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Lo stesso “circuito” cerebrale?


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Semir Zeki, John Paul Romaya. Neural correlates of hate. PLoS ONE. October 2008, volume 3, issue 10.

Lo studio realizzato presso il Wellcome Laboratory of Neurobiology, Department of Cell and Developmental Biology, University College London, London, United Kingdom si concentra sulla mappatura delle aree cerebrali interessate quando si prova un complesso sentimento biologico, quale può essere quello dell’odio. Gli stessi ricercatori, in un lavoro precedente, si sono occupati di delineare le zone del cervello attivate dall’amore materno e romantico. Al contrario dell’amore romantico, il sentimento dell’odio può non essere rivolto contro un solo individuo, bensì assumere differenti manifestazioni, verso una sola persona, una società, un gruppo etnico. Gli autori sono partiti dall’ipotesi che il sentimento dell’odio verso qualcuno dovrebbe generare un pattern di attività cerebrale distinto dalla visione di una persona amata. D’altro canto, la comune associazione tra amore/odio e la frequenza relativa con cui uno dei due si trasforma nell’altro ha portato gli autori ad ipotizzare una forte correlazione fra i siti del cervello attivati durante la manifestazione di questi due sentimenti opposti. I risultati, sorprendenti!

A 17 individui sani sono state mostrate foto di persone odiate frammiste ad altre, familiari ed emotivamente neutre. Nel frattempo veniva monitorata l’attività cerebrale mediante risonanza magnetica funzionale. La parte subcorticale che si accende nella manifestazione dell’odio riguarda il putamen e l’insula, deputate già alle reazioni di disgusto e disprezzo, ma anche parte di un sistema che controlla il movimento e l’azione; queste stesse regioni sono attivate anche dall’amore romantico. L’attivazione delle stesse aree cerebrali nei due sentimenti opposti potrebbe trovare spiegazione nell’ambito di un contesto “passionale” che accomuna l’amore legato per esempio ad atteggiamenti aggressivi all’odio.

Di uguale interesse il pattern di inattivazione che riguarda aree della corteccia cerebrale, associate al ragionamento e al giudizio, normalmente disattivate dallo scatenarsi di un sentimento affettivo romantico, mentre nell’odio si disattiverebbe solo una piccola regione localizzata nella corteccia prefrontale. La conclusione? L’innamorato viene ad essere molto meno razionale, poco giudizioso nei confronti dell’amato e “bruciante” di passione. Al contrario chi odia ha bisogno di mantenersi lucido e maggiormente critico per danneggiare, vendicare o compiere gesti criminosi.

Dr. Fernanda Annesi – Biologa C.N.R.

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