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Ecco, ci risiamo!


Pensieri degli anni difficili.


Con la coda dell’occhio intravedo una sagoma, tanto piccola quanto ingombrante, muoversi lentamente negli ambienti a me familiari.

Con attenzione.

Tanti gli aspetti, mille le sfaccettature che compongono e insieme disegnano una forma che si materializza, catturando.

Un volo nel lontano passato. Pochi gli anni, un’estate nuova e da scoprire, una banda di ragazzini alla ricerca di un gioco da vivere e da inventare. Non è difficile a quell’età. I bambini posseggono il dono più bello che la Natura possa offrire nel corso dell’intera nostra esistenza: la fantasia. E la usano con tutta la spontaneità che possono, senza intralci e limiti a che possa esprimersi liberamente ed esattamente per come la sentono e per quello che è.

Una splendida mattina di sole!

Un cielo terso alto, profumato di colori tipici della montagna. La terra assume le sembianze di una coltre che ricopre ogni cosa, ad avvolgere dolcemente, quasi a proteggere. Come lo può solo una madre.

Giochi, corse, schiamazzi. Nascosti nei posti più impensati: ogni angolo una storia, ogni parola diventa favola, ogni colore un bellissimo disegno.

Cade la sera. Brillante il cielo si accende di mille luci, entrano in scena i puntini luminosi…, la notte. Quando all’improvviso, sull’asfalto nero della strada che costeggia questo paradiso, compare lui: lento, di mille spine, nero. In un istante scende il silenzio fra di noi, ci guardiamo increduli dentro gli occhi, qualcuno si stringe all’altro un po’ impaurito, i più grandi avanzano lentamente verso il centro.

Gli occhi dell’innocenza. Cosa possono vedere!

Siamo tutti fermi lì in cerchio, un po’ spiazzati. Cosa si fa? È insolito in una estate di montagna dove ci si aspetta uno scoiattolo, un pettirosso o al massimo un lupo vero, trovarsi di fronte un porcospino!

Il mistero lentamente si scioglie. Timidamente ci avviciniamo e, quasi come fosse il saggio di una delle favole più note, utilizzando un linguaggio che consegue al mondo dell’infanzia, inizia una bella conoscenza. Il suo nome, Ferdinando, non proprio giovanissimo, un po’ stanco della vita, ma con tanto da trasmettere e da raccontare.

E così, piano piano, si allontana dalla mia memoria una delle fasi più magiche. L’immagine sbiadisce lentamente, ma senza lasciare il ricordo svanito e sfuocato. Al contrario, caldo, denso e ricco di sentimento.

Passano gli anni.

A volte mi fermo a riflettere sulla qualità della vita che ci troviamo a vivere. Può essere di corsa, troppo lenta, tesa all’equilibrio. In ogni caso un notevole dispendio di energia è richiesto affinchè si realizzi lo stile che più si addice ad ogni uomo. Altre volte non si ha tanta possibilità di scelta e ci si deve adattare a quello che abbiamo a disposizione e che non si può rifiutare.

Attiva in tante cose, in po’ rigida quando non riesco in quello che vorrei, ma, alla fine, vivo tendendo e raccogliendo quello che si presenta lungo il viaggio, gustando il sapore della vita. Non mi piace pensare del “dovermi” accontentare”, ma è di grande aiuto saper apprezzare un bel mattino che sorge all’improvviso in un periodo di tempesta, un bicchiere pieno a metà, le righe ultime di un libro che spesso si è pensato di abbandonare.

Un inconsapevole tentativo di protezione.

Un momento senza niente fra le dita.

La consapevole certezza che poco cambierà.

I miei occhi improvvisamente distratti da qualcosa che sfugge agli angoli, catturati, o forse solo per spostare l’attenzione. Lo rivedo! Sempre lento, nero e un po’ più anziano. Giro immediatamente lo sguardo ma non c’è più, svanito chissà in quale posto della mia memoria.

C’è chi ascolta il mio racconto, chi lo legge fra le righe, chi lo immagina fra i pensieri.

Due momenti, due diverse fasi della vita, apparentemente con nulla in comune, da condividere. In realtà ricche entrambe di progetti: forse nella prima più entusiasmo e carica date dalla gioventù; nella seconda il desiderio di andare oltre per non arenarsi fra le tempeste del momento.

Ferdinando suggerisce la parola che è mancata. Mi riporta con i piedi sulla terra, quando in volo oltrepasso quella linea di confine. La lentezza lascia meglio assaporare, a riflettere, a pensare. I suoi aculei, forse, a risvegliare.

 

Fernanda

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