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Il Senso.


Io l’ho perso. Poco funzionano frasi ad effetto sulla bellezza dell’oggi nonostante il tutto, sulla certezza (o il dubbio?) che tu sia stata creata per essere felice anche in questo mondo e non solo nell’altro.. No, non ci credo più. Gli altri. Tu no.

Non avere timore? Godere di ciò che è bello? E qual è il bello? Dov’è soprattutto? Credere nell’amore? Godere di un’attività quotidiana e ripetuta nel tempo che ti faccia sentire soddisfatta e realizzata? No, gli altri. Tu no.

E me la chiamano vita questa vita?… Me la chiamano vita questa vita?.. questa vita.. questa vita.. Vita.. In quell’età in cui ancora tutto sogni e tutto pensi di bello e tutto immagini e tutto speri e tutto sogni e tutto pensi di bello e tutto immagini e tutto speri.. ti dai da fare e, forse sì, forse un po’ galoppi con la tua fantasia, ma quasi quasi te lo concedi perché sai che ti fa stare davvero bene sognare, e ti appigli con tenacia e ottimismo alle speranze; sai – o per lo meno speri (erroneamente) – che l’approccio di uno spirito propositivo sia indispensabile per non impattare contro signora Tristezza che ti attende sempre con le sue braccia spalancate, infuocate e accoglienti dietro l’angolo delle tue ore; sai che cadere nella voragine sconfinata e buia dello sconforto allunga troppo i tempi di una risalita che, comunque, a tratti, senti voler percorrere; sai che vuoi amarti, per questo ce la metti tutta. Per questo non ti abbatti! Barcolli ma non molli. Non ti arrendi. Proprio per questo ti rialzi ad ogni dolorosa, dolorosa, dolorosa, dolorosa caduta. Confidi. Pazienti e nello stesso tempo agisci perché quando percepisci che stai per annegare, sai che devi fare attenzione alle imbarcazioni che ti transitano accanto e da cui devi farti vedere per poter essere salvata. Ci metti tutto l’impegno che riesci a scavare dentro e, riconoscendo vittimismi e velleità, decidi di combattere! Perché finalmente li riconosci dannosi, frenanti e improduttivi. Diventi più volenterosa e non ti abbandoni a vagabondaggini di alcun tipo.

Di fronte alle difficoltà della sfera affettiva ce la metti talmente tutta, talmente tutta che, finalmente, quando raccogli i frutti di ciò che hai seminato, non ti pare vero che sia la Tua realtà, pensi di vivere la vita di un’altra persona, è così bello che non riesci a fartene una ragione, rimani timidamente dubbiosa per giorni, perché proprio non ci puoi credere che ci sia una tale unione, che tu senta i pensieri di un’altra persona, che li preveda quasi, che li avverta come se lui li avesse rubati a te; ma poi, siccome ti hanno insegnato a riflettere su questi dubbi, ti dici ora basta con le paranoie, ora addio a certe fissazioni, ora vivi un po’ anche a tu, te ne puoi fare una ragione finalmente e finalmente aprirle anche tu le braccia alla normalità, ne hai diritto, dovevi solo aspettare.. il momento per un po’ di riposo è arrivato, sotterra l’ascia di guerra, cala il ponte levatoio di quel castello protetto ai massimi livelli che stava diventando il tuo io e respira l’odore della normalità, del gusto delle cose, del sapore delle ore, il bello di una giornata, ridere di cuore, giocare con la vita, amarla, passeggiare sul lungomare, i baci nel cinema come gli adolescenti, ascoltare i suoi racconti, aprire il tuo cuore, non avere paura dei giudizi, la pace di un abbraccio, pensare peccato non averlo fatto prima, pensare era così bello!.. Perché, tra l’altro, sono i risultati che ti danno ragione, le prove per verificare le hai, le hai tutte! Non ti stai illudendo! E’ tutto vero! E tutto l’insieme delle cose ti sprona e fortifica nel desiderio di non demordere, di continuare, perché diventa sempre più bello stare insieme.

“E cosa c’è di bello nella coppia scusa?”

“La complicità, il senso di appartenenza. A me, per esempio, piace conoscere una persona a memoria”
“Come ti piace conoscere una persona a memoria? E la routine? La monotonia? Che cosa hanno di bello?”
“No, non parlo di routine o monotonia, ma di sapere a memoria una persona. Non so come spiegartelo, è come quando studi le poesie a scuola, in quel senso intendo a memoria”
“Questa non l’ho capita”
“Ma si dai, come una poesia. Sai come si dice in inglese studiare a memoria? By heart, col cuore. Anche in francese si dice Par coeur… ecco, in questo senso intendo. Conoscere una persona a memoria, significa, come quando ripeti una poesia, prendere anche un po’ di quel ritmo che le appartiene. Una poesia, come una persona, ha dei tempi suoi. Per cui conoscere una persona a memoria significa sincronizzare i battiti del proprio cuore con i suoi, farsi penetrare dal suo ritmo. Ecco, questo mi piace. Mi piace stare con una persona intimamente perché vuol dire correre il rischio di diventare leggermente diversi da se stessi. Alterarsi un po’. Perché non è essere se stessi che mi affascina in un rapporto a due, ma avere il coraggio di essere anche altro da sé. Che poi è quel te stesso che non conoscerai mai. A me piace amare una persona e conoscerla a memoria come una poesia, perché come una poesia non la si può comprendere mai fino in fondo. Infatti ho capito che amando non conoscerai altro che te stesso. Il massimo che puoi capire dell’altro è il massimo che puoi capire di te stesso. Per questo entrare intimamente in relazione con una persona è importante, perché diventa un viaggio conoscitivo esistenziale”.

Fabio Volo

“Il Giorno in più”

Poi.. Quando davvero meno te lo aspetti.. Tutto d’un tratto… come un ladro nella notte buia e serena… succede l’impensabile!..

Ed è lì che capisci! E’ lì che tutto si fa finalmente chiaro! L’orrore di esserti sbagliata così tanto ci mette poco a diventare quel pensiero che proprio non volevi accettare ma che, tuo malgrado, sei costretta a consapevolizzare in breve tempo perché breve è quel lasso di tempo che passa tra il desiderio di impazzire per sempre e la voglia di reagire. Il pensiero è il seguente: No, gli altri. Tu no.


E’ per gli altri che l’amore arriva e rimane, è per gli altri che i principi cavalcano i cavalli, che le cicogne portano i bambini, che esistono i divani di fronte ai caminetti col fuoco, la musica, gli abbracci e l’amore; che le sere fredde sono riscaldate dal calore unico di un odore unico, che proviene dalle braccia e dalla bocca di uno, uno, un solo Essere. E’ per gli altri. Tu no. Per te quel principe è disarcionato e non azzurro, ma grigio e spento.. Per te l’amore non ci può essere. Ma non solo, non solo: tu comunque lo dovevi conoscere l’amore, nell’apice della sua bellezza, nel suo aspetto più indescrivibile, nel suo abbraccio più intenso e appassionato, nei suoi baci fatti di ardore irripetibile, di un’intensità tale da sentire una mandria di cavalli che trotta su e giù nel tuo stomaco e farti pensare davvero nella vita si poteva provare simile emozione? davvero questa emozione violentemente bella esiste o me la sto inventando? e dov’è stata finora? ero in grado di provarla e non lo sapevo?..

Come dicevo, lo dovevi conoscere l’amore perché, se non lo conoscevi, tutto questo strazio come lo vivevi? Ti sarebbe piaciuto non conoscerlo! E invece no! Ti tocca! Quindi, la bellezza arriva nella tua vita per annientarti come si deve quando se ne va; perché…. sia chiaro: se ne va. Dalla tua, se ne va. Si presenta perché tu possa conoscere lo strazio di non viverla più. E allora, non era meglio non conoscerla per niente?.. Proprio quando pensi che tutto vada a meraviglia. Quando le giornate prendono la piega giusta e i discorsi hanno finalmente un senso. Quando pensi di costruire e affrontare insieme, quando credi di innalzare finalmente un futuro da amare. Quando, quasi quasi, cominci pure ad amarti; sì perché poi rischi di pigliarci pure gusto a vivere, al punto che, anzi, ti piace davvero assai. E invece no. E invece No. E invece no. No. No!!! Perché se no come fa la vita a spegnerti lentamente?, come fa a toglierti il sonno e a fracassarti il cuore?, come fa a calpestarti con violenza con quei tacchi a spillo che configgono nel petto? e in ogni respiro e in ogni pensiero e in ogni fibra?, senza pietà, sempre più a fondo.. facendo crollare ogni difesa.. come solo lei sa fare alla grande! Ahahah! E me la chiamano vita?…

Ma questa è solo la parte affettiva della vita… Perché, come ben sappiamo, la vita di un Essere Umano è riempita anche dall’aspetto lavorativo. E, anche lì, è un bel casino capirci qualche cosa… Individuare, scegliere, capire, formarsi, amare ciò che fai, goderne, risolvere frustrazioni, etc etc etc…, cose dette e ridette, ascoltate e riascoltate. Ebbene anche quell’aspetto se ne va felicemente a quel paese. Il lavoro? Quello che ti piace tanto? Quello per cui la tua sveglia è sistemata alle ore sette del mattino? Cucù cucù anche il lavoro non c’è più!

Ma.. intendiamoci.. per riuscire nel suo scopo di annientarti completamente, la vita mica te le fa sorseggiare col cucchiaino queste percosse.. E no, perché l’aspetto grottesco di questi eventi è che non si presentano pian pianino, con rispetto, per darti il tempo di adattarti alle circostanze e cercare di non subirle. Nooooo! Ahahah è questa la cosa simpatica! Giungono quatte quatte tutte insieme nell’arco di dodici ore della stessa giornata! E il tuo intento è quello: non subirle, andare a scavare dentro di te più che puoi, solcare con le unghia tenacemente per rintracciare tutta quella forza che ti può aiutare, che ti deve aiutare, deve! Ma…, ma…, ma…. Sei stanca.. la verità è che sei stanchissima………..

Gli shock repentini della vita? Ci faccio colazione al mattino e li digerisco in trenta minuti; li impacchetto per bene con una bella nocca rossa e li sistemo nei cassettini di quell’armadio chiamato il mio cervello e faccio in modo di ammaestrarli a diventare brave capsule da lasciare chiuse, depositate, sigillate e custodite. Perché.. perché se cerco altre soluzioni…..ma, soprattutto, altre Spiegazioni.. allora, capisco davvero i pazzi, “perché le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno “Oooooh!”” (On the road – J. Kerouac).


Esiste al mondo qualcuno che conosca davvero la persona di cui si innamora? Esiste al mondo qualcuno che l’abbia capito davvero il senso della propria vita? Ma che l’abbia capito mentre le cose andavano male malissimo, non bene? Esiste al mondo qualcuno che possa spiegarti come è possibile, nel giro di un’ora, cambiare idea sul proprio futuro e negare il proprio presente? Credevo di iniziare a “capire” un po’ la vita. Ancora una volta mi sono sbagliata. Perché, ancora una volta, avevo sperato.

Per te è deciso così. Inutile lamentarti. E’ tutto buio. Ma perché non te l’hanno detto prima? Te lo dovevano dire, se ti amavano davvero. Te lo dovevano dire che per te è tutto brutto. Te lo dovevano dire. Se ti amavano davvero. Che è tutto triste. Ti dovevano spiegare e avvertire che per te l’amore non c’è, ti dovevano dire che tu un bimbo tra le braccia non lo puoi avere. Ti dovevano dire che tu un lavoro bello non lo puoi avere. Te lo dovevano dire, se ti amavano, che tu i sorrisi non li puoi avere.. te lo dovevano dire. Ma.. chi te lo doveva dire? E non lo so! Qualcuno! Qualcuno intorno. Dovrebbe essere una specie di impegno che ogni generazione prende nei confronti della successiva, come si fa quando si parla di sviluppo sostenibile, una specie di passaggio del testimone; qualcosa da iniziare a raccontare ai bambini verso gli undici anni di età, come fanno quelle nonne sagge che istruiscono i nipoti affettuosamente. Semplicemente spiegare così: “cara bimba, la vita, in generale, forse, è bella, ma! …c’è la probabilità che per te non valga. Fattene una ragione, prima lo accetti e prima lo metabolizzi. Per gli altri sì, per te no.”

Così una si ci aggiusta. Io, per esempio, ora lo dirò alle persone che stanno crescendo e che amo. Lo farò con le bambine che incontrerò. Al momento forse mi detesteranno, ma nel tempo alcune di loro mi daranno ragione e forse, qualcuna, giunta ai suoi trentasei anni con un bel niente tra le mani, ripenserà a me e dirà menomale che quella tipa mi ha avvertito, sono più pronta ad accettare che per alcuni la vita è brutta. E’ inutile girarci intorno. E’ brutta.

E’ dura. E’ difficile. E’ difficile guardare un telegiornale. E’ difficile leggere un quotidiano. E’ difficile ascoltare ciò che accade nelle famiglie. E’ difficile osservare come va il mondo. Così cerchi sempre di apprezzare tutto ciò che hai, di non sottovalutarlo quello che hai e mai, mai, mai lo dai per scontato. Lo sai quanto è prezioso quello che hai e cerchi di esserne grata da quando spalanchi gli occhi al mattino a quando li richiudi per addormentarti alla sera (dopo i vari tentativi provati per addormentarti..). E’ per questo, allora, che confidi di ritagliare un pezzetto di mondo tutto tuo all’interno del quale stare un po’ bene, che sia l’aspetto affettivo o quello lavorativo, rincorrendo e dandosi da fare e cercando e supplicando che qualcosa cambi..

E ti illudi di averla un giorno una vita. Una vita con quelle cose là.. cosa? quelle cose della vita.. che torni a casa dai bambini, che è tardi e devi preparare la cena, che è domenica e si va fuori tutti insieme, che cammini mano nella mano, che il sabato pomeriggio si riposa un po’ accoccolati e poi si vede un film sul lettone tutti e quattro insieme, che scatti le foto della prima candelina, che ti svegli ogni mattina in compagnia, che gli stiri le camice, che lo ascolti quando è nervoso, che ti devi sbrigare se no fai tardi al lavoro, che c’hai quell’impegno da rispettare, che c’hai quel problema importante da risolvere con quel collega e che appena torni a casa lo racconti e chiedi un consiglio a quello con cui ti eri svegliata la mattina e a cui avevi stirato le camice, che.. quelle cose della vita insomma..

La vita… La vita? Ahh la vita! Ma.. Gli altri. Tu no.

Ops!.. ho perso qualcosa.. mhh… Ma cosa? mh.. ce l’ho sulla punta della lingua.. penso, ripenso.. mh.. Ahhhhhhhh ecco! Era la vita.

 

“Questo è il nostro ultimo addio
Odio avere la sensazione che
l’amore tra noi due sia finito
Ma è finito
Ascolta solo queste parole e poi me ne andrò
Mi hai dato qualcosa in più per cui vivere
Molto più di quanto tu possa immaginare

Questo è il nostro ultimo abbraccio
Dovrò sognare e vedere per sempre il tuo volto?
Perché non possiamo superare questo muro?
Beh, forse è proprio perché
Non ti conoscevo per niente

Baciami, per favore baciami
Ma baciami senza desiderio, tesoro,
E fa che non sia un bacio di consolazione
Sai che mi fa così arrabbiare
Perché so che fra qualche tempo
Ti farò soltanto piangere,
Questo è il nostro ultimo addio

Hai detto “no, questo non può succedere proprio a me”?
E sei corsa al telefono per chiamarlo?
C’era una voce fastidiosa nella tua testa
che ti diceva che forse non lo conoscevi per niente?
Non lo conoscevi per niente, oh, non lo conoscevi

Beh, le campane fuori, in cima al campanile della chiesa
Indizi che bruciano dentro al mio cuore
pensando ardentemente ai suoi occhi dolci e
i ricordi mi danno dei segni
per dire che è finita… è finita”

Jeff Buckley – Last goodbye

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