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Anche un orologio fermo segna l’ora giusta due volte al giorno…


 

Approfondimenti & Clinica – 35

“L’arte migliore è quella in cui la mano, la testa e il cuore di un uomo procedono in accordo” (John Ruskin).

Si racconta che il musicista francese Gustave Nadaud, a Napoleone III che, avendolo invitato nella sua residenza per un avvenimento ufficiale gli aveva “raccomandato” di sentirsi a proprio agio, proprio come se fosse stato a casa sua, abbia risposto: “In tutta franchezza, venendo qui, speravo che mi sarei trovato molto meglio che a casa mia!” (Da “L’Essere Umano per una vita migliore” – G. Russo – Ed. PEA – ROMA 1989)


Qual è la differenza tra un semplice dialogo tra esseri umani ed il ragionamento? Il concetto di dialogo, dal latino Dia (“fra”) e Logos (“parlare”) si riconduce a ciò che riguarda il discorso che si realizza fra due o più persone, in maniera alternata. Il ragionare, invece, prevede che, all’interno di un dialogo, si arrivi ad una conclusione costruttiva, seguendo un procedimento logico che preveda l’integrazione di tre termini seguenti: calcolo valutativo (deduzione corretta conseguente a processi di riflessioni adeguate); rapporto interpersonale improntato su stima, rispetto e fiducia reciproca; discorso verbale che segua corrette regole di comunicazione.

“Non c’è buon ragionamento che sembri tale, quando è troppo lungo” (Miguel De Cervantes).


Quali sono le condizioni necessarie perché si possa realizzare il ragionamento? Quelle di realizzare un dialogo che rispetti le seguenti regole dell’alternanza: quando si parla, argomentare quanto si sta affermando con competenza, adeguate spiegazioni e disponibilità ad un eventuale contraddittorio, senza polemiche sterili; quando si ascolta, cercare di comprendere senza pregiudizi o preclusioni, al fine di continuare l’argomentazione, con spirito costruttivo e finalità di conciliazione operativa.


In sostanza, come possiamo definire il ragionamento? Facoltà di trasmettere ciò che si pensa, stabilendo rapporti e legami corretti tra i vari concetti, che abbia come obiettivo prioritario, la finalità di portare a discernere il vero dal falso e la capacità di arrivare a giudizi con basso margine di errore.


Come mai i sillogismi rappresentano un momento “critico” riguardo la metodica del ragionare? Il sillogismo rappresenta una valutazione deduttiva formale tale che, date due proposizioni (le premesse), ne segua imprescindibilmente una terza (la conclusione). Ad esempio: tutti gli Stati hanno dei confini; l’Italia è uno Stato; quindi, l’Italia ha dei confini”. Il limite di tale metodica, però, è dato dalla possibilità di dimostrazioni per assurdo, del tipo: La locomotiva fischia; a Socrate capita di fischiare; di conseguenza Socrate ha buone possibilità di essere paragonato ad una locomotiva” (Luciano de Crescenzo – Storia della Filosofia greca – Mondatori Editore).

“Felice è chi ha potuto conoscere le cause delle cose” (Aristotele).

Quando si ragiona, si elicitano, rispettivamente, il parlare, l’intendersi e il convenire, con le seguenti regole non scritte:

  • Per quanto riguarda la comunicazione verbale, è necessario riflettere bene su ciò che si comunica, prevedendo l’effetto su chi ascolta, preferendo la metodica del “chiaro, breve e semplice”;
  • In merito al concetto relativo all’intendersi, è necessario essere certi che quanto si afferma sia di immediata comprensione e non lasci dubbi a interpretazioni o a significati approssimativi.
  • Circa il convenire, è utile rifarsi alla necessità dell’accordarsi in un comune interesse con l’interlocutore, evitando prevaricazioni e partigianerie.

“L’albero carico di frutti si china molto in basso. Se volete essere grandi, siate umili e miti” (Proverbio indiano).


Come ci si abitua a ragionare? Osservando che una qualunque relazione fondata su valori che esprimano il meglio delle nostre capacità, deve tener conto di quattro pilastri con cui è necessario fare i conti per prendere bene le “misure”: il sociale (per le ricadute nell’ambiente di riferimento), il rispetto (per evitare derive egocentriche), la stima (che porta a tenere nella giusta considerazione se stessi e gli altri), la morale (per riuscire ad individuare i parametri in grado di farci distinguere ciò che è giusto da quanto, invece, va evitato). Ragionare, in fondo, può considerarsi un punto d’arrivo.


Purtroppo, allo stato attuale, tenuto conto di ciò che osserviamo, come esempio, anche da chi dovrebbe rappresentare il custode dei valori fondanti, come ad esempio la classe politica, possiamo concludere che, purtroppo, molto spesso, si tenta di spacciare con ragionamento, quella che, in realtà, può essere definita dialettica opportunistica. D’altronde, come sosteneva Hermann Hesse, “Anche un orologio fermo, segna l’ora giusta due volte al giorno”.

 

G. M. – Medico Psicoterapeuta