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Fin dalle scuole elementari mi è stato inculcato il mito di Roma ( parlo degli anni trenta e quaranta del secolo scorso ) e il sabato diventava, per me e per la gioventù del tempo, l’occasione di vestire una divisa che mi riempiva di vanità orgogliosa, convinto della supremazia storica e culturale dell’Italia fascista. Tutto mi parlava della grandezza della Patria; nelle aule delle elementari, riproduzioni in formato gigante delle grandi battaglie delle guerre di indipendenza, palpitavano di eroismi, di assalti all’arma bianca, di moribondi che, nello spasimo della morte,lanciavano l’ultimo sasso all’odiato austriaco: era una storia appesa alle pareti di un’aula; e fu così che imparammo l’audacia di Vittorio Emanuele II, tra gli zuavi francesi, nelle battaglie di Solferino , San martino, l’eroismo sfortunato degli eroi i Villa Glori o del Vascello, in quel di Roma, nell’utopia della repubblica romana; I Mameli, i Cairoli, i Manara, erano degni eredi dei Turno e delle Camille, degli Euriali e dei Nisi, che, dopo quasi 19 secoli, risvegliavano i fasti dell’impero dei Cesari,dopo i quali, non avemmo, caduto l’impero romano d’occidente, dignità di nazione; e mentre Francia e Inghilterra si fregiavano della ” Chanson de Roland “, la prima, e della ” Tavola rotonda ” la seconda, noi, derelitti epigoni della maestà di Roma, preferimmo ammantarci nell’oscurità dei templi grigi dell’alto medioevo… PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TESTO-

Eppure, l’eredità della letteratura latina faceva capolino nel primo farfugliare del nascente volgare, che non ebbe i natali in quel di Toscana, ma molto più’ a sud,nella reggia fastosa di Federico II, dove trovarono accoglienza, cantori e giullari, filosofi, astronomi ed alchimisti, notari e profughi provenzali; quest’ultimi, spesso, costretti a precipitose fughe dai tetri manieri d’0ltralpe, per aver irretito,con le loro mandole e le dolci serenate, qualche bella castellana. Fu così che alla corte dello ” Stupor Mundi ” nasce la prima poetica d’amore per merito di dotti notari che assistevano l’ imperatore nelle sue faccende di corte: Guido delle Colonne, Cielo d’Alcamo jacopo da Lentini, Giacomino Pugliese, Rinaldo d’Aquino, che staccarono la poesia dalla musica, creando motivi ed ispirazioni diversamente dai provenzali: E sarà proprio Dante a riconoscere questo primato linguistico , quando, nel ” De vulgari eloquentia afferma : ” Quidquid poetantur Ytali, sicilianum vocatur “, come a dire che i primi esempi di poesia volgare appartengono alla scuola siciliana. Questo succinto preambolo vuole esprimere tutto l’orgoglio che noi, gente del Sud, possiamo vantare, quanto a civiltà e culture, fin dal primo secolo dopo Cristo, quando i padani – caprini nei modi e nelle vesti- biascicavano incomprensibili suoni gutturali; altro che terroni! ! altro che analfabeti ! ! altro che briganti e malfattori ! ! ! Già nel VI sexolo a.C. nella Calabria ionica ( Magna Graecia ) veniva emanata la prima costituzione scritta, ad opera del saggio arconte ZAJEUCO. Ed allora, ritornando ai festeggiamenti del 150°, oggi noi del Sud siamo, sì, orgogliosi di essere italiani, anche se il regno delle due Sicilie era prospero, ricco, avanzato in civiltà giuridica, economica e sociale; si devono a Ferdinando I ( divenuto, poi, Ferdinando IV re di Napoli, e III,re di Sicilia ) la creazione dell’Università di Palermo, gli osservatori astronomici di Napoli e di Palermo, la fabbrica di seta presso Caserta, stabilendo la partecipazione agli utili degli operai, la dote per le fanciulle non abbienti, la riforma della legislazione ispirata ai principi illuministici, l’abolizione della ” chinea ” ( cioè, l’offerta al Re di un cavallo bianco bardato riccamente, in segno di omaggio e sottomissione ), l’obbligatorietà della scolarizzazione dei bambini, la riforma degli studi, il coordinamento dell’esercito e della marina, l’ incremento degli scavi di Pompei ed Ercolano, la regolamentazione dei rapporti tra Stato e Chiesa con un Concordato; diede, poi, inizio alla costruzione della reggia di Caserta; per non parlare della prima ferrovia; resta, comunque, molto negativo il giudizio della Storia per la feroce repressione e conseguenti impiccagioni per i partecipanti ai moti del 1920, e per il voltafaccia col quale rinnegò la Costituzione elargita ai Carbonari. Anche il figlio, Ferdinando II, fu, all’inizio del suo regno, un re saggio e moderato, grazie ai buoni consigli della prima moglie, Maria Cristina di Savoia: alla morte della quale, sposò, in seconde nozze, Maria Teresa d’Austria ( la sorella di Sissy), fedele suddita degli Asburgo, tanto da istigare il marito ad una feroce repressione di ogni moto libertario: a Lui si deve, purtroppo, la fucilazione dei fratelli Bandiera e degli altri mazziniani partecipanti al moto di rivolta del 1844.-Resta il fatto, però, che il Regno delle due Sicilie aveva una forte economia, che i cittadini tutti non erano tormentati da crisi occupazionali, che il commercio era florido, che le esportazioni di merci, derrate, vini, prodotti artigianali, seterie e pelletterie procuravano grande ricchezza sia ai privati che all’erario. Facendo un passo indietro, ed analizzando la storia dell’epoca sui fatti che la caratterizzarono, non si può sorvolare sulle due prime guerre d’indipendenza sostenute dal Piemonte; conclusasi, la prima, con la disfatta di Novara; la seconda,con esito favorevole, grazie all’alleato francese: certamente, ambedue le campagne di guerra prosciugarono, letteralmente, l’esiguo tesoretto dei Savoia; ed allora, di fronte alla bancarotta inevitabile, furono intrapresi dal Cavour accordi segreti con Francia ed Inghilterra, le quali vedevano di buon occhio la nascita del regno d’Italia – onde sottrarlo all’influenza asburgica ( non si dimentichi che il progetto di Lesseps, che apriva una via d’acqua più breve al commercio col canale di Suez, conveniva enormemente alla Francia, ma,ancor di più all’ Inghilterra, grande potenza coloniale) – per cui le suddette potenze avrebbero avuto libertà di manovra nei trasporti marittimi, riducendo, al massimo, l’influenza austro-borbonica nel Mediterraneo ( ecco perché possiamo spiegarci il furore “umanitario” di Francia ed Inghilterra per il petrolio libico, di questi giorni ). Fu così che fu dato il placet all’impresa dei “Mille”.

Ciò che desta somma meraviglia sono le sfolgoranti vittorie dei garibaldini a Calatafimi dove 2000 borbonici, attestati sui sette terrazzamenti e fin sulla sommità del colle, bene armati, con artiglieria campale, siano stati sopraffatti da 1200 garibaldini, impegnati a scalare le difficoltà geomorfiche di quel colle, essendo facilmente esposti al fuoco nemico; e che fine hanno fatto i 20.000 borbonici di Palermo, sbaragliati da Garibaldi con un esercito raccogliticcio di appena 3000 uomini? E perchè il

munitissimo forte di Messina, comandato dal generale Clary, si arrende dopo una breve scaramuccia; e come spiegare la vittoria di Garibaldi che va all’assalto con i soli fucili, contro uno schieramento massiccio di artiglieria, nei pressi di Milazzo?

La conquista della Sicilia si concluse in quasi tre mesi; Dal 14 maggio al 30 luglio del 1860: dopo un breve riposo, teso a riorganizzare i suoi, Garibaldi sbarca in Calabria il 19 Agosto; il 21, occupa Reggio Calabria: il 31 agosto entra a Cosenza; il 6 settembre occupa Salerno ed il giorno dopo entra in Napoli, dove il rappresentante del Re Francesco II , il massone marchese Liborio Romano, firma la capitolazione della città, entusiasticamente plagiato dal carisma del Gran Maestro G.Garibaldi. Questa storia potrebbe intitolarsi ” Come conquistare un regno in 80 giorni “.

E da quella poco marziale guerra che cominciò il declino del Mezzogiorno. I latifondisti rimasero integri nelle loro proprietà,cambiarono solo l’ossequio” alle corone” ( Tomasi di Lampedusa,nel suo ” Il Gattopardo “, così frustò quel comportamento miserabile:” Bisognava cambiare tutto, perchè tutto avesse a restare come prima”).

I contadini furono ancor più sfruttati, furono degradati a servi della gleba; al fattore di turno dovevano rendere conto di ogni prodotto della terra e del bestiame; se un agnello o una gallina moriva, dovevano lasciare appeso l’animale morto fino all’arrivo del fattore che ne costatava il decesso; ignoranza, analfabetismo, malaria, malattie, miseria e tasse, tasse e balzelli opprimevano una massa enorme di sudditi. Forse, a queste violenze si deve la nascita della ” ndrangheta ” ( nel cui etimo riecheggia l’antico termine greco ” ANDROS “- paragonabile al “VIR ” latino ) che, nata come gruppo clandestino di difesa contro le angherie dei nobili latifondisti, degenerò, poi, nella criminalità più feroce e spietata che tanta sofferenza procura, oggi, alle società civili del mondo intero.

Anche questo lo si deve ai Savoia, a Cavour e all’ingenuità di Garibaldi ! ! !

Viva l’Italia dei giusti e degli onesti ! ! ! !

Marzo 2011

Giuseppe Chiaia – preside.

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