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Esiste una parte del carattere che possiamo definire innata?


In biologia, gli elementi caratteriali sono detti acquisiti se vengono “importati” dall’individuo nel corso della vita per cause ambientali, mentre li si definisce ereditari se vengono trasmessi geneticamente da una generazione all’altra.


Per quanto riguarda l’aspetto corporeo, si riconoscono influenze tanto genetiche quanto ambientali: basti pensare che, una persona, pur somigliando somaticamente alla famiglia di appartenenza, subisce, tuttavia, influenze rilevanti sul fenotipo genetico (manifestazione dei caratteri ereditari) dalle condizioni ambientali.

In merito all’aspetto psicologico, si fa sempre più strada la convinzione che gli elementi genetici si possono individuare soltanto nelle componenti di base della personalità; il resto è attribuibile all’enorme flusso di informazioni che affluiscono lì, dove ha sede la memoria (Ippocampo e lobi temporali dell’encefalo)fin dal periodo della gestazione e per tutto il resto della vita: questo, è dimostrato che determina imprinting altamente condizionanti.


Considerando tali convincimenti scientifici, si fa fatica a credere che il carattere di una persona rimanga immodificato e immodificabile. Al contrario, si è sempre più propensi a ritenere (anche sulla base degli esperimenti più evoluti), che risenta profondamente di elementi esperenziali in grado di plasmare in continuazione i nuclei genetici di base, interpretati alla stregua di fondamentali potenziali di base.

Se il carattere di una persona non si estrinseca su base genetica ma risulta in funzione dell’ambiente circostante, come mai, allora, in una stessa famiglia si hanno figli che si comportano in maniera molto diversa fra loro?

Possiamo spiegare il tutto ricorrendo ad un esempio pratico: il carattere di una persona è simile ad un’opera d’arte modellata da un artista (famiglia, ambiente esterno in genere). Quest’ultimo, col passare del tempo, modifica il proprio modo di essere e, di conseguenza, esprime il proprio cambiamento, mediante delle creazioni sempre differenti l’una dall’altra.


In sostanza, la vita di ognuno si iscrive all’interno di una storia ampia e ricca di eventi. Questo panorama, incide su ciò che molti neuroscienziati (tra cui il Nobel Gerald Edelman) ritengono essere la base della nostra vita, la cosiddetta “coscienza nucleare” (in cui ha origine il dialogo fra le microparticelle che risiedono negli atomi del DNA di ciascuna cellula), si propaga, mediante reti neurali, nell’area encefalica (corteccia, formazione reticolare, talamo, ippocampo, etc.) in cui si determina la “coscienza “di base” (prevalentemente consapevole, grazie alla quale ci rendiamo conto di esistere e ci localizziamo nello spazio e nel tempo) e si manifesta al mondo esterno, mediante il carattere, con tutte le sue molteplici sfaccettature (o funzioni)

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