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“E’ sincero il dolore di chi piange in segreto” (Marziale). Probabilmente, anche se il rischio di apparire retorico è oltremodo concreto, sarebbe ora di tacere sulle sofferenze umane e, semmai, cominciare a parlare di come si soffre e perché. Solo così, sicuramente, smetteremmo di frignare e cominceremmo a vagire, cercando in quel grido, la mano che ci guidi, lo sguardo che illumini, il sorriso che ci protegga. Silenzio. Condizione ambientale caratterizzata dall’assenza di suoni, rumori o voci, considerata una forma di rispetto collettivo nell’applicazione di momenti di “raccoglimento” durante la commemorazione di persone defunte. Qualcuno ha detto che le lacrime non sono espresse tanto dal dolore quanto, piuttosto, dalla sua storia. Dovremmo domandarci cosa non abbiamo fatto per lenire e mondarci, quello che non abbiamo detto per farci capire. La carezza più bella è quella che vorremmo ricevere, il bacio più caldo è quello che non abbiamo ancora dato. Siccome “nella vita non contano i respiri, ma i momenti che ti hanno tolto il respiro”, proviamo a guardare nel buio cercando la luce della luna e orientarci con le stelle. Così, come i marinai di una volta, riusciremo ad approdare senza infrangerci sugli scogli. Non è vero che la vita sia un brutto quarto d’ora condito da momenti accettabili… è vero, però, che la sofferenza è, forse, l’unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito.

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