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Uno (massimo due) alla volta… per carità!


 

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Ognuno dei due emisferi cerebrali ha la capacità di svolgere un compito per volta. Se ci impegniamo in tre attività contemporaneamente lo mandiamo n tilt. A rivelarlo è uno studio pubbicato su Science. Il motivo per cui l’uomo può svolgere non più di due compiti insieme sta proprio nella conformazione del suo cervello diviso in due emisferi. Quanto l’attenzione è focalizzata su una sola attività, entrambi vi si dedicano all’unisono. Quando i compiti da svolgere sono due, ogni emisfero si prende un incarico. Davanti a tre performance contemporanee l’organo del pensiero inizia invece a saltare dall’una all’altra come un funambolo, sprecando energia e commettendo molti errori. I ricercatori dell’Institut national de la santé et de la recherche médicale di Parigi hanno sottoposto alcuni volontari a un gioco in cui dovevano completare delle parole con le lettere mancanti. Il gioco veniva poi sdoppiato in due sessioni leggermente diverse che andavano svolte contemporaneamente. Nel frattempo la risonanza magnetica funzionale osservava come gli emisferi del cervello si dividevano i compiti, con un’area della corteccia frontale situata al di sopra degli occhi incaricata di smistare i due giochi fra le due metà dell’organo del pensiero. Ai volontari era stato promesso un premio in denaro per ogni manche del gioco conclusa senza errori. Ma quando il puzzle delle lettere passava da due a tre sessioni simultanee, la quantità di sbagli commessi addirittura triplicava nonostante gli sforzi dei giocatori.

L’abilità del cervello umano è nel saltare da un compito all’altro con grande velocità, riprendendo la partita lasciata in sospeso senza perdere il filo e dando l’impressione che l’attenzione non sia mai stata distolta da nessuno dei due compiti. Il primo capitolo della ricerca di Science è stato scritto in Italia, dove Pietro Pietrini, psichiatra e direttore del dipartimento di medicina di laboratorio e diagnostica molecolare dell’ospedale universitario di Pisa, si era dedicato agli studi sul multitasking con l’aiuto dei giochi di parole e della risonanza magnetica funzionale. Vale la pena segnalare che anche Giovanni Russo (medico, psicoterapeuta, ricercatore) ha segnalato il fatto che, l’attività di pensiero, non riesce ad eseguire più azioni contemporaneamente e che, nella costruzione di un’idea, addirittura, non si riesce a lavorare su più di un “file” contemporaneamente.

Fonti

  • La Repubblica, pag. 1, 25. 26.04.2010
  • www.edott.it 26.04.2010

 

 

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