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Un volo nel passato.


Pensieri degli anni difficili


Esiste una bellissima canzone di Francesco De Gregori che si adatta particolarmente a questo periodo. Appartengo alla generazione che ha palpitato sulle note di Rimmel, che si è commossa con Raggio di sole, si è emozionata con i Due zingari. E ha pianto su Ciao, ciao.

L’aria è gelida stamane, le previsioni suggeriscono la neve nei prossimi giorni. Ma è veramente impossibile immaginare che questo azzurro terso popolato dalla massima intensità della luce possa riempirsi di nuvole bianche che, abbassandosi sui tetti della città, possano esplodere di fiocchi pallido.

Pallido. Come il mio viso solcato da due segni che mi ricordano e ricordano che qualche ora è sfuggita al riposo della notte. Non faccio nulla per nasconderlo.

Un volo nel passato. Divento patetica? Non importa, non posso e non voglio nascondere i miei pensieri che si riallacciano alle luci scoppiettanti, ai puntini rossi che si passano la mano in una corsa armonica, al verde dei rami degli alberi che si illuminano nel buio della notte.

Perché mai una profonda nota di malinconia si accompagna sempre agli istanti di allegria?

Forse è nelle cose della vita, come il bianco si accompagna al nero, l’amaro al dolce. Le due facce di una stessa medaglia.

Penso che ognuno all’interno di un gruppo familiare abbia un ruolo ben preciso, che non gli viene assegnato dalla nascita, ma che si delinea nel corso degli anni in base alle sue propensioni e affinità.

Questa volta voglio posare la mia attenzione su chi tiene unita la famiglia.

Ci allontaniamo con la mente tenendoci per mano. Mi rivedo in ogni istante in compagnia. Ricordo la luce degli ambienti e i profumi del periodo. Nitide le immagini nella mia anima, freschi e vivi i momenti di complicità fra di noi.

Una giornata interminabile, la più bella, colorata di attesa e decorata di storie inimmaginabili. Mi allontano e cerco un posto tutto mio, dove posso meglio vedere per cercare di capire, fotografando nella memoria ciò che si presenta.

Madri e figlie. Un legame indissolubile anche nella conflittualità dei rapporti. Anzi forse lo rafforza.

Mi piaceva lasciarmi andare assecondando il ruolo che mi era stato dedicato.

Fra le mani sfoglio fotografie del tempo andato, annusandone il profumo e riscoprendo, con sorpresa, che sono ancora vive. E non moriranno mai.

Da piccoli si osservano le cose da un altro punto di vista! Nella loro interezza, così come vengono, con la curiosità tipica dell’età, senza pensare che dietro quello che appare ci possa essere dell’altro. E così una campanella decorata su di un ramo di Natale diventa una cosa naturale, bella da godere e da fare tintinnare. Poi, con l’andare del tempo, il tutto diventa più complesso: viene quasi difficile scartarla e trovare il giusto posto, lo si può cambiare una o due volte e dopo averlo deciso ci si ferma ad osservare se la luce accanto brilla a sufficienza.

Mi commuovo.

Ascolto il silenzio spegnendo ogni luce. Viaggio nel passato cercando le voci, che ho sempre paura di perdere.

Dalla finestra più bella mi affaccio aspettando con ansia. Vedo non troppo lontano una piazza importante, al centro un imponente portone di legno che si apre a lasciare entrare, accogliendo. Fino alla fine…Tutta la vita ha ruotato attorno a lei.

Attratta dal calore della casa mi giro di colpo e, senza saperlo, scatto una foto su quello che vedo. E che sento. Qualcuno si appresta a sistemare con la dolcezza delle mani, qualcun altro un po’ col timore che non sia tutto pronto al giusto momento si perde nella fretta dei movimenti. Qualcuno, più piccolo ma non come me, tiene tutti uniti per mano in un abbraccio virtuale che si conserverà per tutta la vita.

A chi tiene unita la famiglia

Buon Natale, Fernanda

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