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Nell’occhio del ciclone, l’alimento tipicamente made in Italy.


 

La pasta è senz’altro l’alimento più consumato dagli italiani, da Nord a Sud è un trionfo di forme legate a tradizioni antiche che danno vita a ricette gustose e semplici che stanno alla base della dieta mediterranea, riconosciuta universalmente dai nutrizionisti come la più salutare tra tutte. Ricco di elementi preziosi per l’organismo, la pasta rappresenta una fonte importante di energia per la presenza di zuccheri e di carboidrati.

E’ un alimento che raffigura una vera e propria bandiera del gusto da Nord a Sud con una vastissima varietà di formati legati alla tradizione locale che fanno della pasta un alimento tipico italiano che con 28 Kg annui procapite, pongono la nostra penisola al primo posto nella graduatoria mondiale per il consumo di pasta, di cui il 37% dei consumi avviene al Nord, il 23% al Centro ed il 40% al Sud.

Le caratteristiche e le eventuali denominazioni sono tutelate e stabilite chiaramente dalla legge, con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 187 del 9 febbraio 2001.

Le origini della pasta sono molto antiche, è un cibo universale di cui si trovano tracce storiche in tutto il continente eurasiatico. In realtà, il fatto che sia stato Marco Polo al ritorno dal viaggio in Cina nel 1295 ad introdurre la pasta in Occidente è solo una leggenda.

Tracce di paste alimentari sono state rinvenute tra gli Etruschi, Arabi, Greci e Romani.

L’evento che influì fortemente nei commerci, sulla diffusione e sulle abitudini alimentari fu senz’altro la scoperta della pasta secca, la cui paternità è da attribuire agli Arabi, bisognosi di provviste per i loro spostamenti nel deserto.

Attualmente in Italia la pasta secca, ottenuta da processi di trafilazione, laminazione ed essiccamento di impasti preparati con semola di grano duro, costituisce i tre quarti dei consumi totali.

L’altro quarto dei consumi è rappresentato dalla pasta fresca, per la quale è necessario l’utilizzo di grano tenero ed un elevato livello di umidità, mentre per quanto riguarda il processo di lavorazione dell’impasto questo consiste nella sfogliatura.

Ritornando alla storia, è a Napoli che la pasta conosce il suo massimo trionfo, con il formato degli spaghetti, che giunsero nei vicoli della città nel 1647 al seguito dei rivoltosi di Masaniello, i quali invitarono il popolo a mangiarli con le mani per protesta.

A metà dell’800 gli spaghetti fanno la loro comparsa sulle tavole dei nobili, alla corte di Ferdinando II, da allora gli spaghetti sono rimasti il formato di pasta più amato dagli italiani.

Sempre al Sud, in un’altra regione la pasta regna incontrastata: la Puglia.

Il formato più famoso? Le orecchiette.

La Calabria è invece la patria di un formato tra i più noti: i maccheroni.

Gli italiani nel mondo sono riconosciuti come “mangiamaccheroni”.

Gli ambienti, i fenomeni e le atmosfere che ruotano intorno a questa pietanza entreranno prima nella letteratura e poi nel cinema offrendo lo spunto per diversi capolavori.

Fra i film che riguardano il mondo della pasta, ricordiamo la famosa la commedia Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta portata al cinema da Totò, un Americano a Roma con Alberto Sordi, Maccheroni e La cena di Ettore Scola, solo per citarne alcuni.

L’Italia detiene il primato della produzione mondiale di pasta, seguita dagli USA e dal Brasile. Le esportazioni assorbono circa il 50% della produzione italiana e sono in crescita per l’aumento della richiesta dei mercati soprattutto dell’est europeo ed orientale (Russia, Polonia, India, Cina ecc).

Attualmente, la forte crisi economica che sta coinvolgendo tutti i Paesi, l’aumento del costo delle materie prime e i cambiamenti sui mercati globali sta investendo anche questo settore.

Di qualche giorno fa è la notizia, confermata da tutti i media, del presunto cartello tra i produttori italiani di pasta, volto a stabilire l’aumento del prezzo di vendita della pasta a lunga conservazione da praticare ai canali distributivi. Iniziativa questa, che se confermata, mina i principi di sana concorrenza alla base del libero mercato e che alla fine grava sul bilancio delle famiglie italiane.

L’Antitrust ha infatti scoperto in seguito ad una lunga e approfondita indagine, che le fra le maggiori società del settore (ben 26, tra le quali spiccano i nomi di Barilla, De Cecco, Divella, Riscossa ecc) e l’Uipi, (Unione Industriali Pastai Italiani) c’è stato un accordo, con lo scopo di concordare gli aumenti del prezzo di vendita della pasta secca di semola da praticare al settore distributivo, minando così le regole della concorrenza e della trasparenza.

I produttori implicati nella vicenda sono stati sanzionati dall’Autorità Garante con multe di diverso importo che raggiungono la cifra complessiva di 12,5 milioni di euro.

L’Antitrust, nel decretare le sanzioni ha ribadito che da condannare, non è tanto il fatto che le singole aziende hanno proceduto ad autonomi ed individuali aumenti di prezzo, visto l’incremento del costo delle materie prime, ma l’azione di concerto, di intesa e le modalità anticoncorrenziali con le quali si è giunti agli aumenti stessi.

Difatti secondo l’Antitrust, i numerosi documenti rinvenuti nel corso dell’istruttoria hanno dimostrato, senza l’ombra di dubbio, che le aziende produttrici hanno concertato una comune politica di incremento dei prezzi, a cui si è dato il via dall’ottobre del 2006 e che è durato almeno fino ai primi di marzo del 2008.

L’intesa ha fatto sì che a causa degli aumenti generalizzati le catene distributive (supermercati, ipermercati ecc.) hanno dovuto accettare i nuovi listini apportando ulteriori aumenti sul costo finale dei prodotti che ovviamente è gravato sui consumatori.

Dal maggio del 2006 al maggio del 2008 il costo della pasta è aumentato sugli scaffali dei punti vendita del 36%.

Di tale situazione si sono avvantaggiate soprattutto le grandi società di produzione che non volevano essere le sole ad incrementare i prezzi e, quindi, da qui la decisione di una strategia comune, indirizzata verso un aumento uniforme di prezzo, volta a tutelarsi a vicenda.

Ad aggravare la posizione di alcune delle suddette società c’ è anche il ruolo di controllo e di coordinamento nell’organizzazione dell’intesa assunta in concomitanza con l’Uipi. Esse tenevano regolarmente riunioni volte al monitoraggio dell’andamento dei listini e del comportamento delle società legate all’accordo.

In sede di istruttoria, l’Antitrust ha valutato come attenuante il comportamento della Barilla, a cui è stata concessa una riduzione della sanzione, perché ha dimostrato di voler attuare una nuova politica commerciale, tesa ad arginare le conseguenze del reato commesso.

La vicenda pero non è così chiara, la Barilla infatti, per mezzo di un comunicato fa sapere di essere estranea ad i fatti per i quali è stata indagata e per i quali intenterà ricorso. Aggiunge inoltre, che la decisione dell’Autorità Garante nei confronti dell’Uipi e dei pastifici associati va a compromettere ulteriormente la situazione già di per sé delicata, che da tempo sta vivendo il settore industriale della pasta, testimoniata dal ridursi del numero dei pastifici in Italia che da 238 nel 1981 è passata ai 129 attuali.

Il presidente del Gruppo Alimentare, Guido Barilla si dice stupefatto del provvedimento dell’Autorità Garante, perché l’azienda ha sempre operato adottando criteri di trasparenza e responsabilità, offrendo al consumatore prodotti di grande qualità al giusto prezzo, dando la possibilità alle famiglie italiane di acquistare un pasto (formato da 500gr. di pasta secca) per circa 4 persone al costo di 1 euro.

Gli aumenti registrati, conclude Guido Barilla, sono stati il giusto ed indispensabile provvedimento ad arginare una situazione difficile per l’intero settore industriale che nonostante le grandi difficoltà e tensioni interne continua ad essere uno dei pilastri dell’economia nazionale.

Tutto ciò, naturalmente, si ripercuote negativamente sull’immagine dell’Italia, conosciuta nel mondo anche per la pasta e poi, sull’umore dei consumatori, che ancora una volta, assistono a manovre poco chiare su un bene di consumo necessario, tipico, tradizionale ed anche poco costoso, il che è importante in questo periodo di vacche magre.

Maria Cipparrone

(avvocato e counselor)

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