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18/07/2012, Festival Euromediterraneo di Altomonte, ore 22,00.

È una serata bella, non calda, non fresca, perfetta. C’è il pubblico di questo paese magico, mistico, oserei dire mitico. Ci sono le presentazioni delle rappresentanze locali, il sindaco, il direttore artistico, non prolisse – come in altre circostanze, in altri luoghi – in verità. Poi arrivano loro: Ficarra e Picone che hanno chiesto a distanza di due anni dalla loro prima apparizione in loco di ritornare ad Altomonte. Forse perché Picone se non fosse nato a Palermo, avrebbe voluto nascere ad Altomonte, forse perché la prima volta che sono venuti qui non hanno fatturato (cos’è la Svizzera questa?), forse perché – a parte le battute di Ficarra (a proposito che fine hanno fatto i suoi capelli?), Altomonte è un posto speciale e i due comici siciliani se ne sono accorti.

Ficarra e Picone, applauditi a scena aperta, a cielo aperto, a cuore aperto.

E così inizia lo spettacolo “Apriti cielo” portato in scena da un anno. Diviso in un atto solo, in una scena a sé stante, in una gag sul classico dei due siciliani pieni di “dolori” che si gettano a peso morto sulle sedie gridando ahi, ahi, ahi.

I due comici – lo sappiamo – sono bravi, simpatici, diretti, divertenti. Sono simpatici – ripetiamo – , fanno ridere, ma poi? Come in una canzone di Ligabue ci diciamo ma non può essere tutto qua, e invece, lentamente ma inesorabilmente ci rendiamo conto che più passa il tempo, più la verve stenta a innalzarsi in volo. Le battute iniziano ad essere ripetitive, prevedibili, quasi scontate. La simpatia, l’ironia, non mutano, ma si ha la sensazione che lo show non decolli mai. La critica alla cronaca nera c’è ma non graffia, l’analisi su un certo tipo di clero è corretta, ma troppo educata, stazionata fra paletti, e un po’ stantia. Si vorrebbe volare e invece ci si sente un po’ stanchi seduti su un aereo dove il pilota, spaesato, non sa quale direzione prendere. Ed anche la gag ormai storica dei due sulla sedia è vecchia, risaputa, la conoscevamo già. Tentano di salvarsi in calcio d’angolo raccontandoti aneddoti di “vita vissuta” e prendendosi in giro fra di loro, ma non basta. Il pubblico chiede il bis (ma perché?) ed essi lo fanno ritornando con un’altra gag “storica” sempre sulle sedie.

Poi ci sono ancora applausi, commenti e saluti finali, tornano le rappresentanze locali, i due comici palermitani vengono premiati, e cala il sipario.

Ma questo cielo a cui si era rivolto l’invito, la preghiera, di aprirsi, non l’ha fatto mai. O se pure l’ha fatto, è stato solo per un attimo, poi si è richiuso.

E lo ripetiamo ancora, Ficarra e Picone sono bravi, divertenti, simpatici, a tratti irresistibili, ma il loro repertorio è antico, e – a nostro parere – andrebbe rinnovato.

Come quando si fa un cambio di stagione e si rinnova il guardaroba.

E allora?

Allora, sarà per la prossima volta, magari ancora ad Altomonte, quando li rivedremo di nuovo sul palco, più tonici, più in forma, con un piglio diverso e delle tematiche nuove, non solo sfiorate, ma sviscerate fino all’ultimo livello.

Per adesso chiuditi cielo, ci sarà un’altra occasione per vederti davvero come realmente sei.

Massimo Morrone

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