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Splendido esempio di arte romanica, costruito verso la metà del XII secolo…

Il Duomo di Cosenza, situato nella parte antica della città, rappresenta uno splendido esempio di arte romanica, costruito verso la metà del XII secolo e in parte rifatto dopo il disastroso terremoto del 1184.

La ricostruzione fu lenta e si completò nel 1222 anno in cui venne consacrato in presenza dell’Imperatore Federico II di Svezia che, per l’occasione, donò una preziosissima croce reliquiaria la quale, secondo la leggenda, conterrebbe un frammento della croce di Cristo.

I connotati della Chiesa mutarono nel 1831, quando lo stile romanico venne sostituito da quello gotico.

Solo negli anni quaranta del Novecento, grazie all’opera di Aniello Calcara, i restauri hanno liberato le navate dalle sovrastrutture e decorazioni barocche, ridando alla facciata l’aspetto tradizionale, di cui si conservano tre portali a ogiva, la grande rosa centrale, inizialmente polilobata e i due rosoncini che sovrastano i portali.

La facciata presenta una suddivisione in tre parti corrispondente alla divisione interna.

 

L’interno è a tre navate con otto campate, delimitate da pilastri rettangolari con capitelli bassi, collegati da archi a tutto sesto . La prima cappella è dedicata alla Madonna del Pilerio (” del pilastro”) che salvò i Cosentini dalla terribile pestilenza del 1602 e dal terremoto del 1783. Sopra l’altare è collocato il quadro della Vergine del Pilerio, che reca una macchia sulla guancia, segno che la Vergine attrasse su se stessa il morbo liberandone i suoi devoti.. Attualmente quello visibile è una copia, opera dei napoletani G. Pesce e G. Sammartino, mentre l’originale è conservato nell’Arcivescovado.

Nella parete sinistra è conservato Lo Sposalizio della Vergine di Giambattista Santoro. Di fronte , una tela di omonimo soggetto. Più avanti la Cappella dell’ Arciconfraternita Orazione e Morte con un bell’altare barocco in marmi policromi e con una pala raffigurante La Madonna delle Grazie datata al 1770, sul soffitto un dipinto ispirato ai Fratelli Maccabei, sulla volta dell’abside La Pietà; alle pareti dipinti dedicati a Tobia e ai miracoli di San Raffele Arcangelo.

A destra dell’abside furono collocale le spoglie dei fratelli Bandiera e quelle dei loro compagni. Dopo la Sagrestia, troviamo la Cappella dei Santo Filippo e Giacomo. Di fronte è posta la Cappella dell’Assunta con la statua lignea omonima opera di G. Castelli nel 1781. Poco più avanti, la Madonna del Rosario di Rocco Ferrari da Montalto e poi gli affreschi di Domenico Morelli e Paolo Vetri.

Nel Transetto sinistro si trova la tomba di Isabella D’ Aragona, moglie di Filippo III l’ Ardito re di Francia, morta a Cosenza nel 1271 per una caduta nel fiume Savuto, mentre tornava dall’Oriente attraverso la Calabria. L’ opera, di artista francese, è a forma di trifora gotica trilobata, con un quadrifoglio nell’ alto, comprendente la Madonna col Bambino (o “della cintola”) e due personaggi oranti, il re e la regina, che viene raffigurata con gli occhi chiusi.

Al termine della navata destra vi è un sarcofago di tarda arte romana (sec. IV d.C.), proveniente da una necropoli precristiana, con la raffigurazione della Caccia di Meleagro. I resti mortali che vi sono contenuti appartengono ad Enrico VII di Honestaufen, detto lo Sciancato, primogenito di Federico II, morto suicida nel 1242.

Sul pilastro frontale sono presenti frammenti di affreschi, L’Annunziata e l’Angelo Annunziante, entrambi del XVI secolo, mentre alcuni frammenti di mosaico pavimentale di epoca sveva adorna la zona accanto al sarcofago.

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