato, per liberarsene e poi riuscire a vivere in funzione dei bisogni primari.

Il percorso obbligato è quello di imparare a riflettere correttamente per uscire da certe situazioni.

…E una persona, può passare direttamente ad appagare i bisogni primari, senza bisogno di “rodaggio”?

In una Società del futuro, forse, dove osservare gli altri, porterà ad imparare di più e meglio che dai libri di testo. Attualmente è un discorso improponibile. Non puoi appagare direttamente l’autostima se prima non sai cos’è. Ma non è un percorso obbligato, quello delle fasi transitorie, perché noi non andiamo certo a studiare come si appagano, al massimo ne capiamo i limiti. Di fatto viviamo in ambienti dove possiamo osservare la fiera del vivere in maniera casuale; questo è un sistema intriso di retaggi legati a valutare se stessi in base a quello che dicono gli altri, in funzione della scalata sociale, in relazione a quanto sei più bravo di altre persone: di conseguenza, cerchi di emulare chi hai visto comportarsi in questo modo, ma poi, comunque, non resti soddisfatto.

Anche l’identificazione è un passaggio obbligato?

L’identificazione è un meccanismo tutto sommato fisiologico, che, però, poi deve essere superato. La competizione con gli altri, invece, non è produttiva, né corretta. Di contro, l’emulazione ha dei risvolti positivi; cioè, il fatto che vedi fare qualcosa a qualcuno ed anche tu la vuoi provare e, magari, riuscire meglio, porta a creare i presupposti per un miglioramento personale.

Quindi, alcune fasi transitorie vanno viste come via di transito per la maturazione, altre come problemi da affrontare e risolvere perché estranee alle Leggi di Natura.

Bene, è proprio così!

Un’altra domanda: come si possono appagare correttamente i desideri, senza diventarne vittime?

Nel momento che si sente l’impulso di appagare un desiderio, in genere, abbiamo raggiunto un disequilibrio tale (per eccesso di carico frustrante), che cerchiamo spasmodicamente di riequilibrarlo “perdendoci” in acquisti che, dopo, giudicheremo superflui. Bisogna agire preventivamente ed evitare di arrivare a certe condizioni di stress perché, oltre, c’è un “punto di non ritorno” difficilmente controllabile.

E cosa possiamo fare?

Disporre di un conto corrente “adeguato”!

Mah, mi pesa un po’, quest’altra candelina da aggiungere sulla mia torta!


“Non v’è rimedio per la nascita e la morte, salvo godersi l’intervallo” (George Santayana) Tanti auguri.

 

G. M. – Medico Psicoterapeuta, Counselor.

 

 

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