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…per un mercato efficiente e solidale


Al centro dell’attenzione il controverso ruolo dell’amore in economia: secondo l’economista D.H.Robertson, l’amore è una risorsa scarsa da usare con parsimonia e solo in assenza di buoni sostituti; secondo la maggioranza degli economisti, l’amore è escluso a priori dal contesto economico perché i protagonisti agiscono per interesse; alcuni imprenditori, invece, si ispirano ai valori spirituali e si impegnano a creare le condizioni per la libertà e l’uguaglianza sostanziale di coloro i quali sarebbero altrimenti esclusi dal mercato.

Secondo alcuni economisti cattolici, il mercato – superando la classica definizione di luogo deputato agli scambi – è una comunità civica caratterizzata dalla parte economica, che per realizzarsi necessita sia di una cultura condivisa sia di fiducia, risorsa immateriale ma indispensabile. Il sintomo di un orientamento della cultura economica contemporanea in tale direzione è costituito dall’emergere della responsabilità sociale quale buona pratica aziendale determinante nella creazione di valore aggiunto.

La visione tradizionale dell’economia è infatti mutata: il ruolo dell’impresa non è più limitato alla creazione di ricchezza e di posti di lavoro, ma viene ampliato fino a comprendere l’intessitura di relazioni con la comunità esterna costituita da associazioni di categoria, organizzazioni no-profit e istituzioni locali. L’attenzione al contesto in cui si opera è desumibile dall’elevato numero di imprese italiane che hanno ottenuto la certificazione di qualità (stimolata da Confindustria mediante il progetto Ecoimpresa) e la certificazione SA8000. Quest’ultima prevede il rispetto di indicatori quali: lotta al lavoro minorile, al lavoro forzato, alla discriminazione, a sistemi di punizione e coercizione; tutela di salute e sicurezza, riconoscimento della libertà di associazione e del diritto di contrattazione; correttezza nell’orario di lavoro, nella retribuzione e nei sistemi di gestione.

Accanto a queste forme di impegno sociale si inserisce l’economia di comunione, dando vita a uno specifico contributo: immettere i grandi valori della solidarietà e della condivisione nell’economia profit. L’economia di comunione può essere considerata la sintesi di due fatti allo stesso tempo antichi e nuovi: il primo, originato all’interno della cultura greca e del cristianesimo, è l’affermazione della categoria dell’individualità; il secondo, proprio della società pre-moderna, è l’affermazione del principio di uguaglianza. In questa ottica, l’economia di comunione consente di compiere un passo indietro, abbandonando lo scopo del profitto-ad-ogni-costo tipico del 1900 e perseguendo il desiderio forte – proprio del 1800 – di realizzare un progetto imprenditoriale.

Le imprese aderenti al progetto dell’economia di comunione – iniziativa promossa dal Movimento dei Focolari – decidono di dividere i propri profitti in tre parti secondo tre scopi fondamentali:

  • sviluppare e rendere sempre più efficiente l’impresa, richiamandola alla sua vocazione più alta per l’azienda cercando di coniugare efficienza e solidarietà;
  • diffondere la cultura del dare e dell’amore, veicolando valori, preferenze, scelte;
  • aiutare le persone in difficoltà, iniziando da quanti condividono lo spirito del progetto (lavoratori, imprenditori, fornitori) e fronteggiare i bisogni di prima necessità mediante servizi e sostegni materiali anziché tramite un mero e nocivo assistenzialismo.

La spiritualità di comunione vissuta nella vita economica e civile ha recentemente dato vita ai Poli Produttivi, originali distretti industriali capaci di rafforzare il tessuto produttivo di luoghi svantaggiati: ne funzionano già tre ed altri sono in fase di avvio. Lo spirito imprenditoriale vissuto in modo evangelico e la spiccata attitudine all’iniziativa solidale dell’attività industriale nel rispetto dei valori etici e sociali della propria comunità di lavoro sono gli elementi fondanti di un tipo di economia volto a produrre e far circolare nuovi beni e nuove ricchezze.

Il progetto dell’economia di comunione potrebbe rivelarsi una buona soluzione in un contesto di flussi finanziari pubblici, di illegalità diffusa e di declino dell’etica – solo un’opzione, secondo molti – anche in Calabria. L’auspicio, dunque, è che piccoli e grandi imprenditori si dimostrino sensibili ad un nuovo modo di fare impresa e si sentano pronti a divenire testimonianza della possibilità di una vita autenticamente cristiana anche nell’ordinaria attività economica.

di Manuela Fragale

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