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Non ha colonne d’Ercole il pensiero.La tua anima piccola,diabolica pigrizia, se la crea.Né Ulisse né Colombo sospettavanole mille e mille isole in attesa.Te aspettano interi continenti.Dormono dentro il tuo cervello: Osa!Il mondo è da creare.”

(M.L. Spaziani)

Il Pensiero di Rita Levi Montalcini non aveva colonne d’ Ercole, era libero, senza confini.

Lo si capisce leggendo le sue meravigliose opere in cui narra della sua vita e della sua scelta quotidiana di felicità, nonostante i problemi.

Rita Levi Montalcini nacque in una famiglia ebraica di Torino, in cui dominava, prepotentemente, la figura del padre che impartì alla figlia una rigida educazione vittoriana (tale tipo di educazione non prevedeva una carriera professionale per le donne il cui unico ruolo era quello di madre/moglie).

Pur avendo un rapporto prevalentemente conflittuale con il padre, la Montalcini ereditò da questi, il senso del dovere, la serietà e una concezione laica della vita.

Quando decise di iscriversi alla Facoltà di Medicina, dovette dapprima lottare contro il padre e contro un contesto sociale bigotto e maschilista:

Due cromosomi X rappresentavano una barriera insormontabile per entrare alle scuole superiori e realizzare i propri talenti

Il suo carattere tenace e la forte motivazione, le consentirono non solo di ribellarsi all’ambiente circostante ma anche di colmare, studiando, tutte le lacune che aveva in ambito scientifico. Solo grazie alla determinazione e all’impegno riuscì a entrare e poi a laurearsi presso la Facoltà di Medicina di Torino.

Da quel momento in poi, iniziò la sua lunga carriera di ricercatrice.

Quando scoppiò la seconda guerra mondiale e le leggi razziali la costrinsero a rifugiarsi in un’altra città, ella adibì la sua stanza in un piccolo laboratorio per approfondire gli studi sugli embrioni dei polli.

Le leggi razziali del 1938 si sono rivelate la mia fortuna, perché mi hanno obbligata a costruirmi un laboratorio in camera da letto, dove ho cominciato le ricerche che mi hanno in seguito portato alla scoperta dell’NGF (Nerve Growth Factor).

Al termine della guerra, partì alla volta di St.Louis…..

” Mamma e Pa mie,

da questa mattina a New York dopo un viaggio meraviglioso. Ma quanta acqua tra me e voi! Per dodici giorni e dodici notti il piccolo Sobieskj ci ha sguazzato dentro, e quell’acqua che aumentava sempre la nostra distanza mi metteva un grosso nodo in gola, e Dulbecco faceva gran fatica a comunicarmi qualche briciola della sua felicità per controbilanciare la mia malinconia” Teaneck, 30/09/1947 dal “Cantico di una vita”

La permanenza, che aveva programmato per sei mesi, durò circa trent’anni.

Facendo proprio, quanto affermato da Levi ne “La chiave a stella”: “amare il proprio lavoro costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra“, la Montalcini si dedicò con entusiasmo alla propria attività, riuscendo a superare difficoltà conseguenti a problemi di salute e a viaggi intrapresi in posti ( Messico, Ecuador, Perù) rischiosi per una donna che viaggiava da sola.

Proprio negli Usa, scoprì, insieme a Cohen, l’ NGF una proteina segnale coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso nei vertebrati. Tale scoperta andò contro il dogma del mondo scientifico secondo cui il sistema nervoso era statico e programmato dai geni. Questa scoperta le valse, successivamente, il Premio Nobel per la Medicina.

Stabilitasi definitivamente in Italia, nel 1969, assunse la direzione dell’Istituto di Biologia Cellulare del CNR a Roma fino al 1989. Nel 2005 fondò l’Istituto Europeo di Ricerche sul Cervello, EBRI (European Brain Research Institute), in cui lavorò e fece ricerca fino all’ultimo giorno della sua vita.Ciao professoressa, esempio di indipendenza, serietà e impegno. Simbolo per molte donne. In questa Italia marcia, in cui i giovani sono già vecchi, tu eri l’unica voce che urlava speranza per tutti.Anche se i tuoi occhi non funzionavano più perfettamente, emettevano la luce tipica del bambino curioso; i tuoi capelli color argento ti rendevano assai elegante; le tue rughe che abbellivano il tuo viso simboleggiavano una vita ricca di sorrisi e la tua delicata mano che reggeva il mento era l’emblema del pensiero sempre attivo…. “io sono la mente“.“Quando muore il corpo sopravvive quello che hai fatto, il messaggio che hai dato.”E il messaggio più intenso che ci hai lasciato è questo:”La vita è un’esperienza che va vissuta in profondità traendo da questa gli elementi positivi. L’impegno la fiducia in se stessi, la serenità e il coraggio sono la più potente molla che permette di superare difficoltà di qualunque natura, presenti, di norma, in tutti i percorsi umani“Grazie! 

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