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La risposta al Messaggio di Giovanni Paolo II, per la XIX Giornata Mondiale della Gioventù del 4 Aprile 2004.

LUCI NEL BUIO – 23

Per conoscere meglio l’autore, si può leggere la ricca presentazione pubblicata nell’articolo “il falco dagli occhi lucidi”, presente nella medesima sezione.

Il Santo Padre nel Suo messaggio per la XIX Giornata Mondiale della Gioventù ha più volte richiamato l’attenzione sulla nostra incapacità a chiederci finalmente “vogliamo vedere Gesù?”. Vogliamo cercarlo e vederlo davvero o solamente incontrarlo per una comoda convenzione?

Ho inteso così quelle Sue parole; scandagliare la nostra coscienza, il nostro intuito, la nostra creatività, la nostra curiosità. Non ho dovuto fare molta fatica per ricordare lo stupore beato di quei greci a domandare, tanto meno ho avuto difficoltà a fare mio quell’invito: conoscere Gesù per riuscire veramente a conoscere noi stessi.

Pensandoci bene, mi è venuto in mente che potrebbe risultare un quesito da porre e finanche opporre in qualsiasi famiglia, scuola e quindi società, senza per questo correre il rischio di incappare nel peccato di voler per forza dire qualcosa di nuovo. Noi camminiamo la nostra vita, chi a testa bassa, chi con il viso in alto, tutti protesi allo scambio relazionale e delle idee, e, in forza di ciò, abbiamo la convinzione che non c’è nulla da dare che già non ci sia. Eppure è conoscendo carico e somma di quella Croce che nasce la voglia dell’interrogativo e della volontà di crescere insieme.

Vorrei essere capace di disegnare il suono di questo messaggio datoci, di come esplicita fortezza e credibilità sufficiente per frapporsi alle etichette e agli stereotipi fuori dall’uscio di ognuno di noi che ascolta, di ciascuno di noi così bene aperto alla critica…. eppure resistente alla partecipazione fattiva del miglioramento, perché ciò ci costringe a essere tutti coinvolti, nessuno escluso. Questo fardello è di tutti, e non è possibile scaricarlo sulle sole generazioni del presente, quali unici ostacoli fragili delle mercificazioni, di quei “modelli” che favoriscono proiezioni infantili e aspettative fasulle.

“Vogliamo vedere Gesù” è un grido silenzioso e quotidiano, è sinonimo di movimento per aprire al nuovo, esso ha il compito di limitare il disagio, il malessere di quest’epoca frammentata e dilacerata, questo malessere ospitato disabitando la nostra fede.

Il Papa con questo tema dettato sottovoce ha voluto tracciare il comando e dovere a contrapporsi con autorevolezza a ogni ideologia ipocrita, interessata a mascherare colpe, oppure miopie insensibili alle ragioni stesse della vita.

Dunque, come colmare quel vuoto interiore, come orientarci e sentirci vicini a noi stessi in pienezza di vita?

Domande che incalzano incessantemente, incalzano soprattutto quella persona consapevole che la propria azione morale è decisione e scelta del suo intimo, è risposta personale ad una situazione, ad un bisogno intimo, di cui PERO’ sente di far parte. Checché se ne dica non siamo navigatori solitari, e allora la stessa azione morale è sempre secondo coscienza e solidaristicamente “a corpo mistico”.

Ma perché le parole sottolineate dal Pontefice abbiano un accesso davvero leale, occorre stare in relazione con noi stessi per sentirci impegnati ad agire, nella maniera e nella misura che ci consentiamo.

Ecco perché ritengo importante quella domanda-affermativa: “Vogliamo vedere Gesù”, essa è importante nella misura in cui ci educa e ci accompagna alla scoperta del mistero senza per questo avere timore di non individuarne il senso. Ciò è insegnamento a pregare e sperare con responsabilità, in quanto scelta e responsabilità formano la più alta delle libertà…

…La libertà di credere in Gesù.

Vincenzo Andraous – Carcere di Pavia e tutor Comunità “Casa del Giovane” di Pavia

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