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In occasione dell’uscita del primo film dell’attore lucano da protagonista e regista al tempo stesso, Vi proponiamo un’intervista interessante ed inedita.

Maratea. Rocco Papaleo, attore versatile originario di Lauria, gira il suo primo film tutto lucano, a partire dal titolo: Basilicata coast to coast. Un film a suggello di una carriera costellata di apprezzabili risultati, fra buon cinema, televisione, interventi radiofonici e teatro-canzone. E’ una personalità eclettica quanto mutevole, caratterista di una scuola brillante che pur emana sprazzi di malinconia; un attore che cerca la completezza e la raggiunge nella sua corporalità minuta e inerme, che tuttavia tende a valorizzare con ironia. Un viso che ci appartiene, sarà per questo che siamo propizi verso il suo lavoro e la sua opera prima dietro la macchina da presa, superando tuttavia ogni provincialismo. Lo avevamo incontrato a Maratea, in occasione del primo ciak, durante Maratea Film Festival.

“Basilicata coast to coast” è una commedia musicale, un viaggio denso di imprevisti e di incontri inaspettati che porta una combriccola di musicisti a mettersi in viaggio per partecipare al Festival del teatro-canzone di Scanzano Jonico, attraversando a piedi la Basilicata, dal Tirreno allo Ionio, lungo il tragitto che dà il titolo al film.

Il viaggio avrà per tutti un valore terapeutico. “Basilicata coast to coast” è una commedia corale, picaresca e canterina, malinconica e stralunata, che tra gag esilaranti, sagaci dialoghi e amare constatazioni di vita, prende quota per crescere ininterrottamente fino all’epilogo a sorpresa.

Tra gli interpreti del film si ricordano Alessandro Gassman, Paolo Briguglia, Max Gazzè, Rocco Papaleo, Giovanna Mezzogiorno.

Intanto, perché la tua regione da costa a costa, da Maratea fino a Policoro, Metaponto, Nova Siri e Scanzano? Come nasce questo soggetto, e la sceneggiatura?

R.: Il film nasce da una suggestione che mi accompagna da sempre, il mio sentire la terra in un senso spirituale, un viaggio che intendo chiudere a Scanzano Jonico, nome evocativo di un forte sentimento collettivo, dove la comunità regionale tutta ha dato prova di compattezza come non mai. Il film l’ho scritto con Walter Lupo, il mio alter ego, un sodalizio artistico che dura nel tempo. Un film on the road, un viaggio dentro e fuori, nei confini regionali fra le coste; l’area nord come il Vulture (ad esempio) sarà solo menzionata, come dire una citazione “etilica”, per via dell’aglianico.

Perché un film proprio adesso, tutto tuo quando viaggi intorno ai cinquant’anni: è l’età della maturità anche artistica, o comunque hai idee nuove sul cinema, delle verifiche da fare sul linguaggio?

R.: Certo, mi sembra l’età giusta per un primo bilancio, e con venticinque anni di professione alle spalle. Il momento ideale per fermare il tempo e proiettarlo nel futuro artistico. Il cinema può rappresentare una sintesi interiore, sotto diversi aspetti, professionali e soprattutto umani.

Ma parliamo del tuo film. Con te un’attrice importante, internazionale ormai, Giovanna Mezzogiorno.

R.: Si parte da Maratea, e con me anche Giovanna Mezzogiorno. Ho con lei un rapporto artistico intenso; nel mio film è una giornalista un po’ depressa. Attraverso il viaggio anche lei elaborerà la propria condizione interiore. Una storia carica, insomma.

Ci siamo incontrati più volte in questi anni sulle terrazze del Lido di Venezia, in occasione delle varie Mostre del Cinema cui partecipavi con film nei quali avevi ruoli da co-protagonista. Ma il successo di pubblico è forse legato a quei film cosiddetti di cassetta. Come l’ultimo film di Pieraccioni, uscito per Natale.

R.: Per un attore è importante mettersi continuamente alla prova. Nell’ultimo film di Pieraccioni “Io e Marylin”, vestivo i panni di un sensitivo che spiegava al protagonista le evoluzioni delle sue visioni. Ho aderito al personaggio con grande rispetto.

Film apprezzabili in questi anni con diversi autori come D’Alatri, Virzì, Vanzina Veronesi, al fianco di attrici come Asia Argento, e dulcis-in-fundo metteremmo Michele Placido. Memorabile la tua interpretazione nel suo “Del perduto amore” presentato a Venezia nel ’98, anche lì con la Mezzogiorno, film peraltro girato anche in Basilicata.

R.: Beh! Con Placido mi lega un feeling particolare, probabilmente scaturito dalle nostre comuni radici. Sento una certa similitudine con la sua cifra artistica (anche se può sembrare un po’ ardito dirlo): Michele è un attore e regista affermato da decenni nel mondo, grande professionista con il quale si instaurano rapporti di intensa sintonia. Da parte mia, provo a percorrere con umiltà un cammino che mi metta sempre a dura prova.

Crediamo (avendo visto il film) che, in questo caso, la prova è stata sì dura ma brillantemente superata da chi, a ragione, viene considerato uno degli interpreti più importanti e singolari del cinema italiano.

Di Armando Lostaglio.

adattamento del testo di Maria Cipparrone.

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