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Il bello? Deve ancora venire.


Pensieri degli anni difficili.


Che succede a volte che sfugge? Non mi accorgo.

Strano. Alcune cose sono già dentro di noi e vengono fuori in un momento. Tutte insieme, senza chiedere. Cambia istantaneamente la percezione, sposto l’attenzione dopo aver, finalmente, accettato. E respiro.

Perdersi è nelle righe del mio quaderno, è nato ancora prima di venir fuori, in una notte che ha fatto di tutto per farsi notare. Quando il mio pensiero era altrove.

Certe cose non si possono fermare, non si può cambiare il divenire degli eventi, il flusso naturale di ciò che ci accompagna nel percorso della vita.

Vorrei poter suggerire e trasferire quello che ho provato una volta che, toccato con mano il cuore del problema, ne ho sorriso e sono andata avanti. Ma non è sempre così facile, o meglio non sempre ci si riesce.

Salto un rigo,

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l’ho già fatto nel passato, lo lascio bianco per poterlo poi dipingere con le parole che da tanto sto cercando. Arriveranno.

Il bello? Deve ancora venire. Lo dico sempre e ogni volta suscito il sorriso in chi mi sta accanto. Si ha bisogno di speranza, di vedere un altro lato, quello forse più semplice, lineare senza percorsi contorti e pensieri ingarbugliati.

C’è un momento nel pomeriggio che si allunga, in cui il colore che predomina è il celeste intenso. Il preludio è alla sera imminente; è come se il giorno volesse restare ancora un po’ ad illuminare, trattenendo il sole. Mi sorprendo per strada, fermo il passo e lascio andare, perdendomi. Un gioco di luci, bello da svelare e ammirare.

Già pregusto quel momento buio, in cui, avvolta dalla sola brezza fresca, cercherò quanto più posso di proiettarmi in quel sogno che, da un po’, sto inseguendo.

Già, ma come si ama?

Le componenti dell’amore. Può essere sufficiente accompagnarsi solo tenendosi per mano? Non è così facile viaggiare e trovare e mantenere la giusta frequenza. Le distrazioni della vita, messe lì per costringerci alla scelta.

E mi perdo, anche questa volta nell’oscurità della notte, vagando usando il senso e non guardando, guidata da ciò che non spaventa e mai mi ha spaventato. Ma… mi chiedo cosa faccio, dove sono, se ho voglia di arrivare fino là. Armonizzo quanti più aspetti. Usando i colori tenui pastelli provo a dipingere ogni sfaccettatura che compone il disegno della vita.

Sorpresa. Resto sorpresa quando il pensiero dell’uno diventa la parola dell’altro. Un metodo di comunicazione che prevede il solo “sentire” e “sentirsi”, anche quando non si è. E aspetto. Mi fermo sul lato della strada da dove meglio si può vedere e, assaporando i versi in musica di una semplice poesia, mi perdo nella dolcezza che ormai mi ha investito. Impregnata e avvolta nel piacere delle cose che non vogliono essere scontate, perduta ma non smarrita nella novità del momento che sta per viversi.

Un brivido di tenerezza.

Percorro in ogni respiro e respiro intensamente, facendo mia l’aria densa di vitalità che si prepara ad accogliere luce e calore. Non sempre riesco a trovare la giusta sintonia e la forza necessaria a comprendere un istante che si è presentato innanzi, inaspettato. Mai avrei immaginato, ora e in questa fase della vita.

Adoro perdermi fra le righe delle parole che vengono fuori senza ostacoli. Un lento fluire degli eventi, come ho detto all’inizio, di tutto ciò che non può cambiare, che non può essere deviato su un’altra strada. Come l’avanzare di un rivolo d’acqua che, allegramente, scorre nel letto che lo accoglie e che non vuole assolutamente bagnare altre rive.

Provo a trattenere il respiro, meglio mi consente di gustare l’emozione. Perdersi e non volersi ritrovare.

 

Fernanda

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