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Tutto quello che c’è da sapere.



Nonostante i 34 milioni di carte di credito, di cui però solo 15 milioni sono attive, e l’aumento ogni anno delle operazioni effettuate, l’Italia è ancora indietro in Europa per quanto riguarda i pagamenti elettronici, alternativi a quelli con denaro contante.

Ma al di là di questi dati, spesso il consumatore di fronte alla scelta di una carta di credito non sa a quali criteri far riferimento. Di solito la scelta di una tessera elettronica dovrebbe tener conto di alcuni elementi fondamentali: la diffusione del circuito di riferimento per evitare di vedersi rifiutare la carta dai negozianti (Visa e Mastercard sono le più diffuse con oltre 31 milioni di negozi convenzionati nel mondo) e i costi di gestione, calcolati tenendo conto di tutte le spese di gestione (canone annuo, invio dell’estratto conto, anticipi di contanti in euro ed in valuta straniera, sistemi di alert etc).

Sul fronte della trasparenza e della sicurezza, dal 2010 l’Italia ha recepito una normativa europea sui servizi di pagamento che ha introdotto interessanti novità.

In caso, per esempio di furto o smarrimento della carta, le nuove norme fissano ad un massimo di € 150,00 la responsabilità per il titolare della carta prima della comunicazione del furto o dello smarrimento della tessera. Oltre tale somma, sono le banche che hanno emesso la carta a farsi carico delle spese effettuate in maniera fraudolenta. Non è dovuto nulla dopo la comunicazione, a meno che chi ha emesso la carta non dimostri che ci sia stata una responsabilità del titolare.

Per bloccare una carta ed evitare estratti conto esorbitanti, le banche devono mettere a disposizione del cliente dei servizi adeguati 24 ore su 24. Le nuove norme contrastano anche il pushing che è l’invio a domicilio di carte non richieste, in particolare di quelle revolving, oggi in crescente diffusione. Si tratta di carte di credito particolari perché consentono di pagare le spese fatte rateizzando mensilmente gli importi degli estratti conto. Si tratta di un vero e proprio strumento di finanziamento, che può risultare comodo in quanto si è spinti a spendere con la prospettiva di pagare con calma senza l’assillo di vedersi addebitare tutto in una volta l’importo di un acquisto. Ogni mese al titolare della carta viene inviato l’estratto conto con il riepilogo delle spese fatte, l’utilizzo del credito, la rata addebitata e il fido di nuovo disponibile. Questo tipo di carte vengono promosse dalle banche e dalle finanziarie perché molto più redditizie di quelle tradizionali. Rateizzare gli addebiti significa infatti aumentare gli interessi che vanno ad arricchire le tasche degli intermediari, cioè degli istituti di credito e delle società finanziarie.

Secondo le nuove norme, in caso di disdetta delle carte, non è più richiesto il preavviso, né sono più previste penali o spese di chiusura.

Le disposizioni attuali prevedono anche che se si paga un canone annuo, questo deve essere restituito per il periodo di cui non si è usufruito. Per esempio, se l’abbonamento della carta scade a dicembre e viene disdetto a giugno, il titolare avrà diritto ad un rimborso pari a sei mesi di canone. Chi ha emesso la carta, può, invece recedere con un preavviso di due mesi. Queste misure potrebbero aumentare la mobilità del cliente a favore di una maggiore concorrenza.

Inoltre, al momento della stipula del contratto deve essere concordato il metodo di calcolo del tasso effettivo di cambio per pagamenti in valute diverse dall’euro (dollari, sterline etc), la data del tasso utilizzato per il cambio e l’indice per la sua determinazione.


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