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Senza parole…


Pensieri degli anni difficili – 56

Senza parole, sono rimasta senza parole!

Ma dove può arrivare l’essere umano, nel tentativo poi di trovare cosa, appagare quale bisogno se non una ricerca frenetica al piacere della condivisione delle idee, dei pensieri, dei momenti che si incastrano fra le persone. Che incastrano le persone.

È molto difficile quest’oggi districarsi lucidamente fra gli stati d’animo che banchettano all’interno senza nessun rispetto per la logica, per la comprensione, per l’analisi dei fatti.

Il respiro diventa affannoso fino ad un punto di saturazione tale che obbliga a rallentare, quasi a trovare una pausa, qualche secondo col diaframma al massimo dell’espansione e poi il rilascio. Un sollievo breve, la solita vertigine ormai mia compagna o meglio mio angelo custode e poi si ricomincia. Ecco, questo è quello che normalmente accade quando stai per viaggiare insieme ad un piccolo stato d’ansia. Il preambolo. E il tutto poi perché?

Per una bugia!

Ho precedentemente parlato delle mezze verità che nulla hanno a che vedere con le bugie in questione. Oggi vorrei poter provare a liberarmi da questa rabbia che mi assale e anche se la parvenza è serena o solo un po’ stanca in realtà dentro di me si sta scatenando un cataclisma emotivo, uno tsunami di sensazioni e sentimenti contrastanti. Avrei bisogno di correre almeno venti giri, senza mai fermarmi, senza prestare attenzione all’intorno, guardando solo avanti oltrepassando e cercando di sbloccare.

Cos’è che spinge l’essere umano a creare una bugia?

Sì, perché la immagino come una invenzione, che può essere naturale senza sforzi o ben programmata. E qui è necessario operare una prima distinzione in quanto esistono due categorie di persone, quelle per le quali le disquisizioni sono parte del proprio patrimonio genetico, quindi ereditabili e trasmissibili alla prole secondo delle regole ben precise stabilite dalle rinomate e rispettate leggi di Mendel, oppure quelle che operano una premeditazione che richiede uno studio approfondito e dettagliato, anticipato da una ricerca minuziosa e densa di elementi a sostegno.

C’è però da fare una precisazione. Mano a mano che le ricerche in campo scientifico e tecnologico vanno avanti, basta dare un rapido sguardo alla letteratura in questione, e viene fuori che l’ereditabilità dei caratteri comincia ad essere governata sempre più spesso non dall’azione di un singolo gene, bensì intervengono altre cause delle quali non si può proprio fare a meno. E qui stiamo parlando dell’ambiente, dei comportamenti, dello stile di vita, dei geni modificatori e di suscettibilità e delle interazioni fra loro. È chiaro che il prodotto finale viene ad essere modellato dall’azione sinergica di questi fattori. La mia formazione mi suggerisce l’elaborazione e realizzazione di un progetto di ricerca che tenti di stabilire una correlazione genotipo-fenotipo, ossia, come abbiamo imparato dalle vecchie lezioni di genetica, una relazione fra lo scheletro, l’impalcatura e ciò che si vede all’esterno. Ciò al fine di studiare, per meglio comprendere, i meccanismi che stanno alla base di questo non poco frequente comportamento dell’essere umano. Di sicuro non mancherà il numero di campioni…da testare e paragonare ad una adeguata popolazione normale di controllo. E qua forse avremo un po’ di difficoltà a reperire il numero esatto.

Un po’ più sfortunati coloro che non posseggono questa possibilità, anzi direi dono di natura, e che sono inevitabilmente costretti ad imparare. E allora anni ed anni di duro lavoro fatto di minuziose ricerche bibliografiche, ma non solo anche e soprattutto prove di dizione affinché il tono della voce non risulti tremulo e inaffidabile, ore ed ore di prove di recitazione per regolare lo sguardo e la mimica facciale. Che non tradisca l’intenzione.

Beh, in fondo tutti da bambini abbiamo provato il brivido della non verità. Non a caso una delle fiabe che predomina nel mondo dell’infanzia è quella del caro amico Pinocchio. Gambe corte e naso lungo! Tanto più grossa era la bugia tanto più lungo il naso. Ma quanta umanità e tenerezza per quel burattino di legno un po’ sfortunato venuto al mondo dal desiderio di colmare un senso di solitudine di un vecchio uomo! E così tante peripezie, marachelle ed avventure accompagnano il percorso di Pinocchio dall’incontro con Mangiafuoco che si scioglie nella commozione, la fuga dal gatto e la volpe, la compagnia di Lucignolo. Neanche la dolce fata turchina nella sua celestiale casetta riesce a placare l’irrefrenabile istinto alla frottola. La fine della favola la conosciamo bene tutti, il bene sul male, vince l’affetto e la fandonia si trasforma in un bambino in carne ed ossa che abbracciato al suo papà sconfigge la balena e si merita un posto al mondo fra gli esseri umani.

Non c’è dubbio, è lieto fine, ma…quanta nostalgia per quel pezzo di legno che strappa il sorriso, che convince con le parole truccate e regala un gran bel momento di fantasia.

Credo che l’uomo sia naturalmente portato a dire quasi mai tutta la verità. A volte la si addolcisce per non ferire, si può usare per sfuggire, per donarsi un momento di svago fuori dalle responsabilità. Se bene usate, le piccole bugie possono alimentare la creatività e l’immaginazione. L’importante è però non perdere il contatto con la realtà per se stessi, ma soprattutto avendo cura e il massimo rispetto per chi inevitabilmente ne viene ad essere investito. A non far del male all’altro.

Fernanda

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