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L’essere umano ha il dovere di evolversi in quanto la staticità non gli giova; questa affermazione potrebbe fare storcere il naso a qualcuno, eppure se noi imparassimo ad intendere l’uomo come un microcosmo contenuto in un macrocosmo, ecco che questa affermazione acquisterebbe la giusta e dovuta pregnanza. Infatti, al pari del macrocosmo, l’essere umano è in continuo divenire per cui la fossilizzazione non è prevista anzi, risulta essere addirittura contro natura; ma cosa vogliamo intendere per evoluzione? Questo concetto è da intendersi come evoluzione interiore, insomma come crescita interiore. Ai giorni nostri risulta essere inevitabile lasciarsi prendere, chi più chi meno, dal vortice del quotidiano che lascia poco tempo alla riflessione. E’ strano come il dedicare del tempo a se stessi debba essere inteso solo come cura del proprio aspetto esteriore:…e l’interiorità? Questo rimane un argomento tabù, addirittura, in alcuni casi, da evitare; ma ci si chiede il perchè di tutto ciò? La nostra cultura, oggi, non prevede il confronto ma l’imposizione di un’idea, e, questo, dal mondo della politica a quello del lavoro così come in quello delle relazioni sociali, da quelle di amicizia a quelle sentimentali. Viene lecito affermare che stiamo vivendo un’epoca di chiusura che trova la sua genesi nelle nostre paure interiori… PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



…infatti, mettersi in discussione prevede la propensione al cambiamento, all’accettazione del nuovo e alla rivisitazione del vecchio in chiave migliorativa però, in una cultura dove si ricerca una effimera sicurezza che si traduce in effimera certezza, ecco che lo spazio da dedicare al nuovo risulta essere poco o niente. Eppure è strano come si senta il bisogno di andare sul pianeta Marte e, tranne in alcuni, sporadici, casi non si avverta l’eguale necessità di scoprire noi stessi; insomma l’interrogativo dovrebbe essere chi siamo e non il classico da dove veniamo e dove vogliamo andare, non lo credete anche voi? Crediamo che su questo substrato abbia attecchito il morbo dell’apparire piuttosto che quello dell’essere. Due films, che da poco, sono in proiezione nelle sale cinematografiche di tutta Italia, hanno saputo cogliere molto bene questa incapacità dell’essere umano di scendere alla fermata della riflessione interiore; il primo, è l’ultima fatica di Antonio Albanese, il secondo ha per protagonista Tom Cruise ed il suo titolo è “L’ultimo dei Samurai”. Benché di genere e ambientazione molto diversi, entrambi, hanno messo in luce, in modo sottile quanto pregnante, la necessità di leggersi dentro avendo l’umiltà e la forza di riuscire a cambiare alcuni aspetti della propria interiorità, troppo calata nell’epoca in cui si vive, un’epoca protesa verso bisogni che sono desideri e che ci allontanano sempre più da noi stessi, dalla nostra natura infinita per collocarci negli angusti spazi di una finitezza senza valori. Attraverso il film di Albanese si capisce quanto la nostra routine del quotidiano ci abbia trasformato in animali da soma, capaci solo di fare denaro a discapito del rapporto intimo con noi stessi come con gli altri esseri umani e di come, conoscendo il nostro io più profondo, proprio attraverso una quotidiana rivisitazione della nostra vita, potremmo vivere in armonia con noi stessi e, quindi con gli altri che, spesso rifiutiamo e, dai quali ci facciamo rifiutare; attraverso la visione dell’Ultimo samurai, invece, si avverte quanto sia importante dedicare attenzione a noi stessi, alle nostre paure, alla nostra “mente”, imparando a dialogare con la natura che ci circonda e, sapendo apprendere e fare tesoro delle grandi lezioni che, questa è in grado di impartirci, utilizzando la nostra voglia di conoscenza e, forse, gli strumenti più importanti, quello dell’umiltà e quello della riflessione. Bisognerebbe rendersi conto che la strada che abbiamo imboccato, cioè quella dell’effimero, ci porta sempre più lontano dalla verità e dalle nostre coscienze, è, quindi, giunto il momento di fermarsi per alcuni momenti spazio-temporali per ridisegnare le nostre vite, per tingerle degli sgargianti colori della verità, della concretezza, dell’interiorità e dei valori che sono segno di spazio e di infinito…solo così, a parer nostro si potrà spazzare il grigiore di un confinato effimero verso il quale stiamo inesorabilmente precipitando…Buone riflessioni!

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