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“Signore sono Giuda, il tuo vecchio amico. Parlo dall’inferno, non dal paradiso. E mi grido dentro, tutto il mio dolore” (Antonello Venditti). Un colpo secco, preciso, mirato… e ti torna in mente una carrellata di gesti inconsulti anche se premeditati. Forieri, comunque, di escalation di brutalità e involuzioni civili. L’odio in genere e, particolarmente, quello politico è un’espressione emotiva che, una volta scatenata, risulta molto difficile da controllare e, men meno, da domare. Certe volte, simili sentimenti si depositano come un veleno in grado di intossicare qualsiasi discussione (pubblica e privata), soprattutto perché tentano di Ridurre l’avversario a un bersaglio da annichilire, tentando la distruzione fisica, morale, umana in genere. L’immagine del presidente del consiglio sanguinante nell’animo oltre che nel fisico, richiama alla memoria la vulnerabilità e la caducità che ogni stella (di prima o di seconda grandezza) si porta dietro, all’interno della sua parabola che, irrimediabilmente, dopo lo Zenith, virerà verso il proprio Nadir. Dall’apogeo verso gli abissi dell’inferno, si cammina, di fatto, in direzione uguale e contraria verso due facce della stessa realtà. “L’ho pagata cara la mia presunzione, io volevo solo essere il migliore. Ora sono qui ultimo tra gli uomini, a portare ancora tutte le spine della tua corona. Scusa se ti cerco… PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




…se ti invoco ancora: Io ti sto aspettando… oggi come allora. Ora devo andare nel buco nero spazio-temporale, nella certezza della dannazione, nel buio freddo dell’umiliazione. Che sarà di me? Che sarà di te?” (Antonello Venditti). Il confine tra la violenza verbale e quella materiale è sempre sottile, vulnerabilissimo. La violenza mentale, prima che verbale, ti porta a considerare chi è contrario alle tue idee come un barbaro da eliminare con ogni mezzo convinto (forse anche in buona fede) che, con simili intenti, si conquisti il diritto di entrare nella Storia. In origine, la locuzione latina hic sunt leones (in italiano, qui ci sono i leoni) compariva sulle carte geografiche dell’antica Roma in corrispondenza delle zone inesplorate dell’Africa e dell’Asia. La frase stava ad indicare che non si sapeva cosa si trovasse in quelle lande sconosciute, a parte il fatto che fossero abitate da belve (alle quali occorreva prestare attenzione). “Ora sono qui, ultimo tra gli uomini a portare ancora tutte le spine della tua corona. Perdonando me, liberi anche te dalla solitudine. Scusa se ti cerco, se ti invoco ancora Io ti sto aspettando, oggi come allora Ero solo un uomo Ora, un uomo solo! L’ho pagata cara la mia presunzione: io volevo solo essere il migliore!” (A. Venditti).


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