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È un po’ una fatica!


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In una fase iniziale, la fissazione della memoria è vulnerabile. Questo fenomeno è spiegato in parte da due opposti concetti psicologici: il decadimento e l’interferenza. Il primo sostiene semplicemente che la memoria si disperde nel corso del tempo; il secondo, che prende origine dall’accumulo di informazioni irrilevanti.

Negli ultimi anni indagini di genetica molecolare hanno portato all’identificazione di una serie di molecole che svolgono un ruolo chiave nella fissazione della memoria. Il ruolo di queste molecole è sostenuto da interpretazioni teoriche che tentano di spiegare i numerosi fenomeni connessi al processo di fissazione della memoria stessa. È molto probabile che le basi molecolari della labilità risiedano nella fosforilazione delle molecole ad opera di chinasi e che tali modificazioni possono essere invertite dalle attività basali delle fosfatasi cellulari.

Sempre dal punto di vista teorico è stato ipotizzato che esistono dei benefici nella strategia del dimenticare che rispondono a delle esigenze ambientali. Ad esempio dopo un periodo esteso di disuso o quando la memoria esistente è inconsistente con le circostanze correnti e in tal modo nuocere all’individuo, dimenticare potrebbe funzionare a rimuovere la memoria non necessaria o inappropriata.

Yichun Shuai, Binyan Lu, Ying Hu, Lianzhang Wang, Kan Sun, Yi Zhong. Forgetting Is Regulated through Rac Activity in Drosophila. Cell, Volume 140, Issue 4, 579-589, 19 February 2010. I ricercatori, autori di questo bellissimo lavoro, studiano gli effetti del processo di dimenticanza dipendente da una piccola proteina, chiamata Rac, nel moscerino della frutta, la Drosophila melanogaster.

I moscerini venivano indotti ad evitare un odore particolare, che rappresentava la traccia mnestica, misurando nel contempo la concentrazione cerebrale di Rac. Gli esperimenti dimostravano che il processo di dimenticanza diretto da Rac veniva accelerato dall’acquisizione di nuove tracce di memoria. Inoltre, quando l’attività di Rac veniva inibita, i moscerini subivano un più lento decadimento mnemonico; al contrario l’elevata attività di Rac accelerava i processi di dimenticanza.

Dimenticare risulta quindi essere un processo dinamico, le cui basi biochimiche sono ben regolate e studiare il loro meccanismo potrà aiutare a meglio comprendere il funzionamento della memoria nella formazione dei ricordi.


Ferdinanda Annesi – Biologa C.N.R.

 

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