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Dalla restituzione dell’iva pagata sulla Tarsu e sulla Tia agli acquisti online sempre meno convenienti ed all’Agcom che indaga sulla RAI.


 

 

La Corte Costituzionale ha stabilito che sia la Tarsu (tassa di smaltimento rifiuti solidi urbani), sia la Tia (tariffa igiene ambientale) sono imposte e come tali l’Iva non deve essere applicata. Essendo la loro natura tributaria e non tariffaria, sarebbe come applicare una tassa sulla tassa.

Chi ha pagato l’Iva sulla Tia può chiederne il rimborso (limitato alle fatture degli ultimi dieci anni) mediante lettera da trasmettere a mezzo fax o con raccomandata a.r all’azienda di competenza. Sui siti delle associazioni dei consumatori si possono scaricare gratuitamente i fac-silmile delle lettere per il rimborso. Qualora il rimborso venga negato, il cittadino potrà presentare ricorso alla Commissione Tributaria provinciale.

  

Sempre più sotto accusa gli acquisti online. E’ quanto si evince da un’indagine europea che ha evidenziato numerose irregolarità nei siti che vendono via web prodotti, soprattutto elettronici. Eppure in questi giorni, è al vaglio dalla Commissione Europea, una direttiva di dubbia validità sugli acquisti a distanza che rappresenta per alcuni punti un passo indietro per la difesa degli interessi dei consumatori. Le proposte contenute nella direttiva avvantaggiano più il commerciante che l’acquirente.

Il primo punto fa riferimento ai termini di decorrenza per recedere dal contratto. Altre insidie si nascondono nelle parti in cui si afferma che il commerciante è legittimato a trattenere il rimborso fino a che non abbia ricevuto o ritirato tutti i beni.

Altro punto che rischia di ledere i diritti del consumatore per gli acquisti a distanza è quello che lo vedrebbe responsabile della diminuzione del valore dei beni risultante dalla manipolazione, oltre quella necessaria, per verificare il valore e il funzionamento degli stessi.

 

L’Agcom ha aperto un’istruttoria nei confronti della Rai in merito al criptaggio di alcuni programmi delle reti Rai su Sky.

La Rai, afferma l’Authority, deve rispettare gli obblighi contrattuali di servizio pubblico e del contratto di servizio e pertanto non può oscurare i suoi programmi Rai sulla piattaforma Sky.

Nella guerra commerciale tra Rai e Sky, legata in qualche modo al lancio della nuova piattaforma TivùSat, (consorzio Rai, Mediaset, La7) chi è penalizzato è il consumatore.

La Rai è finanziata dal canone pagato dai cittadini e non è accettabile il fatto che violi le leggi sulla concorrenza ed il libero mercato limitando la visione gratuita dei propri programmi ai tanti milioni di utenti abbonati a Sky.

Maria Cipparrone.

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