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Termina in trionfo la tournèe 2004 del nuovo lavoro realizzato dalla compagnia del popolare “Forza, Venite Gente!”

Paulicelli torna e porta in scena l’amore

“Ci guarda negli occhi con gli occhi di chi guarda Dio”. E’ il ritratto più bello della piccola grande suora di Skopje, che votò la sua vita alla salvezza degli “ultimi tra gli ultimi”di Calcutta. Il suo sguardo carico d’amore rivive nel nuovo musical di Michele Paulicelli e Piero Castellacci, per la regia dello stesso Castellacci. Lo spettacolo, che ha debuttato il 10 settembre 2002 al Palazzo della Civiltà-Massenzio di Roma, dopo la consacrazione dello scorso anno al Teatro Brancaccio diretto da Gigi Proietti e una tournee che lo ha già portato in giro per l’Italia, è tornato a Roma dal 25 al 28 novembre al Teatro Orione, dove è stato salutato dallo stesso caloroso entusiasmo che accompagnava ogni replica di Forza Venite Gente. Un pò tutti i fans di San Francesco-Paulicelli, pur rimanendo legati con nostalgia a Fvg -che ancora oggi è uno dei musical più allestiti dalle compagnie amatoriali- attendevano la realizzazione di un’opera tutta nuova, senza però essere sicuri che il loro beniamino sarebbe riuscito ad eguagliare lo spessore e il successo di Fvg. Altre produzioni minori di Paulicelli, infatti, non avevano riscosso la medesima fortuna. Con “Madre Teresa” invece il nostro, qui nelle vesti di un semplice volontario della carità, finalmente dotato di parola non solo per cantare ma anche per esprimere le sue doti di attore, è tornato a fare centro. Non solo perché il musical ha incrociato la beatificazione della Madre avvenuta il 19 ottobre 2003, ponendosi come principale festeggiamento laico dell’evento religioso, ma per la qualità stessa dello spettacolo che segna una definitiva maturazione artistica della compagnia sia nelle musiche e nelle coreografie, sia nei contenuti. Si spengono le luci, in sala scende il silenzio, il sipario si apre su una scenografia che ci catapulta subito nella terra di Siddharta e dei divari tra le caste.

Una Madre a tempo di gospel tra carità e denuncie

Si rimane catturati da sonorità orientaleggianti, con cadenze reggae come in “Si può guarire”, rock in “Pazza”, gospel in “La matita”, dalla professionalità dei ballerini, dalle liriche profonde che toccano anche argomenti delicati come la condizione della donna in India e in genere nei paesi poveri, ancora fortemente discriminata. “Quell’errore, se c’è, cresce dentro di me..”, così la battaglia di Madre Teresa contro l’aborto riacquista tutta la sua dignità fondata sull’amore e sulla promozione della donna. O come il dialogo tra le religioni, tema messo in evidenza nello scontro col Brahmino-Roberto Bartoletti (il Lupo in Fvg) e riassumibile in uno ‘slogan’ della Madre: “Amo tutte le religioni, ma sono innamorata della mia”.

Una voce che incanta

Su tutto, si rimane colpiti dalla voce di Madre Teresa alias Viviana Ullo, subentrata nel ruolo di protagonista a Giada Nobile. Una voce che tocca il cuore e fa vibrare l’anima dello spettatore. Capace di potenti estensioni, come nella struggente “Ci riuscirò” e al tempo stesso dolce, come nel bellissimo duetto con Paulicelli in “Casa”. Voce resa ancora più suggestiva dall’ottima interpretazione dell’attrice, dotata di un’espressività luminosa, sia quando sorride sia nelle parti drammatiche, proprio come la vera Madre. La cui voce originale -presa in prestito dalle registrazioni della Comunità Nomadelfia- sovrimpressa ai brani “Fu tanto tempo fa” e “Miserere”, rappresenta il momento più commovente del musical. Unico neo, la mancata valorizzazione, nella prosa, degli intramezzi tra un brano e l’altro, quei dialoghi che hanno fatto la fortuna di Fvg soprattutto al tempo di Silvio Spaccesi nei panni di Pietro di Bernardone. Qui, al posto suo e della Cenciosa, troviamo un ex allieva della Madre, ora tale Suor Bettina- Rossana Rossi (la Morte in Fvg) e Mr Adams (Pino delle Chiaie, già Pietro di Bernardone post-Spaccesi), un giornalista ubriacone alla ricerca dell’ultimo scoop della sua vita, in India con l’ambizione di riuscire ad intervistare la Madre. Miscredente, sarcastico e apparentemente cinico, alla fine si convertirà pure lui. Bravi i due attori, azzeccate alcune battute, ma il tutto appare poco incisivo. Il pretesto rimane tale e non arriva a brillare di luce propria. Quella luce di cui lo spettacolo è intriso, che illumina e riscalda i cuori di ognuno degli spettatori accorsi qui, certo, per assistere ad una finzione bella e coinvolgente, ma anche e soprattutto per vivere un’esperienza collettiva di emozione profonda, di riflessione, in ultima istanza, di preghiera.

La “matita di Dio”

Così come é stato per Fvg, Madre Teresa non rimane solo un bel musical, ma per i suoi estimatori, in particolare per i giovani, si propone come un’occasione di slancio spirituale, di amicizia, di condivisione, di rinnovato impegno nella propria vita e, di conseguenza, nella società. Un impegno, come la Madre ci ricorda anche attraverso questo musical, che trova il suo fondamento e il suo fine proprio in Dio. Un impegno che non è mai volontaristico, fine a se stesso. <>.

San Francesco passa il testimone a…San Francesco

Paulicelli chiude riadattando in maniera stupenda, come sa fare solo lui, la “Preghiera Semplice” di San Francesco -storicamente non è stata scritta dal Poverello di Assisi ma tutti la attribuiscono a lui, ndr- che Madre Teresa amava recitare ogni giorno. Così ora il “Laudato Sii”, brano finale di Fvg, forse in assoluto il più bel adattamento musicale moderno del “Cantico delle Creature” di Francesco d’Assisi, inno per almeno due generazioni di ragazzi, avrà un degno erede, destinato a far cantare e piangere ancora. Per informazioni sulle prossime date e per chi volesse acquistare il cd e il copione il sito ufficiale è: www.madreteresadicalcutta.it / e-mail:clubteatromusica@libero.it -IIImillennio@IIImillennio.com

Marco Cappeddu

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