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Italiani: meno prestiti nel 2010; Rcauto: deve intervenire il governo; Pantoloc Control: pubblicità ingannevole; Stop alle buste di plastica.


 

Italiani popolo di santi, poeti e risparmiatori. Più dell’american way of life ha influito la cautela di fronte a crisi, basso reddito e disoccupazione. Il debito delle famiglie del Belpaese in rapporto al reddito disponibile si ferma così al 65%, al di sotto della media europea (97%) e notevolmente più basso di quello dei sudditi di sua maestà (155%). Nello specifico, la richiesta di prestiti (personali e finalizzati), nei 12 mesi dell’anno appena concluso ha fatto registrare – 3% rispetto al totale del 2009, che a sua volta aveva fatto registrare – 8% rispetto al 2008 a conferma della prudenza delle famiglie italiane di fronte ad una situazione incerta. In base al Sistema di Informazioni Creditizie del Crif, sono in netto calo i prestiti personali per salute, cerimonie, mobili, elettrodomestici ecc. Molto popolari risultano quelli con scadenza superiore ai 60 mesi: quasi il 21% delle richieste totali sono a lungo termine. Aumentano le tempistiche ma diminuiscono gli importi e infatti ad incidere sul 46% dei prestiti totali sono quelli inferiori ai cinquemila euro. Solo il 10% supera i ventimila euro e di questi solo l’1,5% i trentacinquemila. Infine, analizzando la domanda di prestiti in base all’età dei soggetti richiedenti, la classe di età maggiormente rappresentata è quella compresa tra i 35 e 44 anni, con il 27% del totale. E se sovrapponiamo le richieste con una cartina geografica dell’Italia si nota che il trend negativo non si è registrato ovunque. In Trentino Alto Adige, Abruzzo, Lazio e Umbria il segno più è comparso anche nel 2010.

“Un intervento del governo sulle tariffe Rc auto e’ ormai necessario perche’ il settore e’ liberalizzato solo sulla carta, se e’ vero che le prime cinque compagnie incassano il 70% dei premi assicurativi”. Questo è il parere delle associazioni dei consumatori. Sulla vicenda si è espresso lo stesso ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, confermando la necessita’ di ridurre le tariffe Rc auto. “Nell’arco di pochi mesi e’ possibile ridurre le tariffe almeno del 15%. Per realizzare tale riduzione – conclude Dona – sono necessarie, tra le varie misure da adottare, la diffusione del plurimandato e l’istituzione dell’agenzia pubblica antifrode per contrastare il fenomeno dei sinistri fasulli”.

Le associazioni dei consumatori hanno denunciato all’Antitrust la pubblicita’ del farmaco Pantoloc Control contro il bruciore di stomaco. Secondo le associazioni, la pubblicita’ e’ ingannevole perche’ la promessa “sollievo dal bruciore di stomaco fino a 24 ore con una sola compressa” non puo’ essere rispettata, in quanto “i farmaci di questo tipo non possono dare sollievo immediato”. “Pantoloc non e’ altro che pantoprazolo, un principio attivo inibitore di pompa, utilizzato da anni nel trattamento dell’ulcera duodenale, della gastrite e del reflusso gastroesofageo. La differenza sta in quello che in gergo si chiama ‘switch’, ovvero nel via libera dato dall’Ema (l’Agenzia europea del farmaco) alla casa farmaceutica, che ora puo’ vendere il pantoprazolo anche come farmaco da automedicazione, che si puo’ acquistare liberamente, e non, come avveniva prima, solo dietro prescrizione del medico”. “Un modo per incrementare il giro d’affari e il bacino di possibili utilizzatori: si cambia nome e si modificano leggermente le indicazioni d’uso ed ecco che il pantoprazolo non cura piu’ solo la malattia, ma allevia un sintomo diffuso, quello del bruciore di stomaco, anche in persone che non soffrono ne’ di ulcera ne’ di gastrite, ma di banali bruciori, risolvibili con una dieta. Il farmaco non e’ in grado di dare un sollievo immediato perche’ l’efficacia e’ percepibile solo dopo aver assunto la compressa almeno per due o tre giorni, informazione riportata solo nel foglietto illustrativo del medicinale”.

Dopo la proroga, via libera al decreto che vieta ai negozi e supermercati di vendere sacchetti in polietilene. Dal primo gennaio, dunque, è iniziata la rivoluzione che coinvolge anche tutti i consumatori. L’entrata in vigore del divieto alla commercializzazione delle buste di plastica non biodegradabili deriva dall’applicazione di una norma europea a salvaguardia dell’ambiente. Si ridurrà l’inquinamento dei mari, la strage degli animali selvatici e gli sprechi. Basterà sostituirle con borse di tessuto o di carta o con sacchetti biodegradabili. Alla fine è solo una questione di abitudine.

 

 

 


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