Posted on


Eliminata la commissione di massimo scoperto, le banche si attrezzano con altri onerosi balzelli a carico dei consumatori.


 

Con il D.L. 185/08 (decreto anti crisi) convertito dalla Legge 2/2009 in vigore dal 29 gennaio 2009, è stata ridimensionata l’applicabilità della famigerata commissione di massimo scoperto (CMS).

Che cos’è la CMS?

E’ una clausola contenuta nel contratto bancario di apertura di credito, che prevede l’applicazione da parte della banca di una percentuale di guadagno sul massimo saldo negativo registrato durante il trimestre ai conti non legati da un fido. La CMS viene applicata su tutto il trimestre anche se il cliente è andato “in rosso” per un solo giorno. La commissione varia da istituto ad istituto.

Quali sono le novità introdotte dalla nuova legge sulle CMS?

In base al nuovo articolo 2 bis della legge 2 del 2009 sono dichiarate nulle le clausole contrattuali che prevedono una commissione di massimo scoperto se il saldo del cliente resta a debito per un periodo continuativo inferiore ai 30 giorni o se gli utilizzi avvengono senza che sia stato contratto un fido.

 

Che cos’è il fido?

Un correntista quando stipula un contratto in banca può abbinare al normale conto corrente un contratto di affidamento in conto corrente o apertura di credito che permette di utilizzare una certa somma (fido) oltre a quanto depositato sul conto. Le banche danno la possibilità anche a chi non ha un fido di superare i limiti di quanto giace sul conto (scoperto) o di andare al di là dei limiti del fido (extrafido).


 

Dopo l’entrata in vigore della legge, la cms sarebbe dovuta scomparire dai conti non coperti da fido.


La realtà dei fatti è ben diversa.

Se i nuovi contratti hanno recepito tali disposizioni con la nuova legge (29/01/09), i vecchi (esistenti al momento dell’entrata in vigore della legge), invece, avrebbero dovuto recepire le nuove disposizioni da inizio luglio 2009.

Purtroppo, le banche hanno la capacità di aggirare sempre l’ostacolo (perché il sistema glielo consente) e addirittura volgerlo a proprio favore.

Secondo quanto risulta dalle indagini condotte in diversi istituti di credito le spese per uno scoperto non sono diminuite, anzi sono aumentate.

 

In che modo?

 

Semplice, quasi tutte le banche hanno sostituito la commissione di massimo scoperto con nuove spese giustificandole all’utente sotto forma di nuove formule, quali: “corrispettivo sull’accordato”, “commissione istruttoria urgente”, “commissione per oneri scoperto conto”.

Le segnalazioni delle associazioni consumatori e degli stessi risparmiatori mostrano, infatti, come alla CMS siano subentrate altre commissioni ancor più esose.

Da considerare non solo la natura dei costi ma anche il fatto che non siano proporzionati all’importo dello scoperto e alla sua durata.

Accade infatti che per i conti senza fidi con scoperti di 1.000 o di 500 euro, l’importo da pagare è il medesimo.

Per i conti affidati, le banche addebitano una commissione indipendentemente dall’utilizzo dei fondi a disposizione. E anche in questo caso il correntista spesso paga di più di quanto avrebbe pagato con la sola commissione di scoperto, che la legge vigente permette di utilizzare solo se lo scoperto dura più di 30 giorni.

Il Ministro dell’Economia, lo scorso giugno, ha dichiarato alla luce delle denunce presentate (le segnalazioni sono state fatte anche all’Antitrust e alla Banca d’Italia) che queste nuove spese erano da considerarsi nulle. Tale provvedimento faceva ben sperare che la questione fosse risolta, ma così non è stato, sebbene le nuove disposizioni pongono un limite a trimestre dello 0’5 % del fido concesso (comprensivo anche di eventuali nuove spese).

I contratti di conto corrente stipulati dal 29 gennaio 2009 in poi hanno visto le nuove spese già applicate nel corso di questi mesi. E allo stesso modo queste spese inique sono state addebitate dal primo luglio anche ai vecchi correntisti (a chiusura del trimestre 30 settembre).

E’ evidente, dalle novità appena riportate, di come le banche si ritengano al di sopra delle legge.

E’ un vero e proprio “far west bancario” che, naturalmente si ripercuote negativamente solo sui consumatori che, degli istituti di credito, tranne rari casi, non possono farne a meno.

Le responsabilità del mondo politico sono evidenti, atteso che solo un’azione congiunta e compatta di tutti gli schieramenti può spuntarla nei confronti di una posizione così arrogante assunta dall’ABI organismo deputato a vigilare sulle banche e sulla loro osservanza delle leggi dello Stato.

Se da un lato, dunque, delle banche non se ne può fare a meno, è anche giusto che i consumatori, per non continuare a subire e ad avvertire quel senso di impotenza, di chi pur avendo gli strumenti, non riesce a farsi ascoltare, si rivolgano alle associazioni dei consumatori per la tutela dei loro diritti, in modo da riuscire almeno con se stessi, a raddrizzare la schiena.

Maria Cipparrone

(avvocato e counselor)

 

htpp://www.studiolegalecounselingcipparrone.it

 

 

Print Friendly, PDF & Email