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Quello espresso nel titolo, è il concetto lapidario col quale Cicerone bollò il desiderio smodato di Catilina per conquistare il potere assoluto nella lussuriosa e decadente repubblica romana ( 67-62 a.C.); e non a caso, a dirla con il Vico, stiamo rivivendo la fine di questa nostra Repubblica, che come allora, è sconvolta dagli scandali, dal degrado della società civile, dal crollo delle economie, dalla violenza dei tanti e troppi facinorosi. Di fronte a questi eventi non resta che precipitare in una dittatura che sarebbe il peggiore dei mali. Ma ritornando al tema, non vi è chi non paragoni il comportamento di molti politici tesi a conquistare (immeritatamente) mete poste al di là delle doti personali. Se, ad esempio, consideriamo il lavorìo politico messo in atto dal presidente della Camera dei deputati da un paio d’anni or sono,si nota, senza ombra di dubbio, la volontà di rompere col triumvirato – Berlusconi, Bossi, Fini-con metodo simile usato dal grande Cesare, allorché decise di far fuori i soci Pompeo e Crasso. Ma Cesare aveva ben altre doti che non il supponente Fini; perchè Cesare era Stratega militare ineguagliato; era forbito letterato, tanto da meritare, ancora oggi, il deferente omaggio dei latinisti e le lamentele dei liceali. Ancora, Cesare era politico di grandi capacità operative: basti, a tal proposito l’illuminata ” Lex Julia agraria”, con la quale distribuì i terreni… PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



…requisiti ai latifondisti ( Vecchi Patrizi ed arricchiti cavalieri) ai soldati delle legioni che avevano servito Roma dall’età di 16 anni fino ai 40; ed era tanta la Sua lungimiranza ed onestà che affidò la ripartizione non alla solita commissione di tre persone, ma un nutrito consesso di 25 alti funzionari ( vigintiquinque viri), in modo da evitare camarille e favoritismi per amici e parenti prossimi o acquisiti ( a quel tempo Montecarlo era una costiera disabitata); ma mi piace ricordare, anche, l’altra famosa sua legge ” Lex Julia de pecuniis repetundis”, cioè la restituzione del pubblico denaro concusso da funzionari corrotti. Così, veniva introdotto il reato di concussione, oltre che l’espulsione da ogni incarico pubblico, la requisizione dei beni, e la reclusione nel carcere mamertino. Che se fosse applicata al giorno d’oggi, questa legge spopolerebbe istituzioni pubbliche centrali e periferiche!!! Ogni giorno, TG e giornali parlano di elezioni imminenti o di riappacificazioni politiche che somigliano alla tregua che può garantire un nido di vespe disturbato. Gli è, invece, che alla massa pletorica ed inconcludente dei nostri parlamentari, sta a cuore di più la cospicua prebenda mensile, che non l’anticipato scioglimento delle Camere; che se poi lo strappo sarà inevitabile, stiracchiare questa legislatura fino alla maturazione dei 28 mesi per lucrare una discreta pensione, che è negata a milioni di lavoratori, sia per quanto attiene al periodo lavorativo ( ben 40 anni !!) che per il quantum mensile. A questo punto sorge spontanea una domanda ( come dice il buon Lubrano): “Caro il mio Di Pietro (Robespierre in 64°.mo) adesso l’art.3 della Costituzione( là, dove si statuisce sull’uguaglianza dei cittadini) non vale per i privilegi parlamentari?????” Ma un’altra tiratina allo spocchioso on.le Fini va pure fatta ( sempre invocando il principio dell’equità): “Non Le sembra che sia giusto approvare la tutela delle supreme cariche dello Stato – nell’esercizio delle loro funzioni (dalle vocatio in Jus et apud iudicem), fino alla conclusione del loro mandato? E se viene rimessa al giudice la valutazione circa l’astensione dall’udienza di una di queste cariche, non Le sembra, on.le Fini che tale valutazione deve essere abolita, attesi gli interessi supremi dello Stato che sono di gran lunga preminenti rispetto al certificato medico a cui ricorrono imputati ed avvocati, al solo scopo di defaticare e prolungare un processo???” Speriamo che il futuro sia foriero di benessere, lavoro, libertà democratiche e giustizia sociale; ma a rileggere bene il famoso “Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passegere “ (di leopardiana memoria) che leggemmo, con amarezza e nostalgia, tanti e tanti anni or sono, c’è poco, anzi, nulla da sperare !!!!

 

Giuseppe Chiaia- preside

 

Novembre 2010.

 

 

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