Posted on


…come gli Esseri Umani hanno un inconsapevole con cui fare i conti


Mancano poche ore alla fine dell’anno, ed io mi ritrovo in compagnia di me stesso; è un’altalena di emozioni…e ritorna alla mia mente – come l’alta marea – tutto il vissuto dei miei sentimenti, quelli inscatolati, quelli mai confessati, quelli che non ho vissuto e che ho tenuto dentro, lì in un angolo, affinché non potessero parlare…loro, come me, pensavano infatti di essere incompresi.

Anche quest’anno trascorrerò solo, come due anni fa, la fine dell’anno; ma è tutto diverso, particolare, sto crescendo sento la mia affettività di bambino, di piccolo, che voleva avere rassicurazioni e che invece ha dovuto imparare a rassicurarsi ed a rassicurare gli altri.

Che strano, chissà perché penso alla solitudine come se fosse una strada praticabile nella mia vita, io, che sono un tipo sempre molto sociale.

Ci sono…avverto il peso dei rapporti umani quelli che ti inducono a sentire l’onere delle responsabilità…ne ho assunte sempre tante, non mi sono mai tirato indietro, ma stavolta sento di averlo fatto e ciò mi destabilizza.

Dopo tanti anni – 6…- ( in effetti eravamo in crisi da due già) sento conclusa la relazione sentimentale più importante della mia vita; no, non è enfasi, e mi spiego. Prima di conoscere la mia ex-partner la mia vita marciava su binari morti con un percorso già conosciuto, che mi illudevo di scoprire un pò alla volta, ma che già sapevo…il suo ingresso nella mia vita può paragonarsi a quel meccanismo di scambio binari che devia la marcia di un treno verso altre destinazioni; ed infatti, la mia vita ha preso altri percorsi, altri sentieri…e durante questo cammino io ero lì a rimproverarla, a dirle che mi stava portando lontano dalla normalità, che non ero in grado di affrontare ciò che mi chiedeva, che…


E lei lì a sopportarmi sbuffando e subendomi ma sempre lì ad aspettarmi, ed io all’affannosa ricerca di traguardi possibili per lei, impensabili per me, almeno allo stato delle cose.

Poi, la fine annunciata e ratificata.


Ad un tratto dopo la sua ennesima spiegazione-cazziatone, su come è andata e come poteva andare, mi dico che non sarà più possibile…e mi comporto in tal senso…dopo un pò di tempo dialogando riconosciamo che abbiamo commesso tanti errori in due, e poi, nell’ultima conversazione avuta, mi ha detto che probabilmente ha sprecato gli anni con me…è normale che lo pensi, ma non è così, e lei lo sa. Io lo so.

Ma fa male.

E penso sempre alla solitudine. Ed ai rapporti umani ed alla loro complessità. Rinunciarvi però mi sembra non voler crescere. E mi viene in mente lo stupefacente Uomo-Ragno


Sono un suo fan sin dai tempi delle scuole medie – da più di 25 anni fa quindi – ed ho visto sia il 1° dei film, due anni fa, che il 2°, lo scorso settembre, ed ho compreso che anche i supereroi sono in preda ai conflitti, anche per loro c’è l’inconsapevole con cui fare i conti, anche loro sono fragili.

Ho tanto in comune con Spiderman, il mio mito, almeno immagino – e mi convinco – di avere tanto in comune con lui.

Sul primo film ho già scritto e pubblicato su questo web-magazine un articolo dal titolo “…E se ognuno di noi fosse l’uomo ragno?” Ma nel secondo film c’è stata qualcosa che non sono riuscito sino ad oggi a capire: facciamo come la pubblicità di una nota casa di telecomunicazioni…fermiamo il tempo che così vi racconto cosa accade in una parte del 2° film della saga, Spiderman 2, appunto…

La vita di Peter Parker – l’uomo ragno – dopo la morte dello zio Ben, di cui si sente responsabile, scorre tra alti e bassi, tra spiderman e peter parker: perde il posto di fattorino consegna-pizze che gli consentiva di pagare l’affitto, tenta di vendere foto artistiche e non dell’Uomo-Ragno al Daily Bugle ma al proprietario – nemico giurato di spiderman per poter vendere più copie del quotidiano – J.J. Jameson non interessano, e, quindi, non le compra e Peter si ritrova sempre di più in bolletta ed è costretto a dargli le foto di Spiderman: tutto lo conduce a pensare che da Spiderman è considerato (ma nessuno sa che Peter Parker e Spiderman sono la stessa persona) da Parker è da tutti ignorato quando non bistrattato…l’essere un supereroe lo porta a non poter svolgere la vita da normale essere umano, perde il lavoro, non dorme la notte, al college rischia l’espulsione a causa dei voti scarsi che prende – non riesce a studiare per gli impegni “ragnatelleschi” – e soprattutto sta perdendo l’amicizia e l’amore della sua bellissima innamorata Mary Jane Watson…al punto che lei gli comunica che sta per sposare un altro, anche se è lui quello che lei ha sempre amato: ma non può continuare a soffrire lei gli dice. E così, inizia a rifiutarsi, a rifiutare se stesso, a rifiutare Spiderman, e se ne rende conto quando i suoi super poteri fanno cilecca…non si attacca più ai muri, non lancia più ragnatele…la rinuncia è ormai chiara in lui e decide così di essere “solo” Peter Parker, ed infatti ha bisogno di nuovo degli occhiali da vista, perde spesso l’equilibrio, cade in terra inciampando maldestramente…ma è contento perché…ha deciso.


È uscito dal conflitto.

Riesce persino a fare la corte a Mary Jane quasi inducendola a non sposarsi, insomma è ritornato l’essere umano peter parker ma soprattutto non è più il supereroe Spiderman.

Ma, c’è sempre un ma…

Quando il cattivo di turno gli rapisce l’innamorata si rende conto che deve trovare la forza di reagire e, sciogliendo ogni riserva anche sulla sua identità segreta, si toglie la maschera durante alcuni salvataggi, ritorna ad essere l’Uomo Ragno…c’è evidentemente il lieto fine dove la sua ragazza non solo scopre chi è, ma, addirittura, lo accetta senza frapporre ostacoli così com’è, e senza farsi spaventare dagli scenari pericolosi che lo stesso Peter-Spider le descrive per una vita insieme nel futuro.


Ricordo nettamente che l’unica cosa che mi fece riflettere – senza tregua – dall’uscita dalla sala cinematografica a tutto il giorno dopo, era che di fronte all’inconsapevole nemmeno un supereroe poteva spuntarla: o ti risolvi i conflitti o loro risolvono te…anche Spiderman non faceva eccezione…



Il suo inconsapevole era così potente che gli ha inibito l’uso dei suoi super poteri – la psiche influenza il corpo…qualcuno ancora ne dubita? – sino a quando non ha risolto i suoi conflitti: che poi, come quello mio, è sostanzialmente uno: assumersi le responsabilità della crescita e della maturazione…diventare un uomo, soprattutto sul piano della gestione dei sentimenti…verso di me e, poi, verso gli altri diversi da me.


E sono qui da solo mentre le ore che separano il 2004 dal 2005 sono davvero poche, e rifletto su quante cose sono cambiate…sto affrontando un periodo di crisi che, sono sicuro, mi farà approdare prima o poi ad un porto sicuro.

Non voglio essere e non sono un cattivo esploratore che quando intorno a sè vede solo acqua crede che non vi siano più approdi da conseguire…lo ha detto Bacone ed ha ragione…


Ma nel frattempo? Devo restare vivo, – mi dico e penso – a galla, nuotare e non andare giù e non ho alcuna voglia di andare giù, anche se qualche volta capita di pensare ad una pausa forzata, magari cadendo giù per un’intera rampa di scale, per fortuna ( o sono i miei super poteri? Mah…) senza grosse conseguenze.

Come è strano, osservarsi mentre si è in difficoltà e dirsi che fa parte del momento…sarà anche questo un segnale di crescita…anche se vi assicuro che non appena diminuisco la gestione razionale di tutto ciò…sono dolori!


La vita è fatta di scelte…ed ognuna di esse ha un prezzo: in un determinato momento è così, e non sai se potrebbe trattarsi di un investimento o di una perdita: ma se non accetti di pagare il prezzo non lo saprai mai…e se nel frattempo tentenni e non ti decidi…non lo saprai mai…



“Da un grande potere derivano sempre grandi responsabilità” è quello che zio Ben diceva sempre a Peter è quello che – suo malgrado – Spiderman ha dovuto capire, ma non scegliere, e ciò, sino al secondo film…sino ad oggi…e come me, anche lui ha compreso e finalmente…accettato.


fc