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…e senza prendere respiro


Pensieri degli anni difficili – 7

 

Musicalmente mi considero una “rockettara”, con un dichiarato ed un “ne vado fiera” debole per… Luciano Ligabue.

3 agosto 2006, Arena della Vittoria-Bari

Non vorrei descrivere a mo’ di diario questo concerto. Mi piacerebbe riuscire attraverso i versi delle sue canzoni più rappresentative a trasmettere le emozioni, le vibrazioni amplificate da questa notte.

Una notte di un’estate speciale!

Il prato è un brulichio di ragazzi, zaini in spalla, ognuno il suo gadget, addosso e ben in vista il segno di un appuntamento precedente. Come quello importantissimo del settembre 2005 Reggio Emilia, “C’ero anch’io”.

Salgo sulle gradinate, sono comunque molto vicina al palco. Grande, con una penisola semicircolare che raggiunge il punto più caldo del pubblico. Ai lati due megaschermi. Sono curiosa di vedere cosa verrà proiettato. Non è la mia prima esperienza con Liga. Ma i video saranno senz’altro cambiati.

Ore 21.15, quindi puntuale, si spengono i fari sul prato. Si accendono gli schermi, su ognuno compare un globo con su in alto scritto: “Voi siete qui”. Una freccia indica la terra. Dopo un po’ di rotazioni la freccia lampeggia sulla regione Puglia. Un boato dagli spalti. Si illumina il palco, compare la band contemporaneamente al suono della musica. Luce sul centro e…lui è lì, con la sua chitarra ad intonare il primo dei pezzi che ha coronato l’ultimo album. Il giorno dei giorni. Senza più limiti – Fino a quel giorno voi non svegliateci – Femmina come la terra – Femmina come la guerra – Femmina come la pace.


È impossibile rimanere seduti, le corde della chitarra ti esortano ad accompagnare la sua musicalità con tutta te stessa. Intonando i versi, ballando, animando le parole dei brani.

Mi guardo intorno. Non c’è un’età media. Molti adolescenti e giovani, ma altrettanti gli adulti, 40, 50, 60 anni e per finire i bambini. Tutti mossi dalla stessa passione. Il rock. Lui ha le movenze e l’aspetto tipico della rockstar. Capelli lunghetti, la dolcezza nello sguardo duro, la voce roca.

Riscalda le folle intonando la mitica Happy hour. Dicono che i sogni sono tutti gratis, ma son quasi tutti quanti usati – Si può morire vivendo sempre e solo per sentito dire. Vivendo sempre e solo per sentito dire. Quanto c’è da riflettere su queste parole! Ti suggerisce un modo alternativo, vivo, facendo in modo che la vita non ti passi a fianco, ma che ti viaggi accanto. C’è una bella differenza.

La prima parte del concerto raccoglie i pezzi più significativi di Nome e Cognome. L’amore conta e, precisa, quanto conta. Verso la fine di questo pezzo parole che ringraziano, il tempo trascorso insieme, la sincerità della persona, Il sole che alle spalle pian piano va giù, le allegrie. Sarebbe grandioso se rimanessero solo le cose più belle, via i rancori e l’astio.

Una dopo l’altra e senza che ti dia il tempo di prendere il respiro.

Arriva una delle più belle canzoni dedicate alle donne. A quelle che sanno spiegarti l’amore o provano almeno a strappartelo fuori – Possono sentire un po’ di più. Mi piace particolarmente in quest’ultimo verso. Sentire è una parola magica, esprime il senso pieno delle emozioni. Che non sono astratte, si possono toccare attraverso i vari modi di comunicare, anche solo sfiorandole e trasmettendole col pensiero. L’importante è sentire.

Andiamo un po’ indietro nel tempo, sempre al ritmo sfrenato e coinvolgente arriva una Canzone di 100 anni almeno, Urlando contro il cielo. Non si può sempre perdere per cui giochiamoci certe luci non puoi spegnerle. Ogni tanto si ferma la musica, ci dà la possibilità di urlare il ritornello Contro il cielo. Con tutto il fiato che si ha in gola e con le braccia alzate.

Le melodie si fanno un po’ più leggere, lente. Le immagini sugli schermi commentano i pezzi. Quella che non sei. In mezzo a tutte le parole che non sei riuscita a dire mai – C’è un posto dentro te in cui fa freddo è il posto in cui nessuno è entrato mai. È un brano difficile questo, è tanto bello e vero… che fa male. Canta la vita di tutti i giorni, i problemi delle persone, le difficoltà dietro una paura che non lasci mai.


E con tutta la dolcezza che si può, un pezzo che ho ascoltato, non esagero se scrivo, almeno duemila volte. Ho messo via. Le cose che non sei riuscito ad archiviare e quello che tieni chiuso nel cassetto, ma sempre vivo, alimentato dalla speranza e dalla voglia di non dimenticare. Un po’ di illusioni, che prima o poi, basta così – Comunque so che sono lì – Ho messo via un po’ di consigli – Perché a sbagliare sono bravissimo da me. Poesia, è poesia accompagnata da suoni .

Le note improvvisamente si riaccendono di rock, via gli accendini che accompagnano le armonie delle canzoni lente e ci ritroviamo tutti nel mitico Bar Mario. Mario dà un colpo di straccio al banco del bar.


Siamo ormai alla fine, lo sprint finale dopo due ore e mezzo circa di concerto ci fa rivivere le emozioni dell’ultimo mondiale. Un esulto ad ogni immagine di goal. Da sottofondo Una vita da mediano. Nato senza i piedi buoni – A coprire certe zone a giocare generosi – Che il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco.


Luci spente. La rockstar e la sua band ritornano in scena per l’ultimo pezzo. Nel vestito migliore senza andata né ritorno senza destinazione – E ti attacchi alla vita che hai. Leggero.


Grazie e al prossimo concerto.

Fernanda

 

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