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Ci permettiamo di suggerirvi un’esperienza fantastica, un viaggio nel deserto del Maghreb. Questa esperienza segnerà le vostre anime ed illuminerà le vostre coscienze. Il grande Erg, come viene definita sulle mappe questa vasta porzione di mondo, rappresenta un universo a parte che è molto difficile da spigare nei canonici trenta righi di un editoriale. Il deserto non è uno spazio sconfinato fatto di sabbia e sole cocente, ma è di più, molto di più; a noi è capitato di giungere in questo posto fantastico, attraversando l’intero territorio tunisino, da nord a sud; è in questi posti che abbiamo avuto modo di capire quanto sia errata la tipica espressione, tutta italiana, “roba da terzo mondo”, utilizzata, unicamente, nell’accezione dispregiativa. La realtà che abbiamo incontrato e vissuto, infatti, si è rivelata del tutto diversa da quella che avevamo appreso dai testi scolastici o che avevamo mutuato dai racconti di presunti viaggiatori; ci siamo trovati di fronte ad un popolo che, della civiltà e delle proprie tradizioni, ne ha fatto una bandiera. Abbiamo avuto modo di confrontarci con i mercanti delle Medine, con la gente comune e con le tribù berbere del nord e del sud, costatando che più ci si allontana dalla, cosiddetta, civiltà più si respira il profumo, ormai dimenticato, della vera civiltà fatta di valori, fatta di solidarietà, fatta di sorrisi e di serenità. Abbiamo verificato quanto lo Stato centrale sia vicino alla sua gente, quanto investa perché questo rimanga vicino alle sue tradizioni, quanto assista le famiglie di coloro i quali sono stati costretti ad emigrare nel tempo… PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


…Ecco, questa, a parer nostro, si può definire vera civiltà di un popolo. Abbiamo visto cosa significhi essere solidali l’uno con l’altro, abbiamo visto la serenità dipinta sui volti dei bambini e abbiamo percepito la tranquillità nei cuori degli adulti che sono abituati a vivere, onestamente, del proprio lavoro che aumenta, giorno dopo giorno, dando, così, corpo alle speranze di ritorno delle migliaia di “Vu cumprà” sparsi sulle strade del mondo, un mondo che, il più delle volte, non riesce a comprenderli, un mondo così lontano dalle loro tradizioni; forse è questo il motivo della tristezza che traspare dagli occhi di questi emigranti che vendono la loro mercanzia sulle nostre strade. Abbiamo visto il rapporto di tenerezza che lega il popolo dei tuareg ai loro cammelli; abbiamo assaporato il gusto della vera ospitalità di chi è felice di dividere quel poco di cui vive in cambio di un sorriso, perché così vuole la tradizione; abbiamo camminato, per ore, sulla morbida sabbia di un deserto dorato, ci siamo emozionati di fronte ad un coloratissimo e magico tramonto tra le sue dune in eterno mutamento; ci siamo commossi di fronte allo spettacolo offerto dall’alba sul grande lago salato dove, gli abitanti del luogo, immergono le trasparenti rose del deserto, per dargli gli sgargianti colori che rimarranno impressi, per sempre, nei nostri occhi; abbiamo vissuto il miracolo delle oasi, dissetandoci alle sue acque; abbiamo vissuto i silenzi e la meditazione; abbiamo imparato a non avere paura della solitudine rinsaldando il rapporto con il nostro mondo interiore; abbiamo imparato a superare, con serenità, le difficoltà che si presentavano giorno dopo giorno e, a quanti ci chiedono cosa sia veramente il deserto, noi rispondiamo che questo mare sconfinato di sabbia dorata non è solo una lezione di vita ma è molto di più.

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