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Dietro un problema, c’è sempre un perché!


News Neuroscienze P.N.E.I.

Perdere peso per un obeso è sicuramente un traguardo che regala grandi soddisfazioni, ma si tratta di un passaggio delicato per la mente. Esiste il rischio concreto che il paziente dopo la dieta non si riconosca più nel suo nuovo corpo oppure che subisca una sorta di ubriacatura da dimagrimento. Rientrare in una taglia da normopeso scatena varie frenesie: c’è chi spende una fortuna nelle boutique, chi si lancia in esperienze amorose compulsive.

Emblema di questo tipo di problemi è la vincitrice del concorso britannico “Slimming World Slimmer” Melanie Slinger, che ha perso 64 chili per poi indebitare tutta la sua famiglia a causa dello shopping senza freni. Comprava tutto quello che le stava, poi è caduta in depressione fino a tentare due volte il suicidio. Alla fine è arrivato il divorzio e il rapporto difficile coi figli.

Si tratta certamente di un caso limite, ma resta il fatto che gli ex obesi dovrebbero ricevere un sostegno psicologico adeguato per riuscire a capire i motivi che hanno comportato la compulsione bulimica e lavorare per risolverli. L’esperienza clinica insegna, infatti, che quando sia affronta il sintomo senza eliminare ciò che lo ha indotto, la tensione globale (di natura conflittuale), non potendo più “scaricarsi” attraverso la valvola sintomatologica (mediante un meccanismo che collega il sistema nervoso a quello endocrino e immunitario), cercherà nuove vie più subdole e pericolose.

 

Fonti

  • La Stampa, pag. 22 / 23 agosto 2010

  • www.edott.it 23 agosto 2010

 

Giorgio Marchese – Medico Psicoterapeuta – docente di Psicologia fisiologica c/o la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico (SFPID) – ROMA

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