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Multinazionali e non solo: tremate!


Sensazionale vittoria nel mondo del consumerismo. Anche in Italia, dopo tanti tentativi falliti, arriva la “class action”, cioè la possibilità per i consumatori di partecipare a cause collettive contro società fornitrici di beni o servizi. Infatti, il Senato, nella seduta del 15 novembre, ha approvato l’emendamento della finanziaria che introduce la “disciplina dell’azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori”. Le nuove misure entreranno in vigore trascorsi sei mesi dall’approvazione della legge finanziaria.

Ma cos’è la class action o azione collettiva?

Conosciuta negli Stati Uniti come “class action”, è un’azione legale condotta da uno o più soggetti che, membri della classe, chiedono che la soluzione di una questione comune di fatto o di diritto avvenga con effetti ultra partes per tutti i componenti presenti e futuri della classe. La class action (azione rappresentativa), è il modo migliore, con cui semplici cittadini possano essere tutelati e risarciti dai torti delle grandi aziende e delle multinazionali, in quanto la relativa sentenza favorevole avrà poi effetto o potrà essere fatta valere da tutti i soggetti che si trovino nell’identica situazione dell’attore.

La nuova norma, prevede l’attivazione della class action per ottenere rimborsi legati a contratti con clausole prestampate, a pratiche commerciali illecite o a comportamenti anticoncorrenziali da parte di società fornitrici di beni o servizi. Sono molte, quindi, le circostanze che, riguardando una pluralità di cittadini, potranno rientrare nella fattispecie della “class action”, si pensi: ai farmaci pericolosi, ai viaggi truffa, agli illeciti finanziari, ai danneggiamenti ambientali.

Misure specifiche sono previste per i contratti stipulati tramite telefono, oppure on line via Internet: se il contratto è collegato ad un messaggio pubblicitario ingannevole rende contemporaneamente nulli i contratti nei confronti di tutti i consumatori o utenti durante il periodo di diffusione del messaggio.

La class action potrà essere promossa dalle associazioni dei consumatori presenti nel Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti ma, anche da parte di associazioni di “consumatori, investitori e altri soggetti portatori di interessi collettivi legittimati”.

L’avvio della causa collettiva produce subito effetti, infatti, interrompe le prescrizioni delle altre cause avviate dai consumatori singolarmente. Sono previsti vari passaggi.

Il primo è la decisione del giudice, che dovrà solo stabilire se l’impresa va condannata, poi fisserà anche le modalità per stabilire gli importi dovuti e la procedura per attribuire il rimborso ad ogni singolo cittadino. Dalla causa collettiva si passa quindi a stabilire rimborsi individuali; tale passaggio sarà gestito da una Camera di conciliazione che dovrà essere costituita presso il Tribunale che si occupa della causa. In questa fase, parteciperanno in modo paritario i difensori di coloro che hanno proposto l’azione di gruppo e la società chiamata a rispondere del proprio comportamento. Durante questa procedura, i cittadini possono anche ricorrere singolarmente e, nel caso si ritengano non soddisfatti dell’accordo raggiunto, possono anche decidere di proseguire l’azione giudiziaria. Infine, sono previste modalità per pubblicizzare la sentenza di condanna e l’accordo raggiunto.

Al fine di evitare che i costi ricadano sui consumatori, la parcella degli avvocati dei ricorrenti sarà pagata dalla società condannata, anche se solo parzialmente. L’importo dovuto non dovrà superare il 10% del valore collettivo del risarcimento.

La class action, quindi, ha l’effetto di riequilibrare i rapporti di forza, riconoscendo finalmente ai consumatori maggiore poteri contrattuali.

avvocato Maria Cipparrone

alla stesura dell’articolo ha collaborato l’avvocato Patrizia Volpintesta.

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