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Lunga vita a chi non supera le 1.600 calorie al giorno.


News neuroscienze – P.N.E.I.

Uno studio italiano pubblicato nel mese di aprile 2010 su Science dimostra che una dieta con poche calorie triplica la durata della vita degli organismi unicellulari come i lieviti, raddoppia quella dei moscerini della frutta, allunga del 40% la vita dei topolini di laboratorio.

Nell’essere umano, arrivare a una soglia come quella delle 1.600 calorie, pare che renda il cuore efficiente come se avesse 15 anni di meno ed elimina le cellule di grasso responsabili di molte infiammazioni dei tessuti. Lo studio in questione è stato scritto dai tre massimi esperti di restrizione calorica, fra cui Luigi Fontana, ricercatore della Washington University e direttore del dipartimento di nutrizione e invecchiamento dell’Istituto superiore di sanità a Roma. “Non so se riusciremo a portare la vita dell’uomo a cent’anni – spiega – ma possiamo guadagnare trent’anni di vita sana, arrivando senza malattie all’età di 80-90 anni”.


La “restrizione calorica” più che una dieta è una simulazione di carestia: porzioni ridotte al minimo, calorie tagliate di un terzo, vietati cereali non integrali e dolci. Un regime così drastico mette l’organismo in regime di risparmio. Il metabolismo rallenta, i consumi si riducono al minimo.

Il meccanismo è nato all’alba dei tempi per far sopravvivere gli esseri viventi nei periodi di carestia. La restrizione calorica non si basa sull’equazione fra meno cibo e forma migliore. Agisce piuttosto andando a far “leggere” (dall’RNA) una serie di geni legati al ritmo del metabolismo e alla durata della vita cellulare, che fanno parte di un meccanismo ancestrale comune a tutti gli organismi per difendersi dalla scarsità di cibo.


“Nessuno pensa che una dieta simile possa diventare generalizzata – spiega Fontana, che da 7 anni segue una cinquantina di persone sottoposte a restrizione calorica – il nostro obiettivo è analizzare prima di tutto i segnali che l’ambiente invia alle cellule attraverso il cibo. Poi studiare le reazioni che il Dna mette in atto per adattarsi. Infine individuare delle sostanze che agiscono su questo meccanismo e possano essere assunte sotto forma di farmaci per produrre lo stesso effetto della restrizione calorica”.

Un suggerimento

Evitiamo di rincorrere sistemi di alimentazione da fame e cerchiamo di riflettere su un evidenza: quando si tratta di fare i conti con la razionalizzazione di risorse, le nostre capacità globali danno il massimo e il meglio, così come in ogni nostra azione comportamentale in cui cominciamo ad attivarci “sul serio” solo quando il tempo stringe.

 

Giorgio Marchese – Medico Psicoterapeuta – docente di Psicologia fisiologica c/o la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico (SFPID) – ROMA

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