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Le due facce della rivoluzione.


PRIMO PIANO

Ci sono dei viaggi nella vita di un uomo che non si compiono con lo spirito del turista e nemmeno con quello del viaggiatore bensì con la consapevolezza di avere finalmente raggiunto un luogo che è parte della propria civiltà interiore, una meta dove ci si accorge di essere finalmente capitati in luoghi e atmosfere che ci riportano ad una parte molto importante di noi stessi…

Subito dopo aver messo un piede giù dall’aereo si ha la netta sensazione di una radicale rottura col passato e si vive una magnetica attrazione fatale verso l’ambiente circostante…

Non si può comprendere la naturale attitudine e inclinazione dei cubani ad uno stato d’animo di mesta allegria e di rassegnata euforica disperazione se non ci si appresta a tentare di conoscere e capire la storia di questa terra lunga 1000km e larga più di 300 a sole 90 miglia nautiche di navigazione dagli imponenti Stati Uniti d’America.

Un paese che vive ed è protagonista dal punto di vista politico, culturale ed umano di un esperimento pressoché unico nella storia dell’umanità, di un governo quello di Fidel Castro che permane nelle sue piene funzioni, attribuzioni e prerogative dal primo gennaio del 1959 ad oggi anno 2007!

La rivoluzione Castrista qualunque sia l’orientamento politico del visitatore non può non esercitare, una suggestione, un’influenza, un magnetismo incredibile, difficile trovare gli aggettivi adeguati per definirla… Quando il 25 di novembre del 1956 da Tuxpan in Messico salpò il leggendario Granma con a bordo gli 82 eroici combattenti, fra i quali spiccava la figura di Ernesto Guevera de la Serna, medico della spedizione (che ben presto divenne per i cubani il mitico “Che”) nessuno avrebbe mai immaginato di contribuire a dar vita ad un’esperienza politica, culturale e ideologica senza tempo e senza fine destinata forse a durare per sempre o comunque a scrivere una pagina incredibile nella storia dell’umanità.

Fidel Castro, il lider maximo aveva già conosciuto la tremenda tortura del carcere (2 anni di prigionia nelle prigioni di Fulgencio Batista, il dittatore servo della CIA e degli interessi della United Fruit) e dell’esilio, mentre Ernesto Che Guevara parallelamente nello stesso periodo, ottenuta da poco con merito la laurea in medicina, compiva un avventurosissimo viaggio alla scoperta del continente latino americano.

Mentre Fidel Castro e i suoi eroici seguaci danno vita il 26 di luglio del 1953 (data che rimarrà come un icona nella vita di Cuba) all’assalto al Cuartel Moncada nell’estremo oriente cubano, attacco che fracassa contro le più organizzate e meglio preparate forze di Batista, le cui truppe massacrarono 50 eroici combattenti incarcerando i superstiti fra i quali spiccava appunto la figura di un giovane brillante avvocato di nome Fidel Castro; Guevara visita il Perù (dove lavora in un lebbrosario), La Colombia, il Venezuela e nel luglio del 1953 si trova in Bolivia dove ha modo di osservare l’impatto della rivoluzione del 1952. Nel dicembre dello stesso anno Ernesto Guevara si trova a San Josè del Costa Rica dove entra per la prima volta in contatto con un gruppo di cubani sopravvissuti all’attacco al Cuartel Moncada fra questi spicca la figura di Nico Lopez.

Successivamente Guevara si sposta in Guatemala dove rimane dal gennaio al giugno del 1954 offrendosi, (non trovando occupazione come medico), per i più disparati e umili lavori mentre nel tempo libero studia Marxismo e si dedica all’attività politica, il 17 di giugno del ’54 infatti mentre forze mercenarie assoldate dalla CIA invadono il Guatemala Guevara si offre volontario per dare il suo contributo all’incalzare della lotta di resistenza.

Ernesto Guevara da un punto di vista ideale è già un guerrigliero maturo essendosi formato una coscienza politica e una chiara visione della realtà latino americana attraverso il suo girovagare senza una meta precisa per l’america latina e anche attraverso il leggendario viaggio compiuto sulla moto “poderosa” (un vecchia Norton 500cc) in compagnia dell’amico di sempre il Biochimico Alberto Granado (“petiso” per Guevara per via della bassa statura.). Il 21 settembre del ’54 Guevara giunge a Città del Messico dove ritrova l’amico Nico Lopez ed altri rivoluzionari cubani sopravvissuti all’assalto al cuartel Moncada.

Finalmente il 15 maggio del ’55 Fidel Castro ed altri rivoluzionari riacquistano la libertà grazie ad un massiccio appoggio delle masse e ad una straripante campagna popolare in difesa dei diritti civili. Nel giugno del ‘55 sempre a Città del Messico Nico Lopez organizza un incontro fra Raul Castro (fratello minore di Fidel) ed Ernesto Guevara. Il 7 luglio dello stesso anno Fidel Castro giunge in Messico con l’obiettivo di organizzare una spedizione armata alla volta di Cuba, di lì a pochi giorni ha luogo il fatidico incontro con il Che con il quale come rapito da uno stato di trance si sofferma a discutere e a parlare incessantemente per tutta la notte: Guevara si trasforma immediatamente nel terzo membro confermato effettivo della futura spedizione guerrigliera rivoluzionaria alla volta di Cuba. Poco più di un anno e ha luogo la mitica spedizione sul Granma che giunge a Cuba il 2 dicembre del 1956 sbarcando a Playa Las Colorades nella provincia di oriente: i rivoluzionari vengono sorpresi dalle truppe di Batista e si disperdono per finire in molti casi catturati o assassinati: Guevara risulta ferito.

Il 21 dicembre il gruppo di Guevara si riunisce finalmente a quello di Castro: l’esercito rebelde (ribelle) in questo momento è composto da soli quindici uomini. Il 28 di maggio del ’57 ha luogo il combattimento di El Uvero sulla Sierra Maestra, momento che segna un’importantissima vittoria e riscossa dell’esercito ribelle sulle forze comandate da Batista (il fantoccio asservito agli Stati Uniti e agli interessi della United Fruit e delle multinazionali).

A dicembre dello stesso anno l’isola è già spaccata esattamente e drammaticamente in due: le colonne ribelli comandate da Ernesto Guevara e Camilo Cienfuetos conquistano sempre più vittorie, terreno e consenso popolare: il 28 dicembre del ’58 la colonna comandata da Ernesto Guevara comincia la battaglia di Santa Clara, capitale storica dell’antica provincia de Las Villas.

Primo di gennaio del ’59: Batista fugge da Cuba, prende il potere una giunta militare ma Fidel si oppone a questo tentativo di depredare il trionfo all’esercito ribelle e ordina ai suoi di continuare la lotta, cade così anche Santa Clara e subito Fidel ordina al Che e a Camilo Cienfuegos di dirigersi immediatamente verso la Habana.

È l’8 di gennaio quando Fidel finalmente entra nella capitale trionfante accolto da centomila persone. Il 7 di febbraio Ernesto “Che” Guevara è nominato ad honorem cittadino cubano come riconoscimento per il suo determinante contributo offerto per la libertà di Cuba. Il 16 febbraio del ’59 Fidel Castro assume la carica di primo ministro e il 7 ottobre dello stesso anno Guevara è nominato presidente del Dipartimento dell’industria dell’istituto nazionale della riforma agraria (INRA).

Il 26 di novembre Guevara assume la presidenza del Banco Nacional di Cuba. Dal 17 al 19 aprile del 1961 Cuba deve fronteggiare un’invasione nella bahia de los cochinos di mercenari armati con il preciso scopo di rovesciare il governo di Castro e di stabilire un governo provvisorio col quale poi negoziare e sollecitare l’intervento diretto degli Stati Uniti: l’invasione dei banditi assoldati dalla CIA è sgominata in 72 ore, gli ultimi si arrendono a Playa Giron, (nome che diedero i cubani a questa vittoria).

Ernesto Guevara era stato inviato a dirigere le truppe nella provincia di Pinar del Rio da dove ci si aspettava una possibile invasione. La forza della rivoluzione Castrista risiede nella strepitosa partecipazione popolare e nella condivisione dei valori e degli ideali della rivoluzione da parte di tutti i cubani.

Il 22 di ottobre del 1962 il presidente americano Kennedy inizia la famosa “crisi dei missili”attraverso la denuncia dell’acquisizione da parte di Cuba di testate nucleari di provenienza sovietica posizionate in maniera tale da costituire una serissima minaccia per gli Stati Uniti, inizia così da parte di Washington il blocco navale contro Cuba.

Il 28 di ottobre del ’62 il premier sovietico Nikita S.Jrushov negozia il ritiro dei missili da Cuba in cambio della promessa degli Stati Uniti di non invadere Cuba. Il primo di aprile del 1965 il Che invia una affettuosa lettera di congedo a Fidel: “altri luoghi del mondo esigono e reclamano il mio impegno rivoluzionario”e subito dopo parte sotto falsa identità per una missione in Congo (attualmente Zaire) dove riesce ad entrare passando per la Tanzania, Guevara utilizza il nome di Tatu (numero 2 in lingua swahili).

Il 3 di ottobre del ’65 Fidel Castro pubblica la lettera di dipartita del Che nell’atto di presentazione del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba; nel dicembre dello stesso anno Fidel inizia ad organizzare il rimpatrio del Che a Cuba mentre Guevara prepara la missione in Bolivia. Il 4 di novembre del ’66 Guevara arriva in Bolivia con un nome falso e si organizza insieme agli altri guerriglieri già presenti sul posto in vari campamentos. Nel maggio del ’67 le forze speciali degli Stati Uniti arrivano in Bolivia per addestrare le truppe della controinsurrezione dell’esercito boliviano.

Dal 31 luglio al 10 di agosto del ’67 si celebra all’Habana la Conferenza de la Organizzazione Latinoamericana di Solidarietà (OLAS) in cui si manifesta l’appoggio ai movimenti guerriglieri dell’America Latina: Guevara è eletto presidente ad onore.

Il 26 di settembre del ’67 i guerriglieri comandati dal Che subiscono un’imboscata e le truppe governative accerchiano i guerriglieri, l’8 di ottobre del ’67 i 17 guerriglieri restanti sono accerchiati dalle truppe boliviane e comincia un lungo e disperato combattimento, Guevara è gravemente ferito e viene catturato. Il 9 di ottobre del ’67 Guevara e altri due guerriglieri vengono assassinati: Fidel proclama alla televisione cubana tre giorni di lutto ufficiale per il paese e si designa l’8 di ottobre come giorno del guerrigliero eroico.

Il 18 di ottobre Fidel Castro pronuncia a la habana en la plaza de la revolucion un discorso in memoria di Ernesto Guevara davanti a quasi un milione di persone. Nel giugno del ’68 giungono a Cuba i microfilms del Diario del Che in Bolivia, successivamente stampato e distribuito gratuitamente al popolo cubano con una introduzione scritta personalmente da Fidel.

Molti maligni sostenevano e sostengono che vi fossero dei contrasti e dei forti attriti personali tra Fidel e il Che e che in essi va ricercato il motivo dell’allontanamento del Che da Cuba ma si tratta di sterili tentativi di disinformazione perché se il Che fosse vivo sarebbe accanto a Fidel a compiere il suo dovere di rivoluzionario e celebrare l’imperituro trionfo della rivoluzione.

Ciò che i nemici della rivoluzione non dicono e tentano di non far emergere sono le conquiste di un popolo che non ha eguali in quanto a spirito solidale e cooperativo e a senso del dovere dell’individuo come parte di un sistema, basti pensare alla crisi di ottobre o ai giorni in cui l’isola fu travolta dal ciclone Flora in cui tutti coloro che si mobilitarono dettero prova di un eccezionale spirito di sacrificio se non addirittura di atti di incredibile valore e di eroismo individuale. Un popolo che ha un livello culturale eccezionale se paragonato a quello degli altri paesi caraibici, dove c’è un medico ogni 100 abitanti, un bassissimo tasso di mortalità infantile e dove anche la salute individuale è tutelata come elemento costitutivo della salute sociale: le cure sanitarie sono gratuite e l’organizzazione collettiva ha sempre consentito di circoscrivere e reprimere le epidemie e le malattie infettive. Le masse parteciparono alla riforma agraria e al difficile impegno della amministrazione delle imprese statali, la massa realizza con dedizione e disciplina senza eguali gli obiettivi che il governo fissa.

È chiaro che questo modello di Stato così diverso anzi diciamo pure in aperta e totale contraddizione e antitesi rispetto al modello americano non può piacere a coloro che credono nell’economia di mercato e nelle logiche del capitalismo: Cuba rappresenta un modello imperfetto dove forse, a mio parere, i pregi sono più numerosi dei difetti: Fidel Castro ha rovesciato una dittatura per instaurarne lui stesso un’altra dove non c’è libertà d’espressione, etica democratica e in ultima analisi la sfera delle libertà individuali per un cittadino cubano è compressa all’inverosimile ma a Cuba nessuno, proprio nessuno, muore di fame e nessuno viene lasciato morire perché non ha i soldi per pagarsi le cure mediche come invece capita di norma negli Stati Uniti.

Girovagando per le strade della capitale non si può non rimanere colpiti dalla fittissima e imponente propaganda rivoluzionaria, si scorgono ovunque cartelloni con scritte come “nunca renunciaremos a nuestros principios”, “patria o muerte” “venceremos, hasta la victoria sempre” che trasmettono una sensazione di esaltazione, di partecipazione, di orgoglio: è come se la rivoluzione fosse una specie di oppio che narcotizza gli individui facendogli dimenticare le difficoltà della vita quotidiana. Questo essere parte di un sogno, di un’utopia entra nell’inconscio collettivo e riesce persino a fare digerire l’assenza di vera libertà nella consapevolezza che il nemico (identificato con l’imperialismo yankee) è forte e non ha pietà e allora altrettanto forte deve essere il controllo statale anche sulle coscienze degli individui che devono fare riferimento per qualsiasi problema al CDR (comitato de defensa de la revolucion) più vicino e comportarsi sempre con spirito rivoluzionario.

Fabrizio Poggi

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